La fretta è cattiva consigliera: un adagio antico che si adatta perfettamente anche alle scelte previdenziali. Quando arriva il momento di pianificare la pensione, infatti, è fondamentale valutare con attenzione ogni decisione, evitando mosse premature che potrebbero rivelarsi controproducenti.
Non è raro che alcuni contribuenti intraprendano azioni sulla propria storia contributiva convinti di migliorare la situazione, finendo invece per compromettere opportunità preziose offerte dalla normativa. In certi casi, anticipare una scelta significa perdere agevolazioni importanti.
Il quesito di una nostra lettrice è emblematico e dimostra come, talvolta, attendere e riflettere sia la strategia più efficace.
“Salve, sono una lavoratrice che ha maturato 26 anni di contributi e che nel 2028 compirà 64 anni di età.
Sono madre di due figli e mi sono laureata nel lontano 1990. Mi chiedevo se mi conviene riscattare la laurea per aumentare i contributi e raggiungere la soglia di pensione pari a 2,6 volte l’assegno sociale, necessaria per la pensione anticipata contributiva. Non so se sia una scelta utile. Mi potete consigliare?”
Niente pensione a 64 anni per chi commette un grave ed inconsapevole errore
Partiamo da un punto fermo: non esiste una soluzione valida per tutti. Ogni posizione previdenziale è diversa e richiede un’analisi puntuale della storia contributiva e del montante accumulato.
Nel caso della lettrice, per rispondere con precisione sarebbe necessario verificare se, al compimento dei 64 anni e 3 mesi nel 2028, riuscirà a raggiungere l’importo soglia richiesto, pari a 2,6 volte l’assegno sociale (riduzione prevista per chi ha avuto due figli).
Non è affatto scontato. Per centrare una pensione di circa 1.500 euro mensili, servono infatti retribuzioni medio-alte e una carriera solida. Senza questi elementi, il requisito economico rischia di non essere soddisfatto.
Le particolari regole del sistema contributivo
A prima vista, il riscatto della laurea potrebbe sembrare una soluzione utile per incrementare i contributi. In realtà, in questo caso specifico, si tratta di una scelta potenzialmente dannosa.
Il motivo è tecnico ma decisivo: i periodi riscattati (nel caso della laurea conseguita prima del 1996) verrebbero collocati nel periodo retributivo. Questo comporterebbe il passaggio dal sistema contributivo puro al sistema misto.
E qui sta il punto critico:
la pensione anticipata contributiva a 64 anni è riservata esclusivamente a chi ha tutti i contributi versati dopo il 31 dicembre 1995.
Basta anche un solo contributo antecedente – come quello derivante dal riscatto della laurea – per perdere definitivamente questo diritto.
In altre parole, una scelta fatta per “migliorare” la posizione potrebbe invece chiudere la porta alla pensione anticipata a 64 anni.
Per questo motivo, nel caso della lettrice, la strategia più prudente è non intervenire sulla posizione contributiva con riscatti riferiti a periodi antecedenti al 1996.
La conclusione è chiara: quando si parla di pensioni, non sempre fare di più significa fare meglio. A volte, la scelta più intelligente è proprio quella di non fare nulla e preservare i propri diritti.