Quando sei vicino ai requisiti, l’ultimo tratto di strada è quello in cui si fanno più errori: non tanto “quanto prendo di NASpI”, ma come (e se) quei mesi diventano contributi utili per la pensione.
Capita spesso: mancano uno o due anni di contributi, il lavoro finisce, e ci si trova davanti a un bivio. Da una parte la NASpI, dall’altra l’idea di aprire una partita IVA (con iscrizione alla Gestione Separata INPS) per “continuare a versare” e non perdere tempo.
La verità è che non esiste una risposta uguale per tutti. Ma esistono alcune regole certe che ti aiutano a capire cosa conviene valutare prima di decidere.
NASpI: i mesi “valgono” per la pensione?
Sì: i periodi di fruizione della NASpI sono coperti da contribuzione figurativa accreditata dall’INPS, senza oneri a carico del beneficiario. In linea generale, i contributi figurativi sono utili sia per maturare il diritto alla pensione sia per determinarne l’importo. Attenzione però: se si sceglie la NASpI anticipata, la contribuzione figurativa non spetta.
(In altre parole: NASpI “mensile” e NASpI “anticipata” non sono equivalenti dal punto di vista dei contributi.)
Il punto che molti ignorano: la NASpI prima della pensione non dura “quanto vuoi”
Uno dei motivi per cui si pensa subito alla partita IVA è la paura di restare scoperti. Ma va ricordato che la NASpI ha una durata legata alle settimane contributive degli ultimi quattro anni (con un limite massimo). Quindi l’idea “mi copro due anni con la NASpI” non è automaticamente realistica: dipende dalla tua storia contributiva recente.
Partita IVA e Gestione Separata: i contributi non sono “automatici”
Aprire una partita IVA e iscriversi alla Gestione Separata significa versare contributi in base ai compensi dichiarati.
Per i professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria, l’aliquota complessiva di riferimento è indicata dall’INPS (ad esempio 26,07% per alcune casistiche di professionisti iscritti in GS; per soggetti già pensionati o assicurati presso altre forme obbligatorie l’aliquota è confermata al 24%).
Tradotto: la partita IVA può essere utile per “fare contributi”, ma:
- richiede redditi/compensi su cui calcolare i versamenti;
- comporta costi previdenziali e adempimenti fiscali;
- ha senso soprattutto se c’è un lavoro vero (non solo un’apertura “difensiva”).
NASpI e attività durante la NASpI: attenzione alle comunicazioni
Molti pensano: “Apro partita IVA e intanto prendo la NASpI”. In realtà qui la parola chiave è comunicare. Durante la percezione della NASpI bisogna comunicare all’INPS le variazioni che possono incidere su durata e misura della prestazione tramite NASpI-Com.
L’INPS richiama in modo esplicito che, in caso di iscrizione alla Gestione Separata, va dichiarato ogni anno il reddito presunto (anche se pari a zero) e che l’adempimento è obbligatorio, con rischio di decadenza in caso di omissione.
L’alternativa spesso dimenticata: i contributi volontari
C’è un terzo percorso che in molti non considerano: i contributi volontari. L’INPS prevede un servizio dedicato per chiedere l’autorizzazione al versamento volontario, utile a perfezionare i requisiti pensionistici nei casi di cessazione o interruzione dell’attività lavorativa.
Non è la soluzione per tutti (dipende dai requisiti, dalla storia contributiva e dai costi), ma è una strada che vale la pena mettere sul tavolo quando “manca poco”.
Checklist rapida: 6 domande che cambiano la scelta
- Quanti mesi di NASpI ti spettano davvero in base alle settimane contributive degli ultimi 4 anni?
- Ti serve solo “copertura contributiva” o anche reddito immediato?
- Hai già contatti o lavori che giustificano una partita IVA con compensi reali?
- Stai valutando la NASpI anticipata (sapendo che cambia il tema contributi)?
- Se ti iscrivi in Gestione Separata durante la NASpI, sei pronta a gestire NASpI-Com e reddito presunto senza errori?
- Hai verificato se puoi richiedere contributi volontari per colmare il gap senza aprire partita IVA?
I 3 errori più comuni (che costano mesi di contributi)
- Aprire la partita IVA “solo per versare”, senza redditi adeguati e senza un piano sostenibile.
- Sottovalutare la parte INPS-Comunicazioni durante la NASpI (in particolare se si entra in Gestione Separata).
- Non fare una simulazione (anche tramite patronato) prima di scegliere tra NASpI, attività autonoma o contributi volontari.
Riassumendo
- Quando mancano uno o due anni di contributi, la tentazione di “fare in fretta” è forte.
- La decisione migliore è quella che tiene insieme tre cose: copertura contributiva, sostenibilità economica e regole INPS (soprattutto comunicazioni e compatibilità).
- Se vuoi evitare sorprese, la regola d’oro è: prima di scegliere lo strumento, chiarisci quanti mesi di NASpI ti spettano e quali opzioni hai davvero per coprire il gap (inclusi i contributi volontari).
Nota: l’articolo ha finalità informativa. Per una valutazione sul tuo caso concreto (gestione, requisiti e costi) è consigliabile un confronto con patronato o consulente previdenziale.