Ci sono nuove obbligazioni retail (ISIN: IT0005694564) in emissione da parte di Unicredit. La banca milanese ha reso noto di avere avviato il collocamento da oggi e fino al 27 febbraio di un nuovo bond dedicato al pubblico dei piccoli investitori per un controvalore di 15 milioni di euro. Saranno acquistabili in questo periodo al 100% del loro valore nominale sul Mercato obbligazionario Telematico e Bond-X di Borsa Italiana. Il taglio minimo è di 1.000 euro. Si tratta un titolo senior, callable, con cedola fissa e “step down”. E cercheremo di analizzare una per una queste caratteristiche salienti.
Obbligazioni retail di Unicredit, caratteristiche salienti
Essendo senior, le obbligazioni retail di Unicredit non comportano rischi particolari come nel caso delle subordinate.
L’investitore può perdere il capitale se alla scadenza l’emittente non fosse in grado di restituirlo. Stiamo parlando, tuttavia, di una banca con una solidità patrimoniale tra le più forti in Europa. La data fissata per il rimborso è il 9 febbraio 2041, per cui hanno una durata massima di 15 anni. Tuttavia, la banca si riserva la facoltà di rimborsare il capitale e la cedola maturata fino a quel momento sin dalla data del 9 febbraio 2031, cioè dal quinto anno in avanti, e fino al 9 febbraio del 2040.
Cedole step-down fino alla scadenza
Offrono cedola fissa pagata annualmente e secondo i seguenti tassi decrescenti:
- 8% per i primi 2 anni
- 5% per terzo e quarto anno
- 4% per quinto e sesto anno
- 3% per settimo e ottavo anno
- 2,50% per nono e decimo anno
- 2% dall’undicesimo al quindicesimo anno.
Da questi dati emerge che la cedola media ponderata risulta del 3,6667% annuale lordo. Al netto dell’imposta del 26%, queste obbligazioni retail di Unicredit offrono il 2,71%. A titolo di confronto, alle attuali condizioni di mercato il BTp a 15 anni con scadenza marzo 2041 rende il 3,65% netto. Questo esempio vi serva per capire che le alte cedole iniziali non debbano essere considerate isolatamente, ma nell’insieme dell’investimento.
La cedola media è abbastanza bassa, come peraltro è normale che sia per un debito emesso da una banca molto solida. Al 30 settembre scorso, Unicredit vantava un CET1 (capitale primario) al 16,5% contro un 12,36% minimo fissato dalla vigilanza europea.
Rischio call, ma investimento garantito per 5 anni
Un altro rischio insito nell’investimento consiste nell’esercizio della “call”, che è un evento probabile nel caso in cui i tassi di mercato scendano. Unicredit avrebbe così modo di rifinanziarsi a costi più bassi, potendo rimborsare il debito anticipatamente e lasciando gli obbligazionisti a bocca asciutta in merito alle restanti cedole. Un rischio mitigato dalla clausola di “non callability” per i primi 5 anni. Salvo che volessimo rivendere ancora prima, la durata minima dell’investimento è garantita per un lustro, durante il quale la cedola media incassata sarebbe del 6% lordo (4,44% netto).
C’è da dire che, paradossalmente, all’investitore converrebbe che il rimborso avvenisse in anticipo rispetto alla scadenza ufficiale, così da essere liquidato con un rendimento relativamente elevato. Un altro rischio riguarda la scarsa liquidità sul mercato secondario, data l’entità l’esigua dell’emissione. 15 milioni di euro sono spiccioli in termini di capitale totale e nel caso in cui l’obbligazionista volesse rivendere a terzi, potrebbe non trovare un acquirente con immediatezza e ai prezzi teorici di mercato.
giuseppe.timpone@investireoggi.it