Le tensioni in Medio Oriente stanno trasferendosi molto in fretta sul mercato obbligazionario, dove oggi il Bund a 2 anni offre il più alto rendimento dall’agosto del 2024. Al 2,40% registra un rialzo dello 0,40% rispetto alla fine di febbraio, prima che USA e Israele attaccassero l’Iran. E questo sarebbe un segnale ben preciso sui tassi di interesse nell’Eurozona. I titoli di stato tedeschi fungono da riferimento per l’intera area e quelli a medio-breve termine sono legati strettamente ai tassi sui depositi bancari della Banca Centrale Europea (BCE), al 2% sin dal giugno dello scorso anno. Il rendimento biennale si è portato ai livelli di quando questi erano stati appena tagliati al 3,75% dal massimo del 4% toccato nel corso della stretta monetaria di allora.
Rendimento Bund segnale su tassi BCE
Cosa segnala il rendimento del Bund a 2 anni sui tassi? Il mercato sconta un loro doppio rialzo dello 0,25% ciascuno da qui ad un anno. Prima che scoppiasse la guerra in Iran, il mercato obbligazionario non prevedeva alcun rialzo per il costo del denaro. Anzi, nelle settimane passate c’era persino la convinzione che la discesa dell’inflazione nell’Eurozona potesse spingere la BCE a tagliare durante il 2026. E il cambio euro-dollaro stabilmente a ridosso di 1,20 corroborava tale aspettativa.
Lo spettro della stagflazione rimescola le carte. Più la guerra dura e più la fiammata del carburante alla pompa rischia di generare rialzi dei prezzi al consumo stabili e generalizzati. La BCE ha già segnalato durante la scorsa settimana che si tiene pronta ad intervenire all’occorrenza. Una sua mossa servirebbe a “raffreddare” le aspettative d’inflazione e a convincere anche il mercato obbligazionario a pretendere rendimenti più bassi per le scadenze medio-lunghe.
Il rovescio della medaglia sarebbe una curva invertita, con rendimenti a breve più alti dei rendimenti lunghi, nonché una possibile recessione economica.
Curva più piatta con la guerra
In questo momento, lo spread 10/2 anni in Germania si attesta a 50 punti base o 0,50% dai 65 di fine febbraio. Per l’appunto la curva è diventata più piatta, mentre ci si attendeva che diventasse più ripida per l’attesa risalita dell’inflazione. Evidentemente, gli investitori stanno prezzando ad oggi un rialzo dei tassi capace di arrestare la corsa dei prezzi nel medio e lungo termine. Tuttavia, se ciò non avvenisse in tempi celeri, inizierebbero a prevedere tassi d’inflazione più alti con conseguente curva più ripida. E torniamo sui tempi della guerra: se durasse poco, l’allarme rientrerebbe. I rendimenti scenderebbero lungo le scadenze e la curva tornerebbe ai livelli pre-bellici. Più giorni passano e meno questo scenario diventa probabile.
giuseppe.timpone@investireoggi.it