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La piscina del risparmio globale è diventata una palude di debito

Il debito federale USA si avvicina ai 40.000 miliardi di dollari, segnalando come il sistema globale del risparmio sia a rischio.
6 Luglio 2026
Debito USA palude del risparmio globale
Debito USA palude del risparmio globale © Investireoggi.it

Mentre il mondo si concentra ultimamente sulle bizzarrie del presidente americano Donald Trump, negli USA si sta incancrenendo un problema ormai gravissimo e con ripercussioni sul sistema finanziario globale: il debito pubblico. Soltanto quello federale ammonta a 39.300 miliardi di dollari, ad un passo dalla nuova soglia psicologica dei 40.000 miliardi o 40 “trilioni” nella scala anglosassone di numerazione corta. Quello che molti ignorano, è che esistono ancora passività per 6.100 miliardi da aggiungere al conto, provenienti da stati ed enti locali. La montagna totale del debito americano è già salita a 45.500 miliardi. Vale circa il 143% del Pil, più del 137% dell’Italia.

Interessi crescenti sul debito USA

Eh, ma gli USA sono gli USA.

Discorso in parte ancora vero. Basti guardare ai rating. Moody’s assegna ai Treasury il massimo giudizio: Aa1 contro Baa2 per i BTp. Ci sarebbe tanto da dire su questi voti, che riflettono situazioni molto diverse tra loro e in parte influenzati dal fortissimo potere d’influenza di Washington. Fatto sta che il debito federale USA è raddoppiato in valore assoluto in appena un decennio. In rapporto al Pil, l’aumento è stato molto meno drastico per effetto di un’inflazione che ha rialzato la testa negli ultimi anni. Ciò non toglie, che superi oggi il 123% contro meno del 105% del 2016.

L’aspetto più preoccupante del debito rampante è che gli USA non accennano a rallentarne la crescita. Al contrario, si mostrano intenti a puntare sugli investimenti pubblici per sostenere la crescita economica. Il deficit è ormai stabile al 6-7% del Pil ogni anno e in tempi relativamente positivi. Figuratevi cosa accadrebbe con una recessione, che prima o poi dovrà pure arrivare. Nel frattempo, la spesa per interessi è quasi triplicata rispetto al 2019, salendo a 970 miliardi netti nel 2025. Ha superato la spesa del Pentagono, un fatto che ha fatto scattare l’allarme riguardo alla sostenibilità dell'”impero” militare.

Porto sicuro per capitali globali

L’alto livello del debito USA riflette anche la peculiare condizione in cui si trova il mercato dei capitali globale. Noi siamo portati a credere che il denaro si muova liberamente tra gli stati e che si muova solo sulla base di automatismi di tipo economici. La realtà è molto diversa. Gli USA sono stati e restano una grande piscina del risparmio globale. E’ lì che si dirige perlopiù la liquidità di tutto il pianeta, a caccia non solo di rendimento, ma anche di sicurezza. Da cosa? Dalle tensioni geopolitiche e finanziarie.

E qui inizia la parte più affascinante del discorso: gli USA sono un “porto sicuro” per i capitali in quanto (unica) superpotenza. E sono una superpotenza, perché spendono in misura massiccia sugli armamenti. In pratica, il loro debito per finanziare anche la supremazia militare finisce per rendersi indispensabile per offrire rifugio ai capitali in cerca di sicurezza. Funziona fintantoché il costo di questa politica non supera i benefici. Sta accadendo proprio questo negli ultimi tempi. Gli interessi salgono insieme all’inflazione e allo stesso debito e alimentano la corsa di quest’ultimo.

Privilegio esorbitante non basta

Il problema non è tanto quello di non potersi permettere di finanziare deficit sempre più alti. Lo sarebbe per una qualsiasi altra economia. Il “privilegio esorbitante” rendono gli USA una felice eccezione. Tuttavia, il loro debito in valore assoluto stanno assumendo dimensioni gigantesche per il resto del mondo e tali da renderlo poco assorbibile. In pratica, non è che stia venendo a mancare la fiducia verso Washington; il fatto è che servono troppi dollari per coprirne i disavanzi. Ormai, essi sfiorano il 2% del Pil mondiale. E tenendo conto che un altro 10% debba costantemente essere mantenuto esposto verso il Tesoro americano per rifinanziarne le scadenze.

Alternative ai Treasury non ne esistono in termini di affidabilità e liquidità. Chiunque voglia possedere asset sicuri e facilmente monetizzabili, deve acquistarli. Servono anche per mantenere adeguate le riserve valutarie con cui comprare materie prime. Il rischio sovrano non è preso in considerazione. Parliamoci con estrema franchezza: se gli USA andassero in default sul loro debito, cosa resterebbe in piedi sui mercati internazionali? Questo non significa che il governo americano possa continuare a calciare il barattolo all’infinito. Indisporre gli alleati con politiche commerciali protezionistiche e minacciando la loro sicurezza militare accresce in loro la consapevolezza della necessità di trovare alternative nell’impiego dei capitali.

Debito USA atteso in forte crescita nei prossimi decenni

L’Europa non dispone di un mercato confrontabile con quello americano per dimensioni e liquidità. Troppo frastagliata al suo interno dai confini nazionali. L’euro digitale, che vuole fare concorrenza ai colossi dei pagamenti americani come MasterCard, Visa e PayPal, nel migliore dei casi esiterà qualche risultato tangibile tra diversi anni. Ma certo è che maltrattare i creditori dell’America non sembra una mossa lungimirante. Oggi, non sono in grado di reagire nel concreto. Tant’è che i governi balbettano anche dinnanzi agli insulti trumpiani. Un domani le cose potranno cambiare. Sarà questione di decenni, non di anni. E se nel frattempo il debito USA sarà esploso a quel 180% intravisto dal Congressional Budget Office entro 30 anni, saranno guai serissimi per la superpotenza.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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