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Oro in calo, il paradosso dello shock petrolifero

Oro crollato fino a 4.200 dollari l'oncia, malgrado l'esplosione dei prezzi del petrolio con lo shock geopolitico nel Golfo Persico.
24 Marzo 2026
Oro giù con shock del petrolio
Oro giù con shock del petrolio © Investireoggi.it

Il petrolio è crollato durante la seduta di ieri fino al 14% e ad un minimo inferiore ai 97 dollari al barile per il Brent sull’annuncio della Casa Bianca di una moratoria di 5 giorni per i raid americani contro l’Iran. Oggi, invece, risale a quasi 100 dollari per la smentita di Teheran circa una trattativa in corso con gli USA. Fatto sta che l’oro è anch’esso crollato ieri fino a un minimo di circa 4.200 dollari, la quotazione più bassa da fine 2025. Mentre scriviamo, si aggira sopra 4.400 dollari. In ogni caso, segna un tracollo fino al 25% dai record massimi toccati a fine gennaio di quasi 5.600 dollari.

Quotazione dell'oro
Quotazione dell’oro © License Creative Commons

Oro giù con shock del petrolio

Quello a cui stiamo assistendo è un grande paradosso apparentemente inspiegabile. L’oro è una storica protezione contro l’inflazione e proprio adesso che il mercato teme che salga a causa dello shock petrolifero, scende ai minimi da diversi mesi. In teoria, dovrebbe accadere l’esatto contrario. Ciò avvenne anche con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022. Al tempo, la quotazione salì sopra i 2.000 dollari l’oncia per la prima volta nella sua storia, salvo scendere fino a poco più di 1.600 dollari nell’ottobre successivo.

Ed è proprio lo shock del petrolio a provocare il paradosso. Le tensioni geopolitiche alimentano la fuga dei capitali verso i beni rifugio come il dollaro, che si è rafforzato contro le altre valute mondiali nelle ultime settimane. E l’oro ne paga le conseguenze, perché è prezzato nella valuta americana. Ceteris paribus, per ciò stesso rincara per gli acquirenti non americani.

Tuttavia, è una spiegazione assai parziale del fenomeno in corso. Più che altro le banche centrali stanno segnalando di tenersi pronte ad alzare i tassi di interesse per reagire alla prevista reflazione.

Rendimenti dei bond in rialzo

I rendimenti dei bond sono già saliti prima ancora che lo faccia l’inflazione, per cui sono diventati più alti anche in termini reali. E questo deprime l’oro, perché è un asset privo di cedola e subisce la concorrenza del mercato obbligazionario. Si è innescato, pertanto, un meccanismo ostile all’apprezzamento dei metalli preziosi: aspettative d’inflazione più alte → rendimenti salgono → banche centrali si mostrano più restrittive sui tassi → dollaro si apprezza → quotazioni dell’oro ripiegano.

Non se la sta passando bene neanche l’argento, anzi peggio. Ieri, la quotazione ha toccato un minimo di quasi 63 dollari e stamane viaggia ancora sotto i 70 dollari. Aveva superato i 120 dollari a fine gennaio. Il rapporto tra i due metalli è salito a 63 da un minimo di 46 di due mesi fa. Questo significa che il rincaro di petrolio e gas ha provocato un crollo del silver ancora più accentuato rispetto a quello dell’oro. Oltre a patire le stesse conseguenze di quest’ultimo, il metallo grigio risente negativamente anche della possibile minore domanda per i semiconduttori necessari ai data center, attività energivore e colpite dai rincari di questa fase.

Appeal di lungo periodo resta

Il declino dell’oro con lo shock del petrolio non deve essere confuso con una dinamica di lungo termine. Nei prossimi mesi l’inflazione salire per davvero e i rendimenti reali dei bond torneranno a scendere, a meno che i rendimenti nominali non proseguano l’ascesa. I tassi saliranno, anche se non è detto che nella stessa misura scontata dal mercato. E se la guerra finisce in un lasso di tempo breve, i contraccolpi saranno contenuti, consentendo alle banche centrali di restare relativamente accomodanti e all’oro di risplendere. L’appeal non viene meno tra debiti sovrani sempre più alti, tendenza degli istituti a monetizzarli e desiderio di allentare la dipendenza dal dollaro in una parte crescente del pianeta.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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