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Inflazione e caos economico in Iran: la corsa ai contanti che svuota gli sportelli

L'Iran si prepara alla guerra con gli Stati Uniti in condizioni di estrema crisi economica, come svela anche l'assalto ai contanti in banca.
6 Febbraio 2026
L'Iran in profonda crisi si prepara alla guerra
L'Iran in profonda crisi si prepara alla guerra © Investireoggi.it

Il dialogo con gli Stati Uniti non si è interrotto del tutto sul nucleare, ma l’Iran si prepara ormai quasi con rassegnazione all’opzione più devastante: la guerra. E lo fa in condizioni economiche a dir poco di estrema crisi. Le proteste di gennaio sono state represse nel sangue, lasciando sul terreno migliaia di morti. Il malcontento è solo aumentato e si sfoga nelle ultime settimane anche attraverso l’assalto dei cittadini alle banche per prelevare denaro contante. Molte filiali sono rimaste a corto di banconote, trovandosi costrette a limitare i prelievi a 30-50.000 rial al giorno per cliente, qualcosa come 17,70-29,50 dollari.

Crisi del cambio in Iran spia del tracollo finanziario

Il tasso di cambio di mercato ha toccato nuovi minimi storici. Per 1 dollaro ieri servivano 1.695.000 rial. Un tracollo del 16% da quando i commercianti del bazar di Teheran abbassarono le saracinesche per protesta contro il collasso valutario. Era il 28 dicembre scorso, poco più di un mese fa, e da allora la situazione è soltanto peggiorata. Anni di inflazione alle stelle hanno reso i pagamenti in contanti sempre più complicati. La banconota di taglio più alto è di 2.000.000 di rial, corrispondenti ormai solo a 1,18 dollari. Cinque anni fa, valevano ancora 8,30 dollari.

Crisi del cambio in Iran
Crisi del cambio in Iran © License Creative Commons

Spirale inflazionistica provocata dall’eccesso di liquidità

I dati ufficiali dicono che nei primi 8 mesi del calendario iraniano, che inizia a marzo, il denaro in circolazione è cresciuto del 23% tendenziale contro il +0,8% dello stesso periodo dell’anno precedente. E nel frattempo la base monetaria è esplosa del 47,5%. Questo significa che la banca centrale stampa sempre più moneta per finanziare i “buchi” del bilancio statale, innescando una spirale inflazionistica e costringendo i cittadini a possedere quanto più contante possibile per effettuare i pagamenti prima che perda potere di acquisto.

Ad ottobre, i prezzi al consumo risultavano aumentati del 48,6% annuo. Le cifre reali sarebbero ben maggiori.

Tetto ai prelievi bancari

Adesso, per evitare che le banche restino del tutto a corto di liquidità, è stato imposto un limite ai prelievi quotidiani di 3.000.000 di rial (1,77 dollari). E proprio tali limitazioni inducono i clienti a recarsi agli ATM per prelevare denaro prima che non ve ne sia più a disposizione. Un controsenso apparente per un’economia che di banconote ne stampa fin troppe. La Repubblica Islamica sta cercando di reagire alla rabbia popolare. Da gennaio ciascun cittadino riceve 10.000.000 di rial al mese come sussidio: 5,90 dollari! La misura non fa che aumentare la spesa pubblica in deficit e, di conseguenza, la stessa inflazione alla base della rivolta.

Crisi in Iran scatena rabbia popolare

Tuttavia, essa si è resa necessaria per placare l’ira dei cittadini per la riduzione dei sussidi per il carburante. Sopra 160 litri al mese, la benzina si pagherà a 50.000 rial (3 centesimi di dollaro) dai 30.000 precedenti (circa 2 centesimi). Numeri, che fanno ben capire quali siano i livelli di disagio economico raggiunto da un Iran ormai cronicamente in crisi.

E la rabbia è acuita da due considerazioni. La prima è che il governo spende troppo non per erogare servizi, bensì per armamenti e aiuti a formazioni militari e stati satellite come Hezbollah in Libano, ribelli Houthi nello Yemen, Hamas nella Striscia di Gaza e prima anche la Siria di Bashir al-Assad.

E le industrie sono tutte in mano all’apparato militare, che di fatto preleva ricchezza attraverso monopoli e corruzione diffusa. Una rivoluzione islamista con benefici per i pochi funzionari del regime. A dicembre e gennaio le esportazioni di petrolio sono state in media di 1,5 milioni di barili al giorno, in calo dagli 1,8 milioni dei mesi precedenti. Le sanzioni USA, divenute più rigide per volere dell’amministrazione Trump, stanno avendo effetto. E questo deprime le già magre entrate fiscali e i proventi in dollari, acuendo la crisi fiscale e valutaria in Iran. Se Washington disponesse il sequestro delle petroliere che esportano greggio illegalmente, sarebbe il tracollo finanziario definitivo per Teheran.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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