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Burnham allunga le mani sulla Vecchia Signora: cosa cambia per i bond britannici?

Il primo ministro in pectore Andy Burnham si propone di riformare Tesoro e Banca d'Inghilterra. I possibili effetti sui bond britannici.
26 Giugno 2026
Bond britannici al test di Burnham
Bond britannici al test di Burnham © Investireoggi.it

Andy Burnham non si è ancora candidato ufficialmente per guidare il Partito Laburista e il prossimo governo, ma già ragiona e si muove da primo ministro “in pectore”. Del resto, le dimissioni di Keir Starmer pongono fine ufficialmente a questi quasi due anni di caos politico a Londra, sebbene non sia detto che la prossima fase non sarà meno incerta. I rendimenti dei bond britannici o “Gilt” sono scesi dai massimi di maggio, favoriti dal crollo del prezzo del petrolio. Restano i più alti tra le economie del G7, con il decennale ancora sopra il 4,70% e il trentennale al 5,40%. Erano arrivati ai livelli più alti dal 1998.

Bond britannici al test Burnham

Burnham sta contattando una serie di economisti, non necessariamente confinati al suo partito, per cercare di dare una svolta alla politica economica nel senso che egli desidera: più interventismo statale a sostegno della crescita. Ha già prospettato la nazionalizzazione dei servizi pubblici essenziali e delle industrie considerate strategiche, il rilancio degli investimenti pubblici e l’aumento della spesa assistenziale. Sta cercando al contempo di rassicurare i mercati sul fatto che non abbia intenzione di sottrarsi alla disciplina fiscale.

Le cose sono due: o mente o sta immaginando di aumentare la pressione fiscale a copertura di tutte le leggi di spesa. Le stesse nazionalizzazioni peserebbero sui conti dello stato. I bond britannici sono sul “chi va là” anche per questo, specialmente da quando è trapelato dallo staff di Burnham che il futuro primo ministro voglia varare riforme sul Tesoro e la Banca d’Inghilterra. Quest’ultima è anche nota come “Old Lady”, cioè “Vecchia Signora”.

Banca d’Inghilterra nel mirino

Quanto al primo, l’idea sarebbe di separare la parte del dicastero che controlla i conti pubblici da quella che gestisce l’economia. Come se in Italia il Ministero dell’economia fosse una cosa e quello delle finanze un’altra. Era effettivamente così in passato. Non si tratta di un espediente burocratico: la separazione serve per sottrarre la gestione economica al controllo preventivo dell’attuale cancelliere dello Scacchiere, che fa da guardiano dei conti. Le due figure sarebbero così costrette a mediare tra esigenze potenzialmente confliggenti tra loro.

Che Burnham voglia assegnare maggiore importanza alla crescita, lo segnala anche con l’idea di riformare la Banca d’Inghilterra con l’assegnazione del doppio mandato sullo stile della Federal Reserve. L’istituto non sarebbe più tenuto soltanto a garantire la stabilità dei prezzi, bensì anche a massimizzare il tasso di occupazione. L’ex sindaco di Greater Manchester ha precisato di non volere rinunciare al target d’inflazione del 2%, voce che era iniziata a circolare.

Verso monetizzazione del debito UK?

Tra le altre cose, la Banca d’Inghilterra sarebbe resa più “flessibile” nelle sue modalità operative fino al punto da finanziare direttamente il governo riguardo agli investimenti di lungo periodo a sostegno della crescita. Siamo alla monetizzazione del debito senza sé e senza ma. La cosa può stupire chi non conosce molto bene la storia anche recente di Threadneedle Street. La sua indipendenza dal governo arrivò soltanto nei primi giorni di maggio del 1997, entro 72 ore dalla vittoria dell’allora candidato laburista Tony Blair.

Era stata una promessa elettorale di colui che sarebbe stato primo ministro per ben 10 anni consecutivi.

La Banca d’Inghilterra fino a quel momento fissava i tassi di interesse dopo essersi consultata con il Tesoro britannico. Da quel momento in avanti, la gestione è diventata indipendente. Tuttavia, i reserve powers consentono al governo di avocare a sé la gestione della politica monetaria e la fissazione del tasso di cambio “in caso di emergenza”. Questo significa che Burnham non deve neanche spingersi granché con le riforme per assoggettare l’istituto al suo controllo. Gli basterà esercitare poteri già previsti senza perdere tempo.

Bond britannici lunghi più rischiosi

Per i bond britannici può significare molto. Sebbene Burnham abbia smentito di volere attentare all’indipendenza della banca centrale, la direzione è quella. Non solo a Londra per essere sinceri. Basta guardare a quanto accade negli stessi Stati Uniti. Una Banca d’Inghilterra più politica risulterebbe meno efficace nel tenere a bada l’inflazione, mentre darebbe una mano al governo su crescita e conti pubblici. Questo scenario rischia di tradursi, però, in una perdita di controllo della curva dei rendimenti per il tratto lungo. Viceversa, i rendimenti a breve verrebbero tenuti sotto controllo.

Nella migliore delle ipotesi, stiamo andando verso uno scenario “tax and spend” del laburismo pre-blairiano. Le emissioni di bond britannici aumenterebbero per finanziare deficit crescenti per il caso in cui l’aumento della spesa superasse quello delle entrate fiscali. Ma anche nel caso di integrale copertura, un modello siffatto porterebbe a fuga dei capitali e stagnazione economica. E questo farebbe salire i rendimenti insieme al rischio sovrano. Burnham si gioca tutto in pochi mesi. Dovesse anch’egli fallire in termini di popolarità e risultati economici, il suo governo farebbe la stessa fine dell’attuale e ci sarebbe le elezioni anticipate con Nigel Farage papabile vincitore. Ecco perché dobbiamo aspettarci i fuochi di artificio da qui al prossimo bilancio di autunno.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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