Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 04 Giu, 2026

Energia e geopolitica: perché Zelensky teme le forniture russe all’Europa

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è preoccupato per la guerra in Iran: intreccio tra geopolitica e forniture di gas e petrolio.
4 Marzo 2026
Petrolio e gas in balia della geopolitica
Petrolio e gas in balia della geopolitica © Investireoggi.it

E’ ancora presto per capire se siamo di fronte a una fiammata dei prezzi o a un vero shock sul mercato dell’energia. La geopolitica sta mandando in orbita le quotazioni internazionali di petrolio e gas. Il Brent punta ormai agli 85 dollari al barile, il dato più alto dall’estate del 2024. E il gas europeo alla Borsa di Amsterdam si acquistava ieri fino a 60 euro per Mega-wattora, ai massimi da inizi 2023. Rispetto a prima dell’attacco di USA e Israele all’Iran, il primo segna un rialzo di circa 13 dollari (+18%) e il secondo di 28 euro (+90%).

Geopolitica rimette in discussione petrolio e gas

Come abbiamo avuto modo di scrivere in questi giorni, non ci sono timori per un’eventuale carenza di offerta di energia. Di barili se ne estraggono anche troppi da tempo e persino se l’Iran azzerasse le sue esportazioni il mercato globale rimarrebbe in surplus.

Il problema riguardo la trasportabilità del greggio. Dallo Stretto di Hormuz transitano fino a 20 milioni di barili al giorno, quasi un quinto dell’intera offerta globale. Da quando è scoppiata la guerra, le petroliere non si azzardano ad attraversarlo. Temono lanci di missili o droni o attacchi mirati con imbarcazioni iraniane nell’area.

I costi assicurativi sono letteralmente esplosi. E già questo acuisce i costi di trasporto. Allo Stretto non esiste una vera alternativa. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno dato vita negli ultimi tempi a una linea di transito interna per esportare attraverso il Mar Rosso; solo che, a pieno regime, riuscirebbe a far affluire appena un decimo dell’intero greggio esportato dall’area.

La chiusura di Hormuz equivarrebbe a spararsi sui piedi per il regime islamista, in quanto non monetizzerebbe più dalle estrazioni di petrolio e l’economia persiana collasserebbe in maniera completa. Lo scenario peggiore per una popolazione già sotto le bombe e che a gennaio ha provato a ribellarsi al regime, venendo trucidata nelle piazze.

Zelensky teme ripercussioni sull’Ucraina

Il presidente Volodymyr Zelensky si è mostrato preoccupato della situazione. Pur appoggiando l’attacco israelo-americano, teme che esso distolga attenzioni e mezzi dall’Ucraina. E ha ragione. Sul piano militare neanche la superpotenza può permettersi di sostenere due o più conflitti contemporaneamente. Il presidente Donald Trump ha scommesso su una durata breve della guerra in Iran, ma è stato un azzardo. Se il conflitto durasse più delle poche settimane previste, sarebbe costretto a rivedere la strategia iniziale. Tanto che ha già minacciato l’invio di truppe di terra, evidentemente un’opzione non contemplata nel momento dell’attacco.

Il vero timore di Zelensky, in realtà, è forse persino un altro e non direttamente militare. L’Europa è tornata alla canna del gas. Letteralmente. Non producendo energia, se non in quantità marginale rispetto al suo fabbisogno, deve affidarsi alle importazioni. Ha ridotto fortemente la sua dipendenza dalla Russia, quasi azzerando le importazioni di petrolio e riducendo dei due terzi quelle di gas. Ma se dal Golfo Persico non arrivassero più forniture di energia, la geopolitica imporrà ancora una volta all’Europa un cambio di strategia.

Kiev teme che essa torni a bussare alla porta del Cremlino.

Rischio di nuovo caro bollette

Se fino a qualche settimana fa era considerato uno scenario fantapolitico, adesso è realistico. Per arginare il rischio di un secondo caro bollette in pochi anni, Bruxelles riattiverebbe le relazioni commerciali con Mosca. Importerebbe più petrolio e gas, quasi certamente con contratti di breve durata, ma comunque sufficienti a superare lo shock iraniano. La capacità sul piano strettamente produttivo esisterebbe, anche se tecnicamente un’opzione simile richiederebbe settimane per essere implementata. I flussi di gas dovrebbero essere ridirezionati e i carichi di petrolio, ad oggi sotto embargo, deviati dall’Asia all’Europa. Tuttavia, Mosca avrebbe l’opportunità di sbarazzarsi dei 150 milioni di barili (stimati), che da mesi galleggiano sulle navi russe in giro per il mondo dopo l’embargo occidentale in cerca di clienti che sfidino le temute sanzioni USA.

Il vero ostacolo sarebbe di natura geopolitica. L’Unione Europea andrebbe incontro ad un’umiliazione talmente forte da poter risultare fatale per la sua residua credibilità. Come farebbe a spiegare ai propri stessi cittadini di avere riallacciato i rapporti, pur temporanei, con il principale nemico? A quel punto, i sacrifici compiuti da famiglie e imprese a seguito del caro bollette di 4 anni fa verrebbero percepiti come inutili. Soprattutto, quel denaro Vladimir Putin lo userebbe contro l’Ucraina per rinsaldare il fronte russo.

Petrolio e gas alla mercé della geopolitica

Le forniture di gas e petrolio ci verrebbero garantite quasi certamente dietro diverse compensazioni. Si andrebbe dallo “scongelamento” degli asset russi all’accettazione di un accordo di pace dal vago sapore di resa per gli ucraini. I governi europei lo accetterebbero? La risposta a questa domanda non è scontata. Dinnanzi allo scenario di una nuova ondata di forte malcontento per bollette e carburante alle stelle, ogni soluzione possibile sarebbe controversa. Sussidi ad imprese e famiglie non basterebbero a neutralizzare l’impatto sui bilanci familiari, mentre farebbero esplodere ulteriormente i già alti debiti sovrani. Chiedere aiuto alla Russia sarebbe umiliante e renderebbe l’UE lo zimbello del pianeta, screditando le istituzioni comunitarie e i governi agli occhi dei loro cittadini. L’inazione rischierebbe di travolgere quel che resta dell’UE. L’unica speranza è che la guerra duri poco, altrimenti il continente rischia il collasso definitivo.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

rottamazione quinquies
Articolo precedente

Rottamazione quinquies: domanda, risposta e pagamenti rinviati di tre mesi (ecco per chi)

ISEE da rifare
Articolo seguente

ISEE, nasce ufficialmente la nuova DSU dopo la legge di bilancio 2026