Non necessariamente chi ha versato meno di 20 anni di contributi è escluso dal sistema previdenziale italiano. Esistono infatti alcune deroghe ai requisiti ordinari, vere e proprie salvaguardie riservate a specifiche categorie di lavoratori, che consentono l’accesso alla pensione anche con una contribuzione ridotta. Si tratta però di meccanismi particolari, che vanno compresi con attenzione.
La pensione dei contributivi puri, ecco quando basta aver versato solo 5 anni di contributi
Una prima deroga riguarda i cosiddetti contributivi puri, cioè coloro che hanno versato il primo contributo dopo il 31 dicembre 1995. Questa categoria può accedere alla pensione anche con soli 5 anni di contributi, ma a una condizione: bisogna attendere il compimento dei 71 anni di età.
Si tratta di un requisito anagrafico particolarmente elevato, destinato peraltro ad aumentare: nel 2027 salirà di un mese e nel 2028 di tre mesi, in linea con il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita.
È una possibilità importante, ma non accessibile a tutti: ad esempio, i lavoratori con carriere miste (cioè con contributi versati prima del 1996) non possono beneficiarne.
Per gli invalidi 5 anni di contributi possono bastare
Tra le opzioni disponibili per chi non raggiunge i 20 anni di contributi rientra anche l’assegno ordinario di invalidità. Questa prestazione è destinata a chi ha subito una riduzione della capacità lavorativa pari almeno ai due terzi a causa di malattie o patologie.
Sono sufficienti 5 anni di contributi (pari a 260 settimane), a patto che almeno 3 anni (156 settimane) siano stati versati nei 5 anni precedenti la domanda.
Gli stessi requisiti contributivi valgono anche per la pensione di inabilità, con la differenza che in questo caso è richiesta una inabilità totale al lavoro.
Tra le due misure esistono differenze rilevanti:
- con l’assegno ordinario è possibile continuare a lavorare;
- la prestazione è temporanea, con rinnovo ogni tre anni;
- la pensione di inabilità, invece, è generalmente definitiva e incompatibile con qualsiasi attività lavorativa.
Per i ciechi ecco le opportunità di pensione con meno di 20 anni di versamenti
Un’altra categoria che può accedere alla pensione con meno di 20 anni di contributi è quella dei ciechi assoluti o con una capacità visiva molto ridotta (inferiore a 1/10).
In questi casi bastano 10 anni di contributi, ma restano comunque previsti limiti anagrafici variabili:
- tra 51 e 61 anni,
- a seconda che si tratti di lavoratori dipendenti o autonomi,
- e in base al genere.
Si tratta di una platea ristretta, ma con condizioni previdenziali decisamente più favorevoli rispetto alla norma generale.
Tra le varie opzioni per la pensione con meno di 20 anni di contributi, i residui delle deroghe Amato
Restano infine in vigore, anche se in modo limitato, le cosiddette deroghe Amato, che consentono di andare in pensione con 15 anni di contributi.
Le situazioni in cui si applicano sono tre:
- Prima deroga: lavoratori che avevano già maturato 15 anni di contributi entro il 31 dicembre 1992;
- Seconda deroga: soggetti autorizzati ai versamenti volontari entro il 31 dicembre 1992, indipendentemente dal fatto che abbiano poi versato effettivamente tali contributi;
- Terza deroga: lavoratori con almeno 25 anni di anzianità contributiva (oggi, di fatto, almeno 30 anni dal primo contributo) e con 10 anni di carriera discontinua, cioè con meno di 52 settimane lavorate per anno.
Si tratta di norme residuali, applicabili solo a casi specifici. Ma che rappresentano ancora oggi una possibilità concreta per accedere alla pensione senza raggiungere i 20 anni di contribuzione.
In sintesi, il sistema previdenziale italiano prevede alcune vie alternative per chi ha carriere discontinue o contributi ridotti, ma si tratta sempre di eccezioni ben delimitate, che richiedono requisiti precisi e spesso stringenti.
