Mancano ancora ufficialmente 15 mesi alla fine del mandato di Christine Lagarde come governatrice della Banca Centrale Europea (BCE). L’ex direttrice del Fondo Monetario Internazionale s’insediò alla guida dell’Eurotower nell’ottobre del 2019. Un’era fa. A precederla era stato l’italiano Mario Draghi (2011-2019), il terzo dalla nascita dell’euro dopo l’olandese Wim Duisenberg (1999-2003) e il francese Jean-Claude Trichet (2003-2011).
Mandato BCE di 8 anni
Il mandato di governatore della BCE dura 8 anni e non è rinnovabile (Duisenberg restò in carica per un quadriennio a seguito di un patto siglato sin dalla nascita dell’euro tra Francia e Germania per un avvicendamento veloce).
Alla Federal Reserve è di 4 anni, ma rinnovabile senza limiti (pensate al da poco scomparso Alan Greenspan, governatore tra il 1987 e il 2006). Della stessa durata alla Banca d’Inghilterra, mentre in Giappone è di 5 anni rinnovabile.
La governance nell’Eurozona e nell’intera Unione Europea funziona secondo meccanismi complicati e molto ingessati. Il successore di Lagarde sarà deciso nella sostanza dalle trattative tra i 21 governi dell’area e che partiranno molto presto. Esse prendono in considerazione criteri assai variegati come la nazionalità, il profilo, il pedigree accademico, i predecessori, la capacità di rappresentanza di Nord e Sud, Est ed Ovest, piccoli e grandi Paesi, ecc.
Vantaggi e svantaggi della lunga durata
La lunga durata del mandato rende la BCE, teoricamente, maggiormente indipendente dalla sfera politica. E questa è una buona cosa per la politica monetaria, che è credibile, per cui anche efficace, solo se non risente delle pressioni dei governi. In 8 anni un governatore ha altresì la possibilità di guadagnarsi la fiducia del mercato (imprese, lavoratori, consumatori, investitori) e di rendere prevedibili le proprie azioni.
E può garantire quella continuità necessaria per la creazione di un ambiente stabile ai fini delle decisioni economiche.
Gli svantaggi non sono da meno. Va bene l’indipendenza dalla politica, meno la scarsa “accountability”, un male di cui soffrono particolarmente le istituzioni europee. I banchieri centrali sono umani e possono sbagliare. Abbiamo da pochi giorni ricordato gli errori molto gravi commessi da Greenspan, ritenuto intoccabile fino alla scadenza del suo quinto e ultimo mandato e persino dopo. Ma è molto difficile dimostrare che un governatore sia incapace o stia gestendo malamente la politica monetaria, anche perché il discorso si sposterebbe subito sul piano delle considerazioni politiche.
Caso Trump-Powell
Lo abbiamo visto con l’attuale presidente Donald Trump. Voleva sbarazzarsi di Jerome Powell, da lui stesso nominato nel 2018, pretendendo un taglio dei tassi. Gli è stato fatto notare che il licenziamento sarebbe stato illegittimo e avrebbe innescato reazioni negative sui mercati finanziari. Ha preferito attendere la scadenza del suo mandato per nominare un successore più gradito. Neppure Kevin Warsh sembra volergli andare incontro, dovendo basare le sue scelte su criteri rigorosi e non politicizzati, per quanto sempre opinabili.
Il caso americano dimostra, però, che se anche Trump avesse avuto ragione, non avrebbe potuto fare granché per liberarsi di un governatore incompetente o in mala fede.
Gli strumenti di cui dispone sul piano legislativo sono molto precari. Come fare causa al proprio datore di lavoro per mobbing. L’accusa è grave, ma la devi dimostrare durante il processo. E non è facile anche quando è vero. Tuttavia, una cosa è attendere fino a un massimo di 4 anni, un’altra 8 anni.
Governatore buono per ogni stagione?
Il mandato dell’attuale governatrice alla BCE iniziò in una fase completamente differente sul piano della politica monetaria, nonché della geopolitica. Lagarde debuttò in un ambiente di tassi negativi e si ritrovò dopo pochi mesi a gestire la pandemia, potenziando la famosa “cassetta degli attrezzi” del suo predecessore. Due anni più tardi, dovette fare marcia indietro con un rialzo dei tassi tardivo e per questo più duro del previsto. Era arrivata la guerra tra Russia e Ucraina con tanto di crisi energetica al seguito. E di recente ha dovuto fronteggiare prima i dazi di Trump e ora la reflazione per effetto della guerra in Iran.
Al di là dei giudizi sulla sua preparazione, siamo sicuri che una singola persona sia buona per tutte le stagioni? Ci sono anni in cui non succede nulla e giorni in cui succedono anni. E forse 8 sono tanti per restare in carica senza un check-in esterno. La visione di una singola persona può influenzare per un periodo eccessivo la politica monetaria senza che altri possano fare granché. Vero è che le banche centrali non sono composte solo dai numeri uno. I board comprendono governatori di ogni posizione ideologica e in rappresentanza di interessi spesso contrapposti, a maggior ragione nell’Eurozona. Resta il fatto che il numero uno è investito di una responsabilità più grande e diretta.
Mandato BCE vs instabilità politica crescente
Non sarebbe il caso di accorciare la durata del mandato alla BCE? Se non vogliamo scendere a 4 anni, possiamo anche ridurlo a 6. Possiamo anche prendere in considerazione l’ipotesi di renderlo rinnovabile, ma 8 anni di fila senza che nessuno dall’esterno possa giudicarne l’operato appaiono eccessivi. Anche perché dobbiamo prendere atto di un fatto molto pratico: la crisi delle democrazie europee.
I governi sono diventati instabili e cambiano con maggiore frequenza che in passato, persino nella stabilissima Germania. A fronte di una politica sempre più debole, la tecnocrazia acquisisce automaticamente forza per il semplice fatto di non dover rendere conto a nessuno. E questo può valere anche nel caso delle banche centrali, i cui deliri di onnipotenza nel decennio passato pesano ancora oggi come un macigno per la stabilità finanziaria delle economie. E se qualcosa va storto, i forconi prendono di mira i rappresentanti politici.
giuseppe.timpone@investireoggi.it