L’assegno unico universale nasce come misura nazionale per accompagnare la crescita dei figli e semplificare il sistema dei benefici familiari. La cornice è nella Legge n. 46/2021 e nel D. Lgs. 230/2021, che hanno riordinato detrazioni e assegni precedenti in un intervento mensile collegato all’ISEE. L’obiettivo dichiarato era chiaro: dare continuità agli aiuti, ridurre la frammentazione e riconoscere un supporto anche a lavoratori autonomi e incapienti.
Il punto più discusso, oggi, riguarda però la capacità della misura di restare davvero equa. Ed è proprio questo il punto su cui la Cgil ha puntato in dito. A farsi sentire è stata Daniela Barbaresi, segretaria confederale della sigla sindacale.
Quando l’importo aumenta in modo non omogeneo, il beneficio può apparire meno vicino alle famiglie fragili. Il meccanismo dell’ISEE, disciplinato in via generale dal D.P.C.M. 159/2013, diventa, quindi, centrale, perché determina la posizione del nucleo nella scala degli importi.
Il ruolo dell’ISEE e il peso del patrimonio nell’assegno unico
L’assegno unico universale non è uguale per tutti nell’importo pieno: la somma varia secondo indicatore economico, numero dei figli, età, eventuale disabilità e altre maggiorazioni previste dal D. Lgs. 230/2021. Per questo ogni modifica al calcolo dell’ISEE produce effetti concreti sulla distribuzione dei vantaggi.
Le critiche più forti del sindacato si concentrano sul diverso peso attribuito al patrimonio, in particolare agli immobili. Ridurre l’incidenza della casa nel calcolo può alleggerire l’indicatore di alcuni nuclei e farli apparire meno benestanti di quanto siano nella realtà patrimoniale. Il problema emerge soprattutto quando due famiglie hanno lo stesso reddito, ma condizioni patrimoniali diverse.
In simili casi, chi possiede beni di valore può ottenere un indicatore più favorevole rispetto alla capacità economica complessiva.
Da qui nasce il timore che il sostegno finisca per premiare di più alcune fasce medio-alte, mentre i nuclei con minori risorse disponibili ricevono un miglioramento meno significativo. La questione non riguarda solo i numeri, ma il principio di giustizia sociale.
Le critiche sindacali e il rischio di una forbice più larga
Il dibattito politico e sociale si è acceso perché una parte del mondo sindacale ritiene che gli aumenti non vadano nella direzione più utile per chi vive difficoltà quotidiane. La critica principale è che l’assegno unico universale avrebbe perso parte della sua funzione originaria: non solo sostenere genericamente la natalità, ma proteggere i percorsi di crescita dei minori con maggiore attenzione alle differenze reali tra famiglie.
Un altro punto contestato riguarda l’uso dei bonus separati. Misure una tantum (come il bonus nuovi nati) o interventi frammentati possono dare sollievo immediato, ma non sempre costruiscono una tutela stabile. Secondo questa impostazione, le risorse dovrebbero rafforzare l’assegno unico universale, evitando canali paralleli che complicano l’accesso e rischiano di escludere chi ha più bisogno di chiarezza amministrativa.
Inoltre, se anche i nuovi bonus dipendono da un’attestazione ISEE modificato, lo squilibrio può aumentare. Il risultato temuto è una distanza maggiore tra famiglie con redditi bassi e famiglie collocate più in alto nella scala economica.
L’assegno unico universale, quindi, resta al centro di una domanda semplice: il beneficio cresce davvero dove serve di più?
Assegno unico universale, cosa servirebbe per renderlo più giusto
Per recuperare coerenza, l’assegno unico universale dovrebbe mantenere tre caratteristiche: semplicità, stabilità e progressività. La semplicità aiuta i nuclei a comprendere diritti, scadenze e importi. La stabilità evita rincorse continue a bonus temporanei. La progressività, invece, garantisce che il sostegno cresca in modo più marcato dove reddito e patrimonio mostrano una reale debolezza.
Una possibile linea di intervento sarebbe rafforzare le maggiorazioni per i redditi più bassi, controllare gli effetti patrimoniali dell’ISEE e ridurre le misure occasionali. Anche il coordinamento con altri strumenti fiscali e sociali dovrebbe restare ordinato, per non creare sovrapposizioni difficili da capire.
Il tema non è soltanto contabile. Una misura per i figli incide sulla fiducia delle famiglie e sulla percezione di equità dello Stato. Per questo il confronto non può fermarsi all’aumento medio degli importi: deve guardare a chi riceve davvero il beneficio maggiore e a quale idea di sostegno familiare si intende costruire.
Riassumendo
- L’assegno unico universale nasce per sostenere i figli e semplificare gli aiuti familiari.
- L’ISEE resta decisivo per calcolare importi e maggiorazioni previste dalla normativa.
- Le critiche riguardano possibili vantaggi maggiori per le fasce economiche più alte.
- Il peso ridotto del patrimonio può alterare la valutazione della reale ricchezza.
- I bonus separati rischiano di frammentare il sostegno e aumentare le disuguaglianze.
- Servono più progressività, stabilità e attenzione alle famiglie con maggiori difficoltà.