Sgombriamo il campo da un equivoco: con la guerra in Iran la curva dei rendimenti italiani non è diventata più ripida. Il BTp a 10 anni offriva ieri il 3,60% contro il 2,45% del BTp a 2 anni per un premio o “spread” di 115 punti base o 1,15%. Il 27 febbraio scorso, prima che USA e Israele iniziassero gli attacchi, la distanza era la stessa. Il mercato scontando, tuttavia, una possibile stretta monetaria della BCE (Banca Centrale Europea) prima di quanto previsto fino a qualche settimana fa. E allo stesso tempo, segnalerebbe aspettative d’inflazione più alte, pur ancora non così drasticamente.
BTp al test di inflazione e BCE
Iniziamo da un dato: il BTp a 2 anni era al 2,14% a fine febbraio e ieri risultava più alto di oltre lo 0,30%.
Esattamente quanto l’incremento dell’omologo bond tedesco. E questo capterebbe un rialzo dei tassi di interesse. Le scadenze medio-brevi sono strettamente legate al tasso sui depositi bancari della BCE, fissato sin dal giugno dello scorso anno al 2%. Dunque, esse prevedrebbero un aumento nel pieno termine di almeno un quarto di punto percentuale.
E l’inflazione? La misurazione delle aspettative passa anche per il confronto tra bond ordinari e indicizzati. Il BTp Italia 2032 ieri offriva un rendimento reale di 1,50% contro il 3,17% del BTp marzo 2032 con cedola fissa. La differenza di 1,67% capta l’inflazione attesa in media per i prossimi 6 anni in Italia. Prima dell’inizio di questa guerra, era di 1,37%. Ne consegue che il mercato obbligazionario starebbe ad oggi scontando un rialzo dell’inflazione dello 0,30% in media per il lungo periodo, che è esattamente pari all’incremento dei rendimenti italiani lungo la curva.
Stretta sui tassi più vicina?
Da notare che anche a seguito di questa crisi le aspettative d’inflazione resterebbero per l’Italia sotto il target BCE del 2%. Ma è evidente che più la guerra durerà e maggiore il rischio che esse si “surriscaldino” ulteriormente. Proprio per questo da Francoforte si segnala che un rialzo dei tassi sarebbe eventualmente più vicino di quanto finora crediamo. Prima della guerra, il mercato scontava un primo rialzo solo nell’estate del 2028. Non a caso lo spread tra BTp e Bund a 10 anni è salito sopra i 70 punti base dai minimi sotto i 60 punti toccati nei mesi scorsi. Anch’esso sarebbe il riflesso di una prevista stretta monetaria, che tende a colpire particolarmente i conti pubblici dei Paesi più indebitati come l’Italia, il cui rischio sovrano ne risente così in negativo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it