Ormai la rottamazione quinquies delle cartelle esattoriali è in chiusura, almeno per quanto riguarda la possibilità di presentare domanda. Restano invece sempre attivi i piani di rateizzazione ordinari, che possono essere richiesti in qualsiasi momento.
Esiste però uno strumento meno conosciuto, ma potenzialmente molto più incisivo: la sospensione della riscossione. A differenza di rottamazione e rateizzazione – che prevedono comunque un pagamento, seppur agevolato – in questo caso, se sussistono i requisiti, non si paga nulla.
Ma quando è possibile utilizzarla e come funziona davvero?
Sospensione della riscossione sulle cartelle esattoriali, come funziona
Quando un contribuente ha debiti con la Pubblica Amministrazione, le soluzioni più note sono:
- la rateizzazione, che consente di pagare a rate (anche fino a 10 anni), con interessi;
- la rottamazione (ora la quinquies), che permette di saldare il debito con sconti su sanzioni, interessi e aggi.
Entrambe prevedono comunque un esborso. La sospensione della riscossione, invece, è diversa: può essere attivata quando il credito richiesto dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione è inesigibile.
Questo significa che il debito:
- è già stato pagato;
- è stato annullato (sgravato);
- è prescritto;
- oppure è stato oggetto di un provvedimento favorevole al contribuente.
In questi casi, il contribuente può chiedere di bloccare la riscossione senza dover versare alcunché.
Ecco come funziona lo strumento messo a disposizione dei contribuenti
La procedura è relativamente semplice e può essere avviata direttamente dal contribuente, senza necessariamente ricorrere a un legale.
È sufficiente presentare un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, allegando la documentazione che dimostri in modo chiaro l’inesigibilità del debito. Tra i documenti utili:
- ricevute di pagamento già effettuato;
- sentenze favorevoli o provvedimenti amministrativi;
- atti di sgravio;
- prove della prescrizione.
È fondamentale sottolineare che la sospensione non può essere richiesta per vizi di notifica: in questi casi è necessario un ricorso formale, spesso con assistenza legale.
Un passaggio cruciale riguarda le tempistiche:
l’istanza deve essere presentata entro 60 giorni dalla notifica della cartella.
Da quel momento decorrono i 220 giorni entro cui l’Amministrazione deve rispondere. Se non arriva alcuna risposta entro questo termine, la cartella si considera annullata automaticamente.
In sintesi, la sospensione della riscossione è uno strumento poco conosciuto ma estremamente efficace: non una dilazione del pagamento, bensì – quando ne ricorrono i presupposti – una vera e propria via per non pagare ciò che non è più dovuto.
