Dei 6,25 miliardi di euro in asta giovedì 12 febbraio, il Tesoro punterà a raccogliere fino a 3,5 miliardi attraverso la terza tranche del BTp 15 marzo 2029 (ISIN: IT0005689960). Una scadenza importante per le famiglie, perché presenta una durata ideale per coloro che volessero investire a medio termine senza vincolare la liquidità per un periodo eccessivo. Il canale retail è interessato proprio a questo tratto della curva fino ai 7 anni. A differenza degli investitori istituzionali come banche, assicurazioni e fondi, non può permettersi di rinunciare ai risparmi per troppi anni. Esigenze quotidiane come l’acquisto di un’auto, l’università per i figli o possibili imprevisti sul piano finanziario impongono massima prudenza.
BTp marzo 2029, cedola netta annua
Il BTp marzo 2029 è ideale da diversi punti di vista. Come detto, non ha una durata eccessiva e allo stesso tempo consente di incassare una cedola non risibile: 2,40% lordo all’anno. E’ pagata in due rate semestrali ad ogni 15 marzo e 15 settembre dell’anno. Al netto dell’imposta (12,50%), stiamo parlando pur sempre di un buon 2,10%. E con un’inflazione italiana scesa negli ultimi mesi tra 1% e 1,5%, possiamo affermare che l’investimento perlomeno garantirebbe il mantenimento del potere di acquisto del capitale. Il condizionale resta d’obbligo, perché non possiamo sapere con certezza come si evolverà l’inflazione nei prossimi mesi e anni.
Quotazione alla pari
Altro aspetto favorevole al BTp marzo 2029 riguarda la sua quotazione di mercato: esattamente alla pari nel momento in cui scriviamo. Significa che, oggi come oggi, potreste acquistare il bond al 100% del suo valore nominale. Non un centesimo di più. Pertanto, la cedola netta tende a coincidere con il rendimento netto del titolo.
Chiaramente, dovete considerare che la prenotazione all’asta o l’acquisto sul mercato secondario richiedono il pagamento anche di una commissione al broker.
La data di regolamento delle sottoscrizioni è fissata per lunedì 16 febbraio. E dopo appena 27 giorni ricevereste la prima cedola, seppure “corta” e pari allo 0,391160%. Fanno 3,91 euro lordi (3,42 euro netti) per ogni lotto minimo di 1.000 euro. Perché non la cedola semestrale piena dell’1,2%? Per il semplice fatto che l’emissione è stata il 15 gennaio scorso e da quel giorno fino al 15 marzo saranno trascorsi 59 giorni rispetto a un semestre (dal 15 settembre 2025) di 181 giorni.
Bassa volatilità
Riguardo ai vantaggi c’è, infine, la bassa duration del BTp marzo 2029. E’ una buona notizia per le famiglie dubbiose circa la possibilità di portare il bond a scadenza. Nel caso di rivendita anticipata, c’è sempre il rischio che il prezzo di mercato risulti inferiore a quello di acquisto. Ciò infliggerebbe una perdita in conto capitale. Tuttavia, tale rischio è mitigato dalla bassa volatilità del titolo rispetto al rendimento. Anche se questo tornasse a salire, servirebbe un +1% per provocare una perdita di circa il 2,9%. E per il momento sarebbe uno scenario altamente improbabile. Considerate anche che, con l’avvicinarsi della scadenza, il prezzo tende a riportarsi alla pari. Suggerimento: esporsi per una quota dei risparmi non necessari al fabbisogno quotidiano nel medio periodo e per una percentuale non eccessivamente elevata.
giuseppe.timpone@investireoggi.it