Un cantiere ancora aperto, quello della riforma delle pensioni. Anche se mettere mano al sistema previdenziale italiano appare sempre più complicato, il dibattito continua. Tra possibili aumenti dei requisiti legati alle aspettative di vita, misure destinate a sparire – dopo Opzione Donna e Quota 103, potrebbe toccare anche all’Ape sociale – e vincoli di bilancio sempre più stringenti, il futuro non sembra particolarmente rassicurante.
Eppure qualcosa continua a muoversi. Torna infatti d’attualità il tema della flessibilità in uscita, da sempre uno degli argomenti più discussi quando si parla di pensioni.
Tra le ipotesi allo studio emerge adesso una nuova misura volontaria che consentirebbe di andare in pensione prima, accettando però un sacrificio economico sull’assegno.
Per la riforma delle pensioni 2027 si torna così a parlare di una possibile pensione a 64 anni volontaria.
Riforma pensioni 2027: pensione a 64 anni volontaria, cosa cambia?
Nel cantiere della riforma previdenziale prende quota l’idea di una pensione anticipata a 64 anni accessibile anche a chi oggi è escluso da questo tipo di misura.
Attualmente, infatti, la pensione anticipata contributiva è riservata esclusivamente ai cosiddetti contributivi puri, cioè a coloro che hanno iniziato a versare contributi soltanto dopo il 31 dicembre 1995.
Sono questi lavoratori che oggi possono andare in pensione a partire dai 64 anni di età, con almeno 20 anni di contributi, purché raggiungano una pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale.
La misura è strutturale, ma la platea dei beneficiari resta piuttosto limitata. Chi possiede anche un solo contributo accreditato prima del 1996 non può accedere a questa forma di pensionamento anticipato.
Esiste una sola eccezione: il computo nella Gestione Separata INPS, una possibilità che però riguarda una fascia molto ristretta di lavoratori.
Ed è proprio qui che si inserisce il nuovo progetto di riforma. L’obiettivo sarebbe quello di estendere la misura anche a chi oggi ne resta escluso, riducendo così le differenze tra lavoratori basate esclusivamente sulla data del primo contributo versato.
Importi delle prestazioni e sacrifici richiesti
Resterà comunque centrale il requisito dell’importo minimo della pensione.
Anche nell’eventuale estensione della misura si seguirebbero infatti le regole già oggi previste per la pensione anticipata contributiva, comprese le agevolazioni dedicate alle donne con figli.
Attualmente, infatti, per le lavoratrici madri il requisito economico viene ridotto:
- a 2,8 volte l’assegno sociale per chi ha avuto un figlio;
- a 2,6 volte l’assegno sociale per chi ha avuto più figli.
Va però ricordato che dal 2030 il requisito dovrebbe irrigidirsi ulteriormente, perché è già previsto l’aumento della soglia minima fino a 3,2 volte l’assegno sociale.
In altre parole, i vincoli economici tenderanno ad aumentare. Tuttavia, questa misura potrebbe rappresentare comunque uno dei pilastri della futura riforma delle pensioni, soprattutto se verrà ampliata la platea dei beneficiari introducendo una vera flessibilità volontaria in uscita.
Riforma pensioni 2027: pensione a 64 anni per tutti ma su base volontaria
Cosa significherebbe concretamente questa riforma?
La possibilità di andare in pensione a 64 anni potrebbe essere estesa anche ai cosiddetti lavoratori misti, cioè a coloro che oggi sono esclusi dalla misura perché hanno iniziato a versare contributi prima del 1996.
Naturalmente, però, ci sarebbe un prezzo da pagare.
La pensione anticipata contributiva, come suggerisce il nome stesso, si basa interamente sul metodo contributivo, che generalmente risulta meno favorevole rispetto al sistema retributivo.
I lavoratori misti, invece, oggi beneficiano di una pensione calcolata in parte con il metodo retributivo e in parte con quello contributivo.
Se la misura fosse davvero estesa anche a loro, la contropartita potrebbe essere proprio l’accettazione del ricalcolo interamente contributivo della pensione.
Ed è qui che nasce il carattere “volontario” della nuova ipotesi di riforma. Il lavoratore potrebbe scegliere liberamente se anticipare l’uscita dal lavoro a 64 anni, accettando però una pensione potenzialmente più bassa.