Davanti a un plotone di esecuzione della Legione Straniera, gli viene chiesto un ultimo desiderio. E il condannato a morte, che nella fattispecie è il bravissimo attore Massimo Lopez, chiede di poter fare una telefonata. Peccato per i soldati che durerà un’eternità. E’ lo spot di TIM andato in onda per la prima volta nel lontano 1993 e che si conclude con l’indimenticabile frase “Una telefonata allunga la vita”. Se lo ricorderanno senza dubbio coloro che oggi hanno una quarantina di anni, mentre i più giovani lo hanno potuto vedere ieri, non senza un pizzico di stupore, sulle reti principali.
Già, perché la compagnia ha deciso di riesumare questa perla di marketing pubblicitario in occasione della chiusura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina. Un déjà vu per molti di noi, del cui perché nessuno si spiega.
Spot di TIM con Lopez: mercato telefonia inizi ’90
Lo spot con Lopez fu girato quando ancora TIM si chiamava SIP. Neanche questo sapranno i tanti giovani che lo hanno visto ieri per la prima volta in vita loro. Era un’altra Italia. L’intento di questa campagna pubblicitaria era di convincere gli italiani a richiedere il servizio di telefonia fissa. SIP era monopolista, non aveva concorrenti. I telefoni erano diffusi, ma non in tutte le case. Nel 1995 la compagnia avrebbe cambiato nome in Telecom Italia e sarebbe sbarcata in borsa l’anno dopo con la privatizzazione. Questa si rivelò un disastro dal punto di vista finanziario e aziendale per i modi in cui venne varata.
Dal 2016, il marchio Telecom scompare per adottare la denominazione di TIM, che per circa un ventennio era stata usata solo per la telefonia mobile del gruppo.
Addirittura, dal 2024 la compagnia ha perso il controllo della rete con lo spin-off di NetCo. Oggi, gli spot di TIM puntano almeno a salvaguardare le quote di mercato dall’assalto della concorrenza. Il mercato è stato liberalizzato da decenni e gli italiani possono scegliere tra varie offerte fisse e mobili. Insomma, il paragone con gli anni di quello spot famoso con Lopez quasi non risulta più possibile.
Effetto nostalgia, altre novità in arrivo?
E allora perché riesumarlo? Il marketing fa spesso e volentieri leva sulla nostalgia, un sentimento nobile di chi è ancorato ai ricordi del passato e che vede in molti casi migliore del presente. Sappiamo che la realtà può essere ben diversa da quella che una memoria selettiva può riscrivere in un senso o nell’altro. Ad esempio, ai tempi di SIP telefonare costava tanto. C’era lo scatto alla risposta e si pagavano 1.950 lire (oltre 1 euro di oggi) al minuto per la tariffa diurna; ancora di più per le telefonate interurbane. Eh, sì: fino all’avvento di Telecom le chiamate che si effettuavano digitando il prefisso di un’altra provincia erano più salate. A proposito, il prefisso non doveva essere digitato per le chiamate all’interno della stessa provincia.
Non era un mondo migliore per chiamare rispetto ai giorni nostri. Tutt’altro. All’arrivo della bolletta bimestrale nelle famiglie c’era un clima tra la guerra fredda e la sollevazione popolare. A turno s’individuava il responsabile del salasso e frasi del tipo “questo telefono ora lo stacco” erano a metà tra minaccia seria e sfogo per la frustrazione. Ma lo spot di TIM con Lopez è probabile che funzioni per l’elemento nostalgia insito in esso. Da domani e fino a sabato la compagnia sarà Main Partner del Festival di Sanremo 2026. Si scommette sulla riproposizione di altri vecchi spot in quella che sarebbe una campagna per ripercorrere i 30 anni dalla nascita di Telecom/TIM.

SIP genio del marketing pubblicitario
Ci sarà anche lo spot con Yvonne Sciò del 1991? Per intenderci, quello di “Ma allora mi ami? E quanto mi ami?”. Un’altra icona del marketing della vecchia SIP, che seppe negli anni Novanta trovare frasi ad effetto rimaste nella memoria collettiva per i successivi decenni. Quello spot si chiudeva con una voce maschile a rassicurare sul fatto che la “teleselezione tra Milano e Palermo” costasse, ad esempio, “solo 2.000 lire”, cioè più di 1 euro di oggi. Roba che oggi sommergeremmo di denunce l’AgCom per segnalare chissà quali e quanti costi abusivi. Ma erano tempi totalmente diversi. TIM vorrà probabilmente evidenziare di essere l’erede di una società gloriosa che incise sui costumi nazionali più di quanto ancora oggi riusciamo a comprendere.
giuseppe.timpone@investireoggi.it