La raccolta massima è stata fissata in 4,5 miliardi di euro e riguarda tre nuove tranche di bond che il Tesoro emetterà all’asta di martedì 24 febbraio. Di queste, due fanno riferimento a BTp indicizzati all’inflazione nell’Eurozona. Per la precisione, trattasi dell’11-esima tranche del BTp-i 15 agosto 2031 con cedola reale 1,10% (ISIN: IT0005657348) e della 14-esima tranche del BTp-i 15 maggio 2036 con cedola reale 1,80% (ISIN: IT0005588881). Per ciascuna di esse, l’obiettivo sarà compreso tra un minimo di 750 milioni e un massimo di 1 miliardo di euro.
BTp indicizzati all’inflazione: come funzionano
I due BTp indicizzati all’inflazione nell’Eurozona funzionano in maniera parzialmente differente dai BTp Italia.
La rivalutazione del capitale non avviene mensilmente, bensì tutta e soltanto alla scadenza. Questo fa sì che ci possa essere una differenza di costo all’acquisto molto rilevante rispetto alla quotazione ufficiale. Infatti, ad essa si deve aggiungere il rateo maturato dal venditore con riferimento alla rivalutazione fino al giorno della cessione. Detto in parole povere, dobbiamo riconoscere a chi ci vende questi titoli la parte di rivalutazione spettante e che noi incasseremo alla scadenza.
Dati sui due bond in asta
Nel caso del BTp-i 2031, alla data di regolamento delle sottoscrizioni del 26 febbraio dovremo fare i conti con l’indicizzazione pari a 1,00628. Pertanto, verseremo allo stesso Tesoro emittente lo 0,628% in più. Per il BTp-i 2036 l’extra dovuto sarà del 4,054%. Fatta questa doverosa premessa per evitare brutte sorprese in fase di investimento, vediamo i dati di mercato dei due BTp indicizzati all’inflazione. La scadenza più corta si acquista in area 101,15, cioè sopra la pari. E offre un rendimento reale dello 0,89% contro il 2,72% della stessa scadenza con cedola fissa. La differenza di 1,83% segnala l’inflazione media annua attesa dal mercato da qui all’agosto del 2031.
Facciamo lo stesso ragionamento con il BTp-i 2036. Prezzo di acquisto sul mercato secondario in area 102,50 e rendimento reale di 1,53%, ben sotto il 3,35% offerto dal decennale ordinario. La differenza risulta anche in questo caso di 1,82%, che è l’inflazione attesa in media nell’area per il prossimo decennio. In entrambi i casi, valori inferiori al target del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea. Questo rassicurerebbe circa la stabilità dei prezzi al consumo nel medio-lungo periodo. Ovviamente, sono previsioni e non certezze.
Segnale su inflazione Eurostat
Il mercato ci sta dicendo che l’inflazione non rialzerà la testa nei prossimi mesi o anni e che se lo facesse, durerebbe poco. Ma perché comprare i BTp indicizzati all’inflazione europea? La domanda è legittima. Visto che noi viviamo in Italia, è all’inflazione domestica che dovremmo guardare. E per quella esistono i BTp Italia, come sappiamo. Tuttavia, ci sono persone che per lavoro o scelta di vita si muovono tra un Paese e l’altro dell’unione monetaria. Queste trovano più interessante tutelarsi dalla perdita di potere di acquisto in media registrata nell’area, anziché in un singolo stato di essa.
BTp indicizzati all’inflazione europea: possibile rendimento extra
In realtà, i BTp indicizzati all’inflazione europea possono fungere da garanzia extra rispetto ai BTp Italia. Immaginate che l’inflazione nell’Eurozona fosse superiore a quella italiana, come accade ormai quasi stabilmente da numerosi anni. In questo caso, inserire in portafoglio i primi significherebbe godere di un rendimento nominale superiore rispetto a quello che offrirebbe un titolo agganciato ai prezzi italiani. Certo, nel caso opposto saremmo noi a rimetterci. Ad oggi, prevale il primo scenario, fatta eccezione per il periodo di crisi acuta dell’energia tra il 2022 e il 2023.
giuseppe.timpone@investireoggi.it