L’asse tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz si consolida e spiazza Emmanuel Macron, che cerca di uscire dall’angolo. Ci sono due notizie di questi giorni che rimescolano le carte della geopolitica continentale come siamo stati abituati a leggerla negli ultimi decenni. La prima è che la Germania ha abbandonato il progetto del “super caccia europeo”, portato avanti sin dal 2017 in società con la Francia. Berlino chiede ora di entrare a fare parte del progetto alternativo con Italia, Regno Unito e Giappone. Questione di costi, certo; ma il dato politico è pesante: i tedeschi mollano il patto sulla difesa europea, che quasi un decennio fa veniva inaugurato da Angela Merkel e l’attuale inquilino dell’Eliseo.
Asse tra Meloni e Merz su deregulation UE
La seconda notizia è ancora più importante: Italia e Germania convocano un pre-vertice a Bruxelles in vista del Consiglio europeo per giovedì 12 febbraio. Chiedono ai leader dell’Unione Europea che si discuta di deregolamentazione, rafforzamento del mercato unico e libero commercio. In pratica, portano avanti l’agenda sulla quale i due leader si erano già trovati concordi al vertice di Roma a gennaio. L’asse italo-tedesco si consolida e dà le carte in Europa al posto del consumato asse franco-tedesco. Eppure, meno di un anno fa un vittorioso Merz debuttava come cancelliere promettendo un partenariato prioritario con Francia, Polonia e Ucraina.
Il cancelliere si sta rivelando molto pragmatico. Capisce che Macron è un personaggio in declino con scarsa autorevolezza in patria e ormai anche all’estero. Manca poco più di un anno alla sua uscita di scena con il completamento del secondo mandato. Ci sono, invece, buone probabilità che Meloni ottenga il bis alle prossime elezioni politiche in programma nel 2027. E poi l’Italia, che gode di una stabilità politica anomala per la sua storia, sta risanando i conti pubblici e per questo viene premiata da mercati e agenzie di rating.
La Francia sta compiendo il percorso opposto tra governi che cadono e deficit che non scende. Da cui l’asse tra Meloni e Merz.
Macron reagisce con gli Eurobond
Macron non accetta di restare indietro e rilancia il tema del debito comune (gli Eurobond) insieme allo strumento della “preferenza europea”, un suo vecchio pallino: gli appalti pubblici devono accordare priorità alle aziende con sede nell’UE. Crede anche che bisogna puntare da subito sul 28-esimo regime (societario), come proposto dall’ex premier italiano Enrico Letta, per le aziende native. Infine, cita il Rapporto Draghi sulla necessità di investire 800 miliardi di euro all’anno a favore delle tecnologie digitali e verdi, somma che per il francese arriverebbe a 1.200 miliardi con la difesa. Come finanziare queste spese comuni? Per l’appunto ricorrendo alle emissioni comunitarie.
Non è questa la strada che intendono percorrere Italia e Germania. Un paradosso, dato che per anni era stato proprio il nostro Paese a “mendicare” emissioni di debito comune. Cos’è cambiato? Roma non è più sotto assedio dei mercati finanziari, mentre Parigi inizia ad esserlo. La grandeur transalpina vacilla dinnanzi alla realtà. Lo stato francese è iper-indebitato e finora era riuscito a nasconderlo molto bene con il suo attivismo geopolitico, conseguenza di un sistema istituzionale molto più solido del nostro. Il crescente isolamento nella stessa UE lo spinge a cercare soluzioni all’insegna del “divide et impera”, ma che rischiano di trasformarsi in un boomerang.
Differenze di vedute e dati macroeconomici
In effetti, la Germania si fida oggi ancora meno di una Francia in cerca di quattrini da Bruxelles. E lo stesso dicasi per gli stati baltici e “frugali”. Meloni ha un altro asso nella manica: è l’unico leader europeo che può interloquire con l’amministrazione Trump su un piano di amicizia. Proprio Macron si è costruito l’immagine dell’anti-Trump, che può avergli anche fatto conquistare qualche simpatia sui palcoscenici internazionali, ma che lo rende ancora meno centrale nel dibattito europeo. Merz stesso ha assunto una posizione più pragmatica verso Washington: consapevolezza della distanza ormai crescente con l’UE, ma anche della necessità di tenere saldi le relazioni.
Oltre alle sensibilità politiche e personali, prevalgono gli interessi economici. Germania e Italia vantano avanzi commerciali più cospicui con gli USA e, soprattutto, sono economie esportatrici nette. La Francia importa dall’estero più di quanto esporta. Ecco perché sul Mercosur le prime si sono ritrovate alleate contro la seconda. Tutte e tre, però, puntano a diversificare i mercati di sbocco, come segnala il recente accordo dell’UE con l’India.
Italia non più bistrattata
Il debito comune con il Next Generation EU fu una “gentile” concessione franco-tedesca all’Italia nel 2020, quando la pandemia minacciò di far saltare in aria i nostri conti pubblici. Parigi e Berlino non vollero permettersi una riedizione della crisi dei debiti del 2010-’12. Adesso, gli Eurobond sono rimasti un’opzione tutta francese per cercare di imporre agli alleati una soluzione europeista e che preservi al tempo stesso i conti pubblici di Parigi. Certo, anche all’Italia converrebbe che le voci di spesa come per la difesa venissero finanziate attraverso meccanismi solidali. Con un debito pubblico sopra il 135% del Pil, non siamo nelle condizioni di fare ironia sugli altri.
Asse Meloni Merz più conveniente di accordo con Macron
Il punto è, però, un altro. In questa fase, accordarsi con Macron sugli Eurobond alienerebbe all’Italia le simpatie della Germania, che è a caccia di un nuovo alleato sullo scacchiere continentale al posto della Francia. E con il “nein” di Merz non ci sarebbe alcun indebitamento comune. Il costo politico per Meloni sarebbe superiore al beneficio che sta già avendo l’asse con la Germania. Ricordate che nel 2011 i francesi scamparono alla crisi del debito non per ragioni strettamente economiche, bensì per la capacità di mostrarsi nella plancia di comando dell’UE al momento giusto. I mercati tendono a “rispettare” di più chi comanda, ossia chi da dietro le quinte può spendere una parola pesante su politica fiscale e monetaria.
giuseppe.timpone@investireoggi.it