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Oggi: 19 Giu, 2026

USA-Iran: chi ha davvero vinto l’accordo?

L'accordo tra USA e Iran sembra sbilanciato a favore della repubblica islamica e segna un cambio di passo nelle relazioni bilaterali.
19 Giugno 2026
Accordo tra USA e Iran
Accordo tra USA e Iran © Investireoggi.it

L’accordo tra USA e Iran ha già ridato fiato alle borse mondiali, offerto sollievo al mercato dei bond con rendimenti in calo e provocato il crollo delle quotazioni del petrolio tra 75 e 80 dollari al barile. Lo stesso gas europeo è tornato sui livelli di un anno fa. E l’Agenzia internazionale (AIE) per l’energia ora stima un eccesso di offerta di petrolio per il 2027 nell’ordine dei 5 milioni di barili al giorno. Sulla base di questa previsione, probabile che assisteremo a un ulteriore crollo delle quotazioni, sempre che nuove tensioni geopolitiche non ci mettano lo zampino.

Accordo USA Iran: punti salienti

Una tempesta in un bicchier d’acqua? Difficile parlare così dopo centinaia di morti e distruzioni materiali. La guerra resta sempre un evento estremo e traumatico. L’accordo siglato da USA e Iran in 14 punti, però, forse non poteva essere migliore per i pasdaran al potere a Teheran.

A tratti, sembra così sbilanciato a lavoro favore da far venire il sospetto che gli americani abbiano subito una sconfitta. Esso prevede essenzialmente quattro cose:

  • riapertura immediata di Hormuz “senza pedaggio” per 60 giorni;
  • revoca di tutte le sanzioni internazionali, bilaterali, primarie e secondarie;
  • “scongelamento” degli asset iraniani nel mondo;
  • fondo di 300 miliardi di dollari per indennizzare l’Iran delle distruzioni subite in guerra.

Fondi monstre all’Iran

Ora, chiunque abbia ricordi scolastici di storia, sa che le spese di riparazione sono riconosciute ai Paesi vincitori dagli sconfitti. Fu così, ad esempio, per la Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, costretta a pagare Francia e Regno Unito. Il presidente Donald Trump ha precisato che gli USA non pagheranno direttamente, mentre lo faranno gli alleati del Golfo Persico.

Questo vuol dire che la superpotenza ha caricato gli indennizzi sulle spalle di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Qatar, Kuwait, ecc. Sulle modalità si vedrà, ma già si parla di una sorta di pedaggio all’Iran per poter attraversare lo stretto ed esportare petrolio, gas e altre merci.

Via sanzioni e asset sbloccati

Stando così le cose, l’Iran si è ritagliato un diritto che prima non aveva. E i suoi “nemici” subiranno un costo per poter esportare liberamente, cosa che facevano senza problemi fino alla fine di febbraio. Chi sia il vincitore di questo accordo tra USA e Iran si capisce perfettamente. E poi c’è che le esportazioni petrolifere saranno nuovamente consentite a Teheran, con due conseguenze importanti: le vendite avverranno alla luce del sole e per volumi superiori a quelli attuali; i prezzi di vendita saranno di mercato, non più a sconto.

Anche da questo punto di vista, l’Iran ci guadagna. Per non parlare dello sblocco degli asset “congelati”. Ammontano a oltre 100 miliardi di dollari. Gli USA si sono impegnati a riconsegnarli a rate, man mano che l’Iran ottempererà agli impegni assunti. Quali? All’atto pratico, uno su tutti: la rinuncia al programma nucleare a scopi bellici. In concreto, i 400 kg di uranio arricchito al 60% sarebbero “diluiti” alla presenza di istituzioni internazionali come l’AIE.

Variabile Hormuz sottovalutata

A fronte degli indiscussi benefici in favore dell’Iran, non si capisce quali saranno i vantaggi dell’accordo per gli USA. Le truppe americane dovranno allontanarsi dall’area attorno alla repubblica islamica e i suoi stessi alleati (leggasi Israele) dovranno impegnarsi a non attaccare territori stranieri, cioè Libano, Siria, Iran stesso, ecc. Com’è possibile che la più grande potenza economica, militare e geopolitica sulla Terra abbia sottoscritto una simile intesa?

Vi ricordate come iniziò questa guerra? Era la fine di febbraio e gli USA con Israele colpirono Teheran nella convinzione che la popolazione, già in rivolta ad inizio anno, avrebbe dato la spallata finale al brutale regime dell’ayatollah Khamenei. Il conflitto sarebbe dovuto durare pochi giorni. Fu scioccante notare che gli USA non avevano tenuto conto della variabile Hormuz. Lo stretto divenne subito l’asset strategico in mano ai pasdaran per colpire il nemico e i suoi alleati nel portafogli, cercando di resistere alle bombe. Una linea rivelatasi vincente, tocca dirlo.

Accordo con USA rende Iran potenza regionale

Gli USA sarebbero stati costretti nelle settimane successive a cercare un accordo con l’Iran per evitare che la chiusura di Hormuz provocasse un rialzo stabile dell’inflazione. Il regime islamista si è preso tutto il tempo necessario per trattare senza mostrarsi disperato nel voler strappare un compromesso. Non che l’economia iraniana non abbia subito danni, specie dal 13 aprile in poi con il blocco delle sue navi da parte degli americani. Tuttavia, non si è concretizzato lo scenario previsto da Washington all’inizio di un collasso economico e istituzionale.

I pasdaran escono dalla guerra più forti di come ci erano entrati. Tengono le redini del potere al posto del nuovo ayatollah, forse più morto che vivo. Soprattutto, si ritroveranno a breve a gestire flussi di petrolio in crescita e fondi fino a 400 miliardi di dollari (pur non tutti e subito) tra spese di riparazione e asset sbloccati. Una cifra superiore all’intero Pil. Infine, imporranno la loro supremazia nell’area con il controllo dello stretto.

Non lo chiameranno pedaggio, bensì costo per servizi di assistenza. La realtà è che gli USA hanno involontariamente trasformato l’Iran in una potenza regionale dallo stato paria che era fino a quattro mesi fa.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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