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Sospensione della riscossione sulle cartelle esattoriali, come funziona

Come fare a sfruttare la sospensione della riscossione sulle cartelle esattoriali e quali eventi possono servire alla richiesta.
22 Aprile 2026
cartelle esattoriali e rottamazione
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Ormai la rottamazione quinquies delle cartelle esattoriali è in chiusura, almeno per quanto riguarda la possibilità di presentare domanda. Restano invece sempre attivi i piani di rateizzazione ordinari, che possono essere richiesti in qualsiasi momento.

Esiste però uno strumento meno conosciuto, ma potenzialmente molto più incisivo: la sospensione della riscossione. A differenza di rottamazione e rateizzazione – che prevedono comunque un pagamento, seppur agevolato – in questo caso, se sussistono i requisiti, non si paga nulla.

Ma quando è possibile utilizzarla e come funziona davvero?

Sospensione della riscossione sulle cartelle esattoriali, come funziona

Quando un contribuente ha debiti con la Pubblica Amministrazione, le soluzioni più note sono:

  • la rateizzazione, che consente di pagare a rate (anche fino a 10 anni), con interessi;
  • la rottamazione (ora la quinquies), che permette di saldare il debito con sconti su sanzioni, interessi e aggi.

Entrambe prevedono comunque un esborso. La sospensione della riscossione, invece, è diversa: può essere attivata quando il credito richiesto dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione è inesigibile.

Questo significa che il debito:

  • è già stato pagato;
  • è stato annullato (sgravato);
  • è prescritto;
  • oppure è stato oggetto di un provvedimento favorevole al contribuente.

In questi casi, il contribuente può chiedere di bloccare la riscossione senza dover versare alcunché.

Ecco come funziona lo strumento messo a disposizione dei contribuenti

La procedura è relativamente semplice e può essere avviata direttamente dal contribuente, senza necessariamente ricorrere a un legale.

È sufficiente presentare un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, allegando la documentazione che dimostri in modo chiaro l’inesigibilità del debito. Tra i documenti utili:

  • ricevute di pagamento già effettuato;
  • sentenze favorevoli o provvedimenti amministrativi;
  • atti di sgravio;
  • prove della prescrizione.

È fondamentale sottolineare che la sospensione non può essere richiesta per vizi di notifica: in questi casi è necessario un ricorso formale, spesso con assistenza legale.

Un passaggio cruciale riguarda le tempistiche:
l’istanza deve essere presentata entro 60 giorni dalla notifica della cartella.

Da quel momento decorrono i 220 giorni entro cui l’Amministrazione deve rispondere. Se non arriva alcuna risposta entro questo termine, la cartella si considera annullata automaticamente.

In sintesi, la sospensione della riscossione è uno strumento poco conosciuto ma estremamente efficace: non una dilazione del pagamento, bensì – quando ne ricorrono i presupposti – una vera e propria via per non pagare ciò che non è più dovuto.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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