La nuova settimana sui mercati si apre con il rendimento decennale italiano sopra il 4%, trainato dalla risalita delle quotazioni petrolifere a più di 90 dollari al barile. Si torna a sparare nel Golfo Persico, dove la tregua tra Stati Uniti e Iran è ormai un ricordo lontano. Gli attacchi reciproci allontanano la pace e, soprattutto, rendono lo Stretto di Hormuz nuovamente non navigabile. Lo stesso prezzo del gas europeo è risalito a 60 euro per Mega-wattora, quasi ai massimi dall’inizio della guerra. Era sceso sotto i 40 euro alla fine di giugno, quando la tregua tra le due parti sembrava reggere.
Rendimento decennale in rialzo con petrolio e gas
Cosa succede quando l’energia diventa più cara? L’inflazione si “surriscalda”; inizialmente, in relazione proprio ai prodotti energetici e in un secondo momento contagiando il resto del paniere (cosiddetta inflazione “core”).
A giugno c’era stato un calo visibile nella crescita tendenziale dei prezzi al consumo, sia in Europa che negli Stati Uniti. Gli avvenimenti di queste settimane riducono fortemente le probabilità che l’inversione di tendenza prosegua stabilmente.
Torna la paura dell’inflazione
Il rendimento decennale italiano era al 3,80% solamente una decina di giorni fa. A fine giugno, poi, era crollato sotto il 3,60%. Vediamo il trend nei dettagli. Il 10 luglio scorso, le aspettative sull’inflazione italiana si attestavano all’1,67% per il prossimo quinquennio. E’ quanto emerge dal confronto tra il rendimento reale offerto dal BTp Italia Sì con scadenza giugno 2031 e il bond del Tesoro a 5 anni con cedola fissa. Questa stessa differenza valeva l’1,84% al termine della settimana scorsa. Un rialzo dello 0,17%, che è stato del tutto assorbito dall’aumento del rendimento nominale.
In pratica, il mercato torna ad avere paura dell’inflazione e si protegge dallo scenario avverso. Il fenomeno sta riguardando l’intero tratto della curva, come segnala il Bund a 2 anni. Il suo rendimento è ora sopra il 2,80% e ai massimi da due anni. Esso segue l’andamento dei tassi BCE sui depositi bancari, alzati a giugno al 2,25%. Pertanto, suggerisce un altro paio di aumenti dello 0,25% ciascuno entro l’anno, quando fino a qualche settimana fa le aspettative erano state tagliate ad un altro rialzo soltanto.
Spread a 90 punti base
Ed è anche per questo che lo spread BTp-Bund a 10 anni è salito fino a sfiorare i 90 punti base in queste ore. Il mercato sconta tassi di interesse più alti nell’Eurozona, un dato che rileva particolarmente per le economie molto indebitate e/o con bassa crescita. Tra queste spiccano Italia e Francia. Ricordiamo che all’inizio dell’anno lo spread era sceso fin sotto 60 punti, ai minimi dal 2008. Pur in risalita, tuttavia, si mantiene a livelli considerati da sogno fino a un anno fa.
Il rendimento decennale tedesco si aggira intorno al 3,15% all’inizio della seduta odierna. Anche in questo caso, dato massimo da due mesi e rialzo di 30 punti base dai minimi di fine giugno. Era al 2,65% a fine febbraio, prima che iniziasse la guerra tra Stati Uniti e Iran. Un boom di mezzo punto percentuale, che se da un lato risulta inferiore a quello registrato dalle controparti nell’Eurozona, dall’altro rende i titoli di stato tedeschi appetibili come non lo erano più da anni.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



