Il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, ha lanciato l’avvertimento: “sul mercato dei cambi stanno aumentando i movimenti speculativi contro lo yen“. Un dollaro è arrivato a scambiare a più di 160 ed è sceso sotto questa soglia solo a seguito delle parole di colei che può autorizzare la Banca del Giappone ad intervenire per difendere o svalutare il cambio. Il mercato sconta un rialzo dei tassi di interesse assai probabile proprio per ridurre la pressione sulla valuta nipponica con il petrolio alle stelle. Il Sol Levante importa il 90% del greggio che consuma e, pertanto, è esposto fortemente al rischio inflazione.
Rialzo dei tassi in Giappone tra yen debole e caro energia
Il prossimo board dell’istituto si terrà il 27-28 aprile e c’è il 70% di probabilità che venga annunciato un aumento del costo del denaro all’1%. Lo dice anche il mercato obbligazionario. Il bond a 2 anni offre un rendimento di 1,35% contro un livello dei tassi ancora fermo da dicembre allo 0,75%. Per dirla in gergo tecnico, la curva si è portata molto avanti. La scadenza a 10 anni è salita al 2,35%, il livello maggiore dal 1999. E nell’ultimo mese la direzione è stata tutta verso l’alto, mentre il cambio contro il dollaro si è indebolito del 2,2% e l’indice Nikkei-225 alla Borsa di Tokyo è crollato dell’11,75%.
L’indice dei prezzi al consumo “core” a Tokyo, cioè al netto di energia e generi alimentari, è sceso a marzo all’1,7% dall’1,8% di febbraio. E i prezzi dell’energia sono diminuiti di un altro 7,5% dopo il 9,2% del mese precedente. Sembrano dati controcorrenti per quello che sta avvenendo in queste settimane.
Lo si deve ai sussidi del governo contro il caro energia e che già dalla fine dello scorso anno hanno contribuito in misura rilevante a ridurre l’inflazione dal 2,9% di novembre all’1,3% di febbraio. E ciò ha permesso alla premier Sanae Takaichi di conquistare alle elezioni anticipate del mese scorso una super maggioranza di 350 su 465 seggi alla Camera bassa.

Rischio inflazione minaccia l’agenda Takaichi
Tuttavia, non durerà. I rincari sono destinati a durare per effetto delle tensioni in Medio Oriente. E il governo non può immaginare di dissanguare il bilancio pubblico per impedire che la Banca del Giappone alzi i tassi. D’altra parte, un loro aumento impatta su un debito pubblico sopra il 235% del Pil. Numeri, che cozzano con la politica fiscale espansiva promessa dalla premier per stimolare la crescita economica. Un piano già varato in autunno di 21.300 miliardi di yen (115 miliardi di euro), che include la sospensione dell’IVA sui generi di prima necessità.
Se il Giappone alzasse i tassi contro il rischio inflazione e per sostenere lo yen, lo farebbe qualche giorno prima della Banca Centrale Europea, il cui board si riunirà a Francoforte il 29-30 aprile. Insieme alla Banca d’Inghilterra, sarebbero con ogni probabilità tra i primi istituti ad annunciare la svolta monetaria con notevole anticipo rispetto ai tempi previsti.
Lo impone la situazione nel Golfo Persico, anche se resta accesa la speranza che entro le prossime settimane lo Stretto di Hormuz possa riaprire e far scendere così i prezzi di petrolio e gas.
Approvato esercizio provvisorio
Intanto, per la prima volta in 11 anni il Giappone ha approvato l’esercizio provvisorio fino all’11 aprile, dato che formalmente oggi scade l’esercizio fiscale e il nuovo bilancio non era pronto. Una mossa di Takaichi per mostrare la mano tesa alle opposizioni, che al Senato dispongono della maggioranza dei seggi, pur essendo notevolmente divisa in diversi partiti tra loro contrapposti. Sono stati stanziati 8.560 miliardi di yen (46,75 miliardi di euro) a copertura delle spese per i primi 11 giorni del mese entrante. E chissà che dietro a questa mossa a sorpresa non si celi la convinzione che bisogna tenere bassi i toni e alta la collaborazione tra le forze politiche in vista di tempi peggiori.
giuseppe.timpone@investireoggi.it