Si sono aperti alle ore 7.00 locali i 30 seggi per le elezioni suppletive nel collegio di Makerfield, nel Nord-Ovest dell’Inghilterra. Si chiuderanno alle 22.00 di questa sera, quando in Italia saranno le 23.00. I risultati non si conosceranno prima di domani mattina inoltrata. Poche migliaia di persone decideranno il destino politico di un’intera nazione. In gioco c’è la sopravvivenza del governo del primo ministro Keir Starmer. E il paradosso è che la sua caduta arriverebbe con la vittoria proprio del candidato laburista. Sono 14 i candidati in corsa per ricoprire il seggio lasciato volutamente vacante dal deputato laburista Josh Simons, ma l’attenzione si concentra solo su due: il sindaco laburista di Greater Manchester, Andy Burnham, e il consigliere comunale uscente e idraulico Robert Kenyon di Reform UK, il partito di Nigel Farage.
Elezioni Makerfield e destino di Starmer
I sondaggi della vigilia danno Burnham in leggero vantaggio, ma qui alle elezioni amministrative del 7 maggio scorso ha stravinto il Reform UK, per cui bisogna fare attenzione a dare per scontata la vittoria dei laburisti. Le cose stanno così. Le elezioni suppletive a Makerfield arrivano dopo mesi di tentativi dall’interno del Labour di spingere Starmer alle dimissioni. Il disastro delle amministrative ha convinto uno dei deputati laburisti e suo oppositore interno a dimettersi per permettere a Burnham di candidarsi ed entrare in Parlamento, perché solo così potrà sfidare alle primarie il primo ministro e segretario del partito.
Verso svolta a sinistra?
Dunque, Burnham raccoglierebbe subito le firme necessarie per contestare la leadership di Starmer nel caso di vittoria alle elezioni di Makerfield.
Se riuscisse anche a prevalere contro il primo ministro tra i deputati, ne prenderebbe il posto. Data l’ormai scarsa presa nel partito, diventa molto probabile che l’attuale sindaco di Greater Manchester diventi entro poche settimane capo del governo se vincerà il voto di oggi. Sterlina e Gilt restano sorvegliati speciali da settimane. Uno scenario di questo tipo implica una svolta a sinistra del governo britannico.
Nell’autunno scorso, Burnham fece parlare di sé quando sostenne che Downing Street non dovrebbe essere ostaggio dei mercati e dovrebbe emettere più Gilt (titoli di stato UK) per finanziare le misure assistenziali necessarie. La reazione degli avversari, anche laburisti, lo spinse poco dopo ad ammorbidire i toni. La sostanza non cambia: Burnham capeggia l’ala sinistra del partito e propugna l’aumento della spesa pubblica e delle imposte, così come anche la nazionalizzazione di tutte le imprese strategiche. Un ritorno agli anni Settanta pre-thatcheriani e la sconfessione del New Labour di Tony Blair e Gordon Brown.
Effetto Truss in agguato
Per un’economia con un debito pubblico sempre più vicino al 100% del Pil, un deficit sopra il 4% e una crescita al palo, sono segnali che impensieriscono gli investitori. La vittoria di Burnham oggi alle elezioni di Makerfield riporterebbero in auge il tristemente famigerato “effetto Truss“ dal nome dell’allora premier conservatrice, che scatenò una crisi finanziaria con l’annuncio di un bilancio in forte deficit. D’altra parte, neppure una sconfitta laburista farebbe bene a Starmer, in quanto confermerebbe il collasso dei consensi persino nelle roccheforti “rosse”.
Inevitabile scatterebbe la richiesta di primarie da parte di altri esponenti dell’ala sinistra e percepiti non solo più estremisti, ma anche meno adatti a governare. Tra questi spicca l’ex vice-premier Angela Rayner.
Elezioni Makerfield e rischio politico
I Gilt hanno recuperato terreno rispetto ai minimi di prezzo toccati tra aprile e maggio, quando il trentennale arrivò a rendere ai massimi dal 1998. Il decennale offre oggi il 4,76% contro il 5,18% successivo alle amministrative di maggio. Ma i rendimenti britannici restano i più alti nel G7. Il mercato sconta un premio per il rischio politico. Starmer è al governo da meno di due anni e, pur godendo di un’ampia maggioranza parlamentare, sin dal primo giorno non si è mostrato un leader saldo. E adesso sembra arrivato al capolinea, anche se agli investitori non piace ciò che scorgono alle sue spalle.
giuseppe.timpone@investireoggi.it