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Il rialzo dei tassi BCE a giugno non è certo, c’è paura per la crisi economica

La BCE a giugno potrebbe non alzare i tassi di interesse, preoccupata dall'impatto del caro energia sull'economia europea.
15 Maggio 2026
Rialzo dei tassi BCE a giugno incerto
Rialzo dei tassi BCE a giugno incerto © Investireoggi.it

Il Brent resta nei pressi dei 110 dollari al barile e il gas europeo viaggia su livelli di prezzo del 40% più alti rispetto allo stesso periodo di un anno fa. L’impasse nelle trattative tra Stati Uniti e Iran sta portando a un blocco duraturo di Hormuz con ripercussioni per l’inflazione globale. Ciononostante, il rialzo dei tassi di interesse a giugno non sembra scontato per la BCE (Banca Centrale Europea). A svelarlo è stato Bloomberg, che ha evidenziato i timori che serpeggiano a Francoforte sullo stato dell’economia europea.

Rialzo dei tassi BCE a giugno incerto

E ci sono alcuni segnali in tal senso.

Nei giorni scorsi, ECB Wage Tracker ha trovato un “raffreddamento” nella crescita degli stipendi dei lavoratori nell’Eurozona. Essa è attesa rallentare dal 3% del 2025 al 2,6% di quest’anno. Escludendo i pagamenti una tantum, come i bonus legati al recupero dell’inflazione passata, il trend sarebbe ancora più evidente: dal 3,8% al 2,6%.

Ad aprile, l’inflazione nell’Eurozona è salita al 3% dal 2,6% di marzo e dall’1,9% di febbraio. Escludendo i generi alimentari freschi e l’energia, il dato “core” è sceso leggermente dal 2,3% al 2,2%, stesso dato di gennaio e ai minimi da ottobre 2021, prima che iniziasse la guerra tra Russia e Ucraina. Cosa significa? Ancora non ci sono segnali evidenti del contagio dei rincari energetici verso il resto del paniere. Invece, c’è un evidente rallentamento dell’attività economica. L’indice PMI composito ad aprile nell’area è sceso a 48,8 punti dai 50,7 di marzo e ai minimi da novembre 2024.

Inflazione "core" nell'Eurozona
Inflazione “core” nell’Eurozona © Licenza Creative Commons

Dati sopra 50 indicano espansione del settore privato, sotto una contrazione.

E c’è stata proprio una prima contrazione dopo 16 mesi, provocata dai rincari dei prezzi energetici. La BCE teme che stia prevalendo l’effetto recessivo su quello inflattivo e, anziché alzare i tassi già a giugno, vorrà probabilmente prendersi un altro po’ di tempo per monitorare meglio la situazione. La stretta monetaria verrebbe solo rinviata, anche se il mercato per il momento ha altre aspettative.

Mercato sconta stretta imminente

Il Bund a 2 anni, che tende a seguire il tasso sui depositi bancari (al 2% dal giugno 2025), è salito sopra il 2,70% e ai massimi dall’estate del 2024. Segnala un possibile rialzo del costo del denaro nell’Eurozona dello 0,75% entro il medio termine. Le stesse previsioni sull’Euribor a 3 mesi, anch’esso legato al tasso sui depositi presso la BCE, indicano che gli investitori per giugno abbiano prezzato del tutto un rialzo dello 0,25% e persino al 50% un maxi-rialzo di mezzo punto percentuale.

Previsioni su Euribor a 3 mesi
Previsioni su Euribor a 3 mesi © Licenza Creative Commons

La valutazione sui tassi a giugno non sarà così semplice per la BCE. Intervenire può effettivamente acuire la contrazione dell’attività economica e accrescere le pressioni sui governi dell’area, che si sono impegnati ad aumentare le spese militari e sono sotto pressione dalle rispettive opinioni pubbliche.

D’altra parte, rinviare la stretta può “surriscaldare” le aspettative d’inflazione e far perdere all’istituto il controllo della stabilità dei prezzi e del tratto lungo della curva dei rendimenti.

BCE in balia degli eventi geopolitici

C’è il rischio di ripetere l’errore del 2022, quando l’inflazione esplodeva sotto il naso della BCE e Christine Lagarde si limitò ad osservare che fosse un “fenomeno transitorio”. Il board fu costretto ad intervenire in piena estate e a varare una stretta probabilmente più dura di quella che sarebbe stata necessaria con un rialzo dei tassi più tempestivo. A propendere per l’intervento c’è la Bundesbank, a frenare Banca di Francia e Banca d’Italia.

Le valutazioni restano in balia degli eventi. La riapertura di Hormuz allenterebbe le pressioni su Francoforte, sebbene ormai il danno arrecato sia tale da prospettare effetti reflazionistici meno passeggeri di quanto previsto fino a poche settimane fa. Se al board di giugno non ci fosse ancora alcun accordo tra USA e Iran, le probabilità di un rialzo dei tassi salirebbero. Fermo restando le divisioni tra chi crede che uno shock dell’offerta non si curi con una stretta monetaria e chi ritiene che sia, comunque, opportuno agire per tenere le aspettative d’inflazione ancorate al target del 2%. E queste sono già risalite con la guerra.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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