Intesa Sanpaolo ha raccolto in settimana 1,25 miliardi di euro grazie all’emissione di un bond AT1 dual tranche. Gli ordini al picco sono arrivati a 6,5 miliardi, quintuplicando l’offerta. Dell’operazione, riservata agli investitori istituzionali, si sono occupate BBVA, Barclays, Bank of America, Goldman Sachs, la stessa divisione IMI Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo, JP Morgan, Morgan Stanley e UBS. Elevata la partecipazione degli investitori stranieri, pari a circa il 90% dei 90 che si sono mostrati interessati alla prima tranche e dei 140 per la seconda. La data di regolamento per le sottoscrizioni è stata fissata per il 17 febbraio.
Bond AT1 di Intesa senza scadenza
Ed ecco le caratteristiche del bond AT1 di Intesa.
Entrambe le tranche sono senza scadenza, trattandosi di obbligazioni perpetue. Tuttavia, l’emittente si riserva la facoltà (non l’obbligo) di procedere al rimborso del capitale rispettivamente non prima dei 6 anni e dei 10 anni dalla data di emissione. Quindi, fino al 17 febbraio del 2032 pagherà su base semestrale cedole fisse pari al tasso annuo lordo del 5,50% per la prima tranche. E fino al 17 febbraio del 2036 pagherà cedole fisse semestrali al tasso annuo lordo del 5,875% per la seconda tranche.
Cedola da fissa a variabile senza call
Arrivati alle due date di cui sopra, Intesa ha una scelta: continuare a pagare le cedole o rimborsare il capitale. Nel primo caso, si parla anche di “reset”. Infatti, la cedola viene ricalcolata e passa da fissa a variabile: tasso “mid-swap” a 5 anni più un margine di 302,8 punti base (3,028%) per la prima tranche; tasso “mid-swap” a 5 anni più un margine di 314,4 punti base (3,144%) per la seconda tranche.
L’una o l’altra opzione sarà adottata dalla banca in base alle condizioni di mercato. Se i tassi scenderanno, troverà conveniente estinguere il debito più oneroso contraendone uno più economico.
Rischi dell’investimento
Per l’obbligazionista il bond AT1 di Intesa comporta diversi rischi. Il primo sarebbe che il capitale potrebbe non essere mai rimborsato. Anche lo scenario opposto (esercizio della call) è un rischio per il caso in cui l’obbligazionista volesse godere delle cedole, ritrovandosi rimborsato di un capitale da reinvestire sui mercati a condizioni peggiori. E ricordiamo che un titolo Additional Tier 1 è subordinato, cioè rimborsabile dopo i bond senior e prima delle azioni nel caso di liquidazione. Inoltre, le cedole possono non essere corrisposte a discrezione dell’emittente, specie se agli azionisti non vengono pagati i dividendi.
Altro rischio teorico consiste nella conversione del bond in azioni o nel suo azzeramento nel caso in cui il CET1 ratio scendesse sotto il 5,125% (“trigger”). Tuttavia, Intesa ha chiuso il 2025 con un CET1 al 13,9%, confermandosi patrimonialmente molto solida. Sta di fatto che i bond AT1 sono trattati contabilmente come se fossero per metà debito e per l’altra metà capitale. Un beneficio per le banche, che possono ottimizzare la struttura del loro capitale. Un segnale per gli obbligazionisti, che devono prendere consapevolezza del fatto di avere tra le mani un titolo con caratteristiche a metà tra obbligazioni e azioni.
E nel caso di rivendita sul mercato secondario, gli scambi non sono così frequenti per questo segmento, ragione per cui si avrebbero difficoltà a trovare acquirenti pronti a pagare.
giuseppe.timpone@investireoggi.it