Il Governo valuta un nuovo taglio IRPEF destinato ai contribuenti con redditi medio-alti. L’ipotesi politica è mantenere al 33% l’aliquota applicata alla parte di reddito compresa nel secondo scaglione ma ampliare la soglia fino a 60.000 euro (attualmente è fissata a 50.000 euro).
La misura, però, non è ancora legge: dovrà trovare posto nella prossima Manovra, insieme alle necessarie coperture finanziarie. Per capire il possibile effetto occorre ricordare che l’imposta sul reddito delle persone fisiche è progressiva e si calcola per fasce, non applicando una sola percentuale all’intero reddito.
Taglio IRPEF: come funzionerebbe la nuova aliquota
La proposta riguarda il meccanismo disciplinato dall’articolo 11 del Dpr 22 dicembre 1986, n.
917, cioè il Testo unico delle imposte sui redditi. L’idea è mantenere al 33% la percentuale prevista per la fascia intermedia e portarne il limite massimo a 60.000 euro.
Questo significa che il beneficio non sarebbe calcolato su tutto il reddito dichiarato. La percentuale più bassa si applicherebbe soltanto alla quota che ricade nello scaglione interessato. Chi supera 60.000 euro continuerebbe a pagare l’aliquota superiore sulla parte eccedente, secondo il principio di progressività stabilito dall’articolo 53 della Costituzione.
Ricordiamo che attualmente, le aliquote IRPEF e i relativi scaglioni sono:
- 23% per i redditi fino a 28.000 euro;
- 33% per i redditi da 28.001 a 50.000 euro;
- 43% per i redditi superiori a 50.000 euro.
Il nuovo taglio IRPEF produrrebbe così un risparmio crescente fino al limite della fascia agevolata. L’effetto massimo teorico dipenderebbe dall’ampiezza effettiva dello scaglione e dal testo finale approvato dal Parlamento.
Chi potrebbe ottenere il vantaggio maggiore
I contribuenti più interessati sarebbero quelli con un imponibile vicino a 60.000 euro. Per chi ha un reddito poco sopra la soglia di accesso alla fascia intermedia, il risparmio sarebbe invece più contenuto, perché riguarderebbe una porzione minore di imponibile.
Il beneficio potrebbe coinvolgere lavoratori dipendenti, pensionati, autonomi e altri soggetti assoggettati all’imposta personale, purché il loro reddito complessivo rientri nell’area interessata. Resterebbero decisive le detrazioni, le deduzioni e le addizionali regionali e comunali, che incidono sul prelievo finale ma non modificano la logica degli scaglioni nazionali.
Va inoltre distinta l’aliquota nominale da quella effettiva. La prima è la percentuale prevista per una determinata fascia; la seconda rappresenta il peso reale dell’imposta sul reddito complessivo, dopo aver considerato tutti gli elementi del calcolo. Per questo il taglio IRPEF non assicurerebbe lo stesso risparmio netto a tutti i contribuenti coinvolti.
Perché la misura punta sui redditi medio-alti
Ricordiamo che già la manovra di bilancio 2026 ha portato un taglio IRPEF sui redditi medi. L’obiettivo dichiarato di questo nuovo intervento è alleggerire il prelievo su una fascia più ampia . La scelta avrebbe anche una finalità economica: rendere più conveniente il lavoro qualificato e aumentare la capacità delle imprese italiane di offrire retribuzioni competitive.
Un intervento del genere avrebbe però un costo rilevante per il bilancio pubblico. Prima dell’approvazione servirebbe, quindi, individuare risorse stabili, nel rispetto dell’articolo 81 della Costituzione, che impone la copertura finanziaria delle nuove spese e delle minori entrate.
Il nuovo taglio IRPEF non può, dunque, essere considerato definitivo sulla base delle sole dichiarazioni politiche. Aliquote, soglie, decorrenza e platea potranno cambiare durante la preparazione della legge di bilancio e nel successivo esame parlamentare.
Taglio IRPEF: cosa controllare nella legge di bilancio
Per valutare il beneficio reale sarà necessario leggere il testo normativo che arriverà. I punti principali saranno tre: il limite massimo dello scaglione, l’anno di entrata in vigore e l’eventuale presenza di correttivi per alcune categorie di reddito.
Sarà importante verificare anche il coordinamento con detrazioni da lavoro, pensione e famiglia. Solo la nuova legge di bilancio potrà renderà certa la riforma. Fino a quel momento il taglio IRPEF resta una proposta della maggioranza, con un possibile vantaggio per i redditi medio-alti ma ancora subordinato alle scelte definitive della Manovra.
Riassumendo
- Il nuovo taglio IRPEF amplierebbe il secondo scaglione.
- Il nuovo limite dello scaglione potrebbe salire fino a 60.000 euro.
- I benefici maggiori interesserebbero i contribuenti con imponibili vicini a 60.000 euro.
- La misura richiede coperture finanziarie e l’approvazione definitiva della legge di bilancio.
- Aliquote, decorrenza e modalità applicative potranno cambiare durante l’esame parlamentare.


