Due sono le misure che possono essere considerate i veri pilastri del sistema previdenziale italiano. Utilizzando un’espressione particolare, potremmo definirle i pilastri del primo pilastro.
Nel linguaggio previdenziale, infatti, per primo pilastro si intende la previdenza pubblica obbligatoria, cioè quella alimentata dai contributi versati all’INPS durante la vita lavorativa. Il secondo pilastro, invece, è rappresentato dalla previdenza complementare, ossia dai fondi pensione ai quali il lavoratore può aderire volontariamente.
All’interno della previdenza obbligatoria esistono due misure fondamentali, che costituiscono il punto di riferimento per l’intero sistema: la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata ordinaria. Sono le prestazioni da cui derivano, direttamente o indirettamente, molte delle altre formule di pensionamento previste dalla normativa.
Poiché queste due misure vengono spesso confuse o risultano poco chiare ai contribuenti, può essere utile analizzarle partendo da un quesito concreto posto da un nostro lettore.
«Buongiorno, sono nato a dicembre del 1970 e quindi compirò 56 anni a fine anno. Ho già maturato 36 anni di contributi e ho appena terminato di percepire la Naspi. Attualmente sono disoccupato e sto cercando lavoro. Quando potrò andare in pensione nella mia situazione? Dovrò attendere la pensione di vecchiaia oppure arriverò prima alla pensione anticipata? Vorrei capire meglio quale potrebbe essere il mio futuro previdenziale».
Più vicina la pensione di vecchiaia o quella anticipata per i nati nel 1970?
La domanda del lettore richiede alcune precisazioni. Per fornire una risposta davvero completa sarebbe necessario conoscere molti altri elementi: la tipologia di contribuzione versata, il lavoro svolto, l’eventuale appartenenza a categorie agevolate, la situazione familiare e persino le condizioni di salute.
Il sistema previdenziale italiano, infatti, prevede numerose misure che derogano ai requisiti ordinari.
Oggi, per esempio, esistono strumenti come l’Ape Sociale, accessibile a partire da 63 anni e 5 mesi, oppure la Quota 41 per i lavoratori precoci, che non prevede alcun requisito anagrafico.
Negli anni passati sono state operative misure come Quota 100, Quota 102, Quota 103 e, per le lavoratrici, Opzione Donna.
È quindi evidente che le prospettive pensionistiche possono cambiare da un contribuente all’altro e anche da un anno all’altro, in funzione delle scelte legislative dei vari governi.
Ecco i calcoli da fare e come capire la distanza dall’uscita dal mondo del lavoro
Se però ci limitiamo alle due misure ordinarie del sistema, la situazione del nostro lettore appare piuttosto chiara.
Un lavoratore che a 56 anni ha già maturato 36 anni di contributi è, almeno teoricamente, molto più vicino alla pensione anticipata che alla pensione di vecchiaia.
Va innanzitutto ricordato che per chi è nato nel 1970, come per molti altri contribuenti, fare oggi una programmazione precisa sulla base dei requisiti attuali è piuttosto complicato. I requisiti pensionistici sono infatti destinati ad aumentare nei prossimi anni per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita.
Dal 2027 è già previsto:
- un aumento di un mese dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia;
- un aumento di un mese del requisito contributivo per la pensione anticipata.
Nel 2028 l’incremento complessivo salirà a tre mesi, mentre negli anni successivi potrebbero esserci ulteriori adeguamenti, qualora l’aspettativa di vita continuasse a crescere.
Detto questo, un contribuente che oggi ha 56 anni si trova ancora a oltre 11 anni di distanza dalla pensione di vecchiaia.
Con 36 anni di contributi già maturati, invece, la distanza dalla pensione anticipata appare decisamente inferiore.
Considerando gli attuali requisiti, mancherebbero infatti circa 7 anni di contribuzione per raggiungere il requisito richiesto dalla pensione anticipata ordinaria.
Naturalmente questo ragionamento presuppone che il lavoratore continui ad accumulare contributi attraverso una nuova occupazione oppure mediante periodi coperti da contribuzione figurativa.
In assenza di ulteriori versamenti, infatti, il requisito contributivo resterebbe fermo e la pensione anticipata si allontanerebbe, lasciando come prospettiva più concreta quella della pensione di vecchiaia.
Per questo motivo, chi si trova in situazioni simili dovrebbe monitorare periodicamente il proprio estratto conto contributivo. E verificare l’eventuale accesso a misure agevolate, che potrebbero consentire un pensionamento anticipato rispetto alle regole ordinarie.