Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 04 Giu, 2026

Talenti sprecati in Serie A: perché l’Italia resta indietro e cosa imparare dall’Europa

Calcio italiano in subbuglio dopo l'esclusione dal terzo mondiale di fila. Servono riforme e una deve riguardare i talenti sprecati in Serie A
5 Aprile 2026
Talenti in Serie A sprecati
Talenti in Serie A sprecati © Investireoggi.it

I cicli nel calcio esistono ovunque, ma in Italia è ormai allarme declino inarrestabile dopo la terza esclusione consecutiva ai mondiali. L’eliminazione con la modesta Bosnia ha messo in risalto l’urgenza di riforme sempre rinviate per ottusità dei club e dirigenti di federazione modesti, se non del tutto inadatti al ruolo. I talenti forse non sono quelli di un tempo, ma la Serie A è diventata da qualche decennio una Rsa degli altri campionati europei. Ed è arrivato il momento di dirci le cose come stanno: le dimissioni di Gabriele Gravina da presidente della FIGC arrivano a distanza di pochi mesi dalla sua elezione con il 99,7% dei voti delle società professionistiche.

L’Italia è brava ad individuare capri espiatori quando le cose vanno male, ma non fa quasi mai i conti con i propri errori anche recentissimi.

Talenti di Serie A in panchina

Tutti oggi parlano di riforme necessarie per il calcio. Le tesi sono perlopiù condivise e forse per la prima volta esperti, addetti ai lavori e tifosi concordano su una stessa soluzione: la Serie A deve tornare a valorizzare i talenti. Bisogna ripartire dai settori giovanili, che in Italia sono affare per pochi fortunati. Costano parecchio per le disponibilità finanziarie di molte famiglie. Ricordiamoci che il calcio è stato da sempre uno sport popolare, ma che le scuole da tempo hanno trasformato paradossalmente in elitario, mentre altri sport “minori” (de che?) risultano molto più abbordabili per le tasche dei più.

Confronto con l’estero

Fatta questa premessa, perché i talenti non arrivano in Serie A o se ci arrivano, non vengono valorizzati? Il tema è complesso e può esserci utile un confronto internazionale.

In Premier League un giovane di 19-20 anni ha accumulato almeno 2.000 minuti di gioco in campo prima di essere ceduto. In Serie A, meno di 1.000 minuti a spezzoni e quasi sempre partendo da riserva. Questo fa sì che i club inglesi riescano a spuntare sui giovani talenti prezzi a +200-300% rispetto ai costi di acquisto o sostenuti per la loro crescita nei vivai.

La differenza la fa il curriculum. Una società non compra un giovane, per quanto promettente appaia, senza che abbia dimostrato di valere. Ma non puoi dimostrarlo se lo hai fatto giocare per pochi minuti e magari in competizioni minori come tappabuchi per un titolare blasonato o comunque più maturo. Ed ecco i riflessi a cascata: i talenti in Serie A rendono meno che altrove e per questo se ne coltivano di meno. Meglio puntare sull’usato sicuro, che poi tanti risultati non li sta portando ormai da molti anni.

Giovani non valorizzati, voglia di risultati immediati

Alcune cifre aiutano a capire meglio la situazione. I ricavi maturati dalla vendita di giovani talenti ammontavano nel 2025 a 1,46 miliardi di euro in Liga, il 45% del totale. In Serie A, solo a 890 milioni e per il 28% del totale. Prima ci sono anche Premier League con 1,07 miliardi (22%) e Bundesliga con 960 milioni (31%).

Quasi alla pari con noi c’è la Ligue 1 con 760 milioni (26%). I modelli seguiti sono diversi. La Spagna adotta una strategia più aggressiva di valorizzazione e rivendita al momento giusto, la Germania un approccio più conservativo. Tutti gli altri campionati, tuttavia, valorizzano i talenti più giovani o inserendoli definitivamente in rosa o cedendoli quando possono fare introitare il massimo possibile.

Ma perché la Serie A fa giocare poco e male i suoi giovani talenti? Questione di mentalità, anche se c’è l’assillo dei risultati immediati. Il nostro campionato risulta poco appetibile in mercati come Asia e America. Questo lo rende un asset meno prezioso di Premier League e Liga con conseguenti ricavi più bassi dai diritti TV nel complesso: appena 900 milioni di euro contro i 3 miliardi dei club inglesi. Come il cane che si morde la coda, nel tentativo di recuperare appetibilità le nostre società puntano sui nomi altisonanti (si fa per dire) e così facendo segano l’albero su cui siedono. I giovani non crescono e alla fine sono costrette a comprare vecchi scarponi dall’estero e dai risultati modestissimi.

Settori giovanili facile mangiatoia

Le responsabilità sono anche a monte. I settori giovanili sono considerati da chi li gestisce una facile mangiatoia per fare soldi in breve tempo. Ai club di Serie A vengono richieste cifre insostenibili per vendere loro presunti talenti senza un excursus accertato. Ciò costringe a guardare all’estero, dove tra la fame di successo e la voglia di lasciare certe realtà le richieste risultano ben più razionali. E ai club non importa se la Nazionale resta priva di italiani da far giocare agli europei e ai mondiali. Devono fare quadrare i loro conti, a maggior ragione che alcuni di loro sono persino quotati in borsa e devono rendere conto agli azionisti, non alla FIGC.

Talenti in Serie A mancano per difesa status quo

E già il wage/revenue, ossia il rapporto tra stipendi e ricavi, per molte società di Serie A arriva al 70-80% o supera anche il 90%. Tutto si può chiedere loro, fuorché di aumentare ulteriormente le spese per i contratti. I ricavi da stadio incidono per il 10-15% del totale contro il 20-30% in Premier League.

Pesa anche il basso numero di stadi di proprietà con conseguente minore valorizzazione degli impianti. Alla fine è tutta una questione di risorse. Le ristrettezze finanziarie impongono scelte miopi e che nessuno ha inteso finora mettere in discussione per timore di peggiorare la condizione.

La difesa dello status quo è l’arte più diffusa tra gli italiani in ogni ambito. I talenti ci sono, ma non vengono né cercati, né coltivati. Meglio comprare a prezzi gonfiati chi può rendere di più e subito, anziché investire in un’ottica di lungimiranza. Ma qui non stiamo parlando solo di calcio. E’ il sistema Italia che si fonda su questa mentalità di brevissimo termine, dove in pochi hanno voglia di guardare oltre il proprio naso e rischiare. La Serie A non fa eccezione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti con responsabilità diffuse.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

versamenti sul conto del professionista
Articolo precedente

Conto corrente e Fisco: quando scattano davvero i controlli

bonifico figli
Articolo seguente

Bonifici ordinari in ritardo, addio stipendio fino a dopo Pasqua, ma ci sono i bonifici istantanei