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Oggi: 01 Lug, 2026

Sulle pensioni l’INPS condannata a restituire soldi ai pensionati lavoratori saltuari

Pensioni INPS e divieto di cumulo dei redditi da lavoro con i redditi da pensione, sospensione legittima o no?
1 Luglio 2026
stipendio pensioni e INPS che sospende i trattamenti.
Foto © Investireoggi

Alcune misure del nostro ordinamento previdenziale presentano una particolarità che molti pensionati tendono a sottovalutare, finendo poi per trovarsi in situazioni molto complicate.

Si tratta del divieto di cumulare la pensione con redditi da lavoro, sia autonomo sia dipendente. In pratica, esistono prestazioni previdenziali che possono essere percepite solo a condizione che il beneficiario non svolga alcuna attività lavorativa.

Il divieto non vale soltanto al momento della presentazione della domanda di pensione. Infatti, il divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro continua a operare anche durante tutta la fruizione della prestazione.

Negli ultimi tempi, però, si sta ripetendo una situazione già verificatasi in passato.

L’INPS continua ad applicare in maniera rigorosa le norme sul divieto di cumulo, mentre diversi Tribunali stanno adottando un orientamento differente, arrivando perfino a condannare l’Istituto a restituire le somme trattenute ai pensionati.

Sulle pensioni l’INPS condannata a restituire soldi ai pensionati lavoratori saltuari

Quasi tutte le pensioni richiedono, al momento della domanda, la cessazione del rapporto di lavoro. In particolare, per i lavoratori dipendenti la fine dell’attività lavorativa rappresenta un requisito indispensabile per accedere alla pensione.

Una volta ottenuta la pensione, tuttavia, molte prestazioni consentono di riprendere un’attività lavorativa. Diverso è invece il caso di alcune forme di pensionamento anticipato, per le quali continua a valere il divieto di cumulo.

Rientrano in questa categoria Quota 100, Quota 102, Quota 103 e Ape Sociale, tutte accomunate dall’impossibilità di cumulare la pensione con redditi da lavoro.

Il principio su cui si basa la normativa, e che l’INPS applica in modo rigoroso, è semplice: chi sceglie di andare in pensione anticipatamente lo fa perché intende uscire definitivamente dal mercato del lavoro.

Per questo motivo, durante tutto il periodo che intercorre tra il pensionamento anticipato e il raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, il beneficiario deve rispettare il divieto di svolgere attività lavorativa.

L’unica eccezione riguarda il lavoro autonomo occasionale, purché il reddito complessivo non superi 5.000 euro annui.

Qualunque altra attività lavorativa, sia dipendente sia autonoma, comporta conseguenze molto pesanti.

Infatti, quando l’INPS accerta che un titolare di una di queste prestazioni è tornato a lavorare, non si limita a sospendere la pensione. L’Istituto richiede anche la restituzione delle somme percepite, con riferimento all’intero anno nel quale è stata violata la regola del divieto di cumulo.

Ok alla sospensione della pensione, ma non per l’intero anno solare

Più volte abbiamo dato notizia di sentenze con cui diversi Tribunali hanno contestato l’interpretazione adottata dall’INPS.

Secondo numerosi giudici, infatti, la sanzione applicata dall’Istituto risulta sproporzionata rispetto ai compensi effettivamente percepiti dal pensionato.

Emblematico è stato il caso di un pensionato che aveva svolto il ruolo di comparsa in un film, percependo appena 70 euro. Anche in quella circostanza l’INPS aveva applicato integralmente il divieto di cumulo.

È davvero proporzionato privare un pensionato dell’intera annualità della pensione per un’attività occasionale e di modesto valore economico? Secondo diversi Tribunali, la risposta è negativa.

Ne arriva un’ulteriore conferma dal Tribunale di Treviso, che ha esaminato due distinti ricorsi conclusi con la condanna dell’INPS alla restituzione delle somme trattenute, per un importo complessivo di circa 50.000 euro.

In uno dei due casi il pensionato aveva lavorato soltanto per una quindicina di giorni, distribuiti nell’arco di tre mesi, percependo un reddito di poco superiore ai 1.000 euro.

Nonostante ciò, l’INPS aveva sospeso la pensione per l’intero anno, determinando una perdita superiore a 23.000 euro.

I giudici trevigiani hanno invece ritenuto sproporzionata questa applicazione della normativa.

Secondo la sentenza, è legittimo che l’INPS sospenda la pensione quando viene violato il divieto di cumulo. Tuttavia, nel caso di attività lavorative saltuarie e di modesta entità economica, la sospensione dovrebbe riguardare esclusivamente i mesi nei quali il lavoro è stato effettivamente svolto e non l’intero anno solare interessato.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.