E’ una sfida – l’ennesima nella sua vita – che Elon Musk lancia al mercato. E in questo caso, l’attacco alle banche americane è diretto e potenzialmente assai insidioso. Con il beta test su xMoney, l’uomo più ricco del mondo compie un ulteriore passo verso l’offerta di quella “app universale” di cui parlò già nel 2022 quando rilevò Twitter (oggi X) per 44 miliardi di dollari. Tassi di interesse del 6% per gli utenti che depositano i propri risparmi sul conto e cashback del 3%. Condizioni fuori mercato, se si considera che la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati al 3,50-3,75% questa settimana e che gli interessi medi offerti dalle banche americane ai risparmiatori sui conti correnti sia dello 0,41%.
xMoney: tassi alti insidia per banche e finanza USA
Nel dettaglio xMoney è un servizio gestito da X Payments LLC, una sussidiaria finanziaria che ha già ottenuto la licenza bancaria in 41 degli stati USA, ma non ancora a New York. Questo rappresenta un limite alla sua diffusione e al suo successo immediato, visto che gran parte della popolazione benestante negli USA vive proprio nella Grande Mela. Musk offre anche una carta Visa in metallo personalizzata con l’handle @X dell’utente e tra gli altri servizi anche un assistente IA gratuito.
L’idea è di imitare WeChat in Cina, che è una sorta di WhatsApp con la possibilità di effettuare pagamenti. Oltre alle banche americane, realtà come SoFi e LendingClub, ma anche Visa e MasterCard risultano potenzialmente colpite in maniera diretta dalla novità. Musk sta insidiando il sistema bancario e finanziario tradizionale con il lancio, pur ancora in beta test e solamente negli USA, di un’app per i pagamenti dalle condizioni assai vantaggiose rispetto alla concorrenza del mercato.
Critiche a Musk
xMoney è già oggetto di forti critiche. Al Congresso l’opposizione non manca. La senatrice democratica Elisabeth Warren, già nota per le sue posizioni radicali, vuole vederci chiaro sul nuovo servizio. Paventa l’ipotesi che tassi così spropositatamente elevati siano offerti ai risparmiatori americani in conseguenza dell’appoggio a banche rischiose. Il sospetto è che ci sia un accordo in tal senso con Cross River Bank, già sanzionata più volte dalla Federal Deposit Insurance Corporation per pratiche bancarie non sicure e carenze nei controlli dei partner fintech.
I detrattori di Musk lo accusano di offrire tassi alti e cashback con xMoney, monetizzando i dati finanziari degli utenti stessi. In sostanza, il servizio sarebbe uno specchietto per le allodole e il suo model business consisterebbe nello sfruttamento dei “big data” alla stregua di quanto già avviene oggi con i social media, tra cui la stessa X. Il tycoon non ha ancora replicato alle accuse. La sensazione è che il mercato americano sia spaventato dalla possibilità di ritrovarsi un concorrente capace di attirare enormi flussi di risparmio delle famiglie.
Duro colpo per colossi come Visa e MasterCard
In effetti, se l’iniziativa avrà successo, le banche perderanno depositi a favore di xMoney per via non soltanto dei tassi ben più generosi, ma anche dell’insieme dei servizi integrati in un’unica applicazione.
E questo fa paura, anche alla finanza non strettamente bancaria. Prendete un fondo d’investimento: quanto dovrebbe prospettare ai clienti per mostrarsi competitivo con la nuova creatura di Musk? D’altra parte, se l’app offrisse stabilmente il 6%, da qualche parte dovrebbe investire a rendimenti ancora più alti. Pertanto, i numeri di cui stiamo parlando è possibile che siano destinati a scendere dopo la fase di prova, in quanto non sostenibili.
Quando si parla di Musk, infine, non si può non notare che egli sia un forte sostenitore delle criptovalute. Che i risparmi su xMoney finiscano su quel mercato? Se così, l’investimento sarebbe rischioso, in quanto esporrebbe indirettamente e inconsapevolmente l’utente alla volatilità di un asset molto altalenante. Ma sin qui si tratta di semplici congetture. La verità è che xMoney fa paura, così come anche la capacità di social alternativi e popolari come Meta di lanciarsi sul mercato dei pagamenti, scalfendo lo strapotere dei colossi internazionali. Ciò spiega gli attacchi e l’isteria che circonda iniziative di questo genere ogni volta che vengano anche solo prospettate.
giuseppe.timpone@investireoggi.it