Manca ancora il voto dell’intero Parlamento e dovrà passare per i decreti attuativi, ma il Libano ha già puntato ufficialmente sulla “Golden Visa” con il voto della commissione Finanze a giugno. Obiettivo: attirare cittadini stranieri facoltosi offrendo loro una speciale residenza fiscale, grazie alla quale eviterebbero il pagamento delle imposte su redditi e patrimoni all’estero. Costo dell’agevolazione: 1 milione di dollari, di cui almeno la metà investita in un qualsiasi conto in banca. Serviranno altri 50.000 dollari all’anno per ogni altro componente della famiglia incluso nel programma e altri 50.000 dollari saranno da versare allo stato.
Golden Visa per rilanciare il Libano
La “Golden Visa” del Libano non è economica, ma potenzialmente molto vantaggiosa per quegli stranieri in cerca di un “paradiso fiscale” in cui ripararsi per sfuggire all’inferno delle imposte. I modelli di riferimento sono due, entrambi di successo: Italia e Dubai. Il nostro Paese sin dal 2017 offre ai cittadini stranieri l’esenzione dalle imposte nazionali su beni e redditi maturati all’estero, in cambio del pagamento di un’imposta fissa (erroneamente definita “flat tax“).
Era di 100.000 euro all’anno fino al 2024, mentre adesso è stata triplicata a 300.000 euro per i nuovi richiedenti. Altri 50.000 euro all’anno sono richiesti per ciascuno dei familiari rientranti nel programma.
Qual è l’obiettivo del Libano con la Golden Visa? Attirare ricchezza dall’estero in valuta pesante (oro, euro, ecc.), creare posti di lavoro ed accrescere le entrate fiscali. Beirut ne ha un bisogno disperato. Il suo Pil risulta crollato del 36% rispetto ai livelli del 2019. La valuta domestica vale meno del 2% da allora contro il dollaro.
L’inflazione è esplosa e ha divorato gli standard di vita degli abitanti, mentre il sistema bancario è letteralmente collassato e si tiene artificiosamente in vita solo grazie a rigidi controlli statali.

Banche collassate e guerra con Israele
Ed è proprio quest’ultimo aspetto ad essere stato oggetto persino di ironia tra gli stessi deputati. Come si può immaginare che uno straniero decida di depositare 500.000 dollari in una banca libanese, quando tutti sanno che il sistema creditizio qui è fallito? I risparmiatori non possono da anni accedere ai propri conti, se non con forti limitazioni e accettando la conversione a tassi di cambio irrealistici. E c’è un’altra questione a minacciare seriamente l’efficacia della Golden Visa: il Libano è teatro di guerra. L’esercito israeliano ha occupato la sua area meridionale per combattere le milizie di Hezbollah.
La sicurezza personale nel Paese dei cedri non sarebbe garantita. Chi vi sposterebbe la residenza per rischiare la vita insieme ai propri familiari? E già Beirut è nella “grey list” della Financial Action Task Force sin dall’ottobre del 2024 per la scarsa trasparenza sui movimenti dei capitali. Il rischio paventato è che la Golden Visa serva ad alcuni per riciclare denaro attraverso il Libano.
Condizioni di vita molto precarie
L’idea del ministro delle Finanze, Yassine Jaber, resta interessante. Quella che un tempo era definita la “Svizzera del Medio Oriente”, sta cercando nuovamente di rilanciarsi sullo scenario internazionale dopo anni di difficilissima e non superata crisi economica, fiscale, finanziaria e geopolitica. Ma oggi come oggi investire nel Libano sembra più un atto di fede. Con un debito pubblico stimato al 160% del Pil e in default dal marzo 2020, il governo non riesce né a garantirsi un prestito di istituzioni internazionali come l’FMI, né a trovare un accordo con i creditori.
Per quanto ai beneficiari della Golden Visa interesserebbero fino ad un certo punto le condizioni macro del Paese ospitante, c’è il fatto che nel Libano di oggi le condizioni di vita siano precarie anche per coloro che hanno soldi. Non c’è più la carenza generalizzata di prodotti nei supermercati come negli anni passati, ma il carburante resta insufficiente per soddisfare i consumi e la stessa energia elettrica non basta, provocando blackout quotidiani. La disponibilità stessa di cibo e farmaci non è totale. Va bene pagare minori tasse, ma se per farlo bisogna vivere da poveri, non è detto che il gioco valga la candela. Soprattutto se a pochi passi c’è una Dubai a pretendere di meno (545.000 dollari) per offrire molto di più in termini di servizi, sicurezza (malgrado le tensioni recenti con l’Iran) e standard di benessere.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



