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Pressione fiscale, InvestireOggi analizza l’Europa: la classifica delle imposte e delle tasse

Pressione fiscale in Europa, l’analisi di InvestireOggi svela dove si paga di più, dove meno e dove si colloca davvero l’Italia.
23 Marzo 2026
pressione fiscale
Foto © Investireoggi

Parlare di pressione fiscale in Europa significa distinguere con attenzione tra due indicatori molto diversi, ma spesso confusi nel dibattito pubblico: da una parte la pressione fiscale complessiva, cioè il peso di imposte e contributi sociali sul Prodotto interno lordo (PIL); dall’altra la tassazione sui redditi personali, che misura invece quanto viene colpito il reddito dei contribuenti, soprattutto nelle fasce più alte.

Da un’analisi condotta da noi “Investireoggi”, sulla base di dati europei disponibili, emerge un quadro netto. Se si guarda alla pressione fiscale totale sul PIL, il Paese con il livello più alto nell’ultima rilevazione armonizzata disponibile è la Danimarca, con il 45,8%, mentre all’estremo opposto si colloca l’Irlanda, con il 22,4%.

Si tratta dei dati comparabili diffusi da Eurostat riferiti agli ultimi anni, che nel 2026 possono rappresentare in proiezione ancora il riferimento più aggiornato e omogeneo per confrontare i sistemi tributari nazionali.

Dove la pressione fiscale è più alta in Europa

La Danimarca si conferma, dunque, il Paese con la pressione fiscale più alta in Europa se si considera il rapporto tra gettito complessivo e PIL. Subito dietro si posizionano Francia (45,3%) e Belgio (45,1%), due economie caratterizzate da una forte presenza pubblica e da sistemi di welfare molto estesi. Anche l’Italia si colloca nella fascia alta della classifica, con una pressione fiscale al 42,6% circa del PIL, un dato che la pone sopra la media UE e che continua ad alimentare il dibattito interno su tasse, costo del lavoro e capacità di spesa delle famiglie.

Questo non significa automaticamente che i cittadini danesi o francesi “stiano peggio” sul piano fiscale rispetto ad altri europei.

Una pressione fiscale elevata, infatti, si accompagna spesso a servizi pubblici più ampi, trasferimenti sociali più consistenti e modelli di welfare più generosi. Per questo motivo il dato va sempre letto insieme alla qualità della spesa pubblica, al livello dei salari e al funzionamento dei servizi essenziali. Una questione questa, che per il nostro Paese fa caso a parte, visto che in alcuni casi tasse e imposte alte non equivalgono a servizi eccellenti ricevuti. Ci sono alcune aree del Paese in cui, purtroppo, nonostante tributi elevati versati, l’efficienza dei servizi non è corrispondente. Se poi a ciò si aggiunge anche che in Italia permane un tasso di evasione fiscale ancora alto, aumenta anche la percezione che alcuni, purtroppo, pagano anche per altri.

Dove la pressione fiscale è più bassa

Sul fronte opposto, l’Irlanda spicca come il Paese con la pressione fiscale più bassa tra quelli UE considerati da Eurostat, con il 22,4% del PIL. Seguono Romania (28,8%) e Malta (29,3%). In questi casi pesano modelli fiscali più leggeri, una diversa struttura economica e, in alcuni casi, politiche mirate ad attrarre imprese e investimenti esteri.

Il caso irlandese è particolarmente interessante perché da anni il Paese viene osservato come esempio di economia capace di combinare crescita, attrattività fiscale e capacità di richiamo per le multinazionali. Tuttavia, anche qui il dato va interpretato con cautela: una minore pressione fiscale aggregata non si traduce sempre in una minore imposizione percepita da tutte le categorie di contribuenti.

Le aliquote sui redditi personali cambiano la classifica

Se, invece, l’analisi si sposta sulla tassazione dei redditi personali, la classifica cambia in parte, anche se la Danimarca resta ai vertici. La più alta aliquota marginale massima sui redditi risulta ancora quella danese, pari al 60,5%, davanti a Francia (55,4%) e Austria (55%). In fondo alla graduatoria troviamo invece Bulgaria e Romania, entrambe con un’aliquota del 10%.

Questo secondo indicatore è molto utile per capire dove il fisco colpisce di più i redditi elevati, ma non racconta da solo il carico fiscale complessivo. Un Paese può avere un’aliquota massima alta e, allo stesso tempo, un sistema di deduzioni, detrazioni o contributi diverso rispetto ad altri. Allo stesso modo, può esistere una pressione fiscale totale elevata anche senza detenere il primato nelle aliquote IRPEF o equivalenti.

Cosa significa per l’Italia

Per l’Italia il confronto europeo resta delicato. Da un lato il nostro Paese si conferma tra quelli con pressione fiscale elevata; dall’altro continua a scontare una percezione diffusa di squilibrio tra quanto pagato da famiglie e imprese e quanto ricevuto in termini di servizi, infrastrutture e semplificazione amministrativa. È proprio questo il punto centrale dell’analisi: il tema non è solo quanto si paga di tasse, ma anche quanto efficiente risulta il sistema nel restituire valore ai contribuenti.

In sintesi, la mappa fiscale europea mostra due certezze: la Danimarca è il Paese con la pressione fiscale più alta, mentre l’Irlanda è quello con la più bassa se si guarda al peso totale di tasse e contributi sul PIL. Se invece si osservano le aliquote massime sui redditi personali, il primato della tassazione resta ancora danese, mentre i livelli più bassi si trovano nell’Europa orientale. Una fotografia utile per capire dove conviene produrre, investire o trasferire la residenza fiscale, ma da leggere sempre con attenzione e senza semplificazioni.

Riassumendo la pressione fiscale in Europa

  • Pressione fiscale in Europa: conta distinguere tra fisco totale e redditi personali.
  • La Danimarca ha la pressione fiscale complessiva più alta nell’Unione europea.
  • L’Irlanda registra la pressione fiscale complessiva più bassa tra i Paesi UE.
  • Francia, Belgio e Italia restano tra i sistemi fiscali più pesanti d’Europa.
  • Sui redditi personali, la Danimarca guida ancora con l’aliquota massima più elevata.
  • Bulgaria e Romania spiccano per la tassazione personale più bassa in Europa.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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