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Stipendi in Italia più bassi: cosa è cambiato negli ultimi 10 anni

Quali sono i paesi europei in cui gli stipendi sono aumentati maggiormente e dove invece sono scesi.
di
31 Marzo 2019
Stipendi in Italia

Un’altra fotografia dell’Italia che non ci premia quando si parla di mercato del lavoro. L’analisi arriva dai sindacati europei Etuc, European Trade Union Confederation e riportata da Il Sole 24 Ore, secondo cui nel nostro paese gli stipendi sono più bassi rispetto a 10 anni fa.

Dove sono calati gli stipendi

Stipendi più bassi si sono segnalati anche in Gran Bretagna, Ungheria, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Croazia mentre sono stabili in Finlandia e Belgio. La vera novità riguarda i paesi dell’Est dove si è assistita ad un vera e propria crescita.  Considerando il periodo 2009-2019 gli stipendi in Italia sono scesi del 2%, molto peggio è andata a paesi come Grecia che ha visto una discesa del 23%, Croazia del 7%, Cipro del 4%, Portogallo del 3% e Spagna del 2%.

Numeri in calo anche in Gran Bretagna e Ungheria dove si è registrato un calo dell’1%.

I paesi dove invece gli stipendi sono aumentati sono la Germania, che ha registrato una crescita dell’11% e Francia del 7%. Il boom si è visto anche nei paesi dell’Est con Bulgaria, Polonia e Romania ma anche Lettonia, Lituania ed Estonia dove ci sono stati aumenti anche dell’87% nel caso della Bulgaria, fino al 20% dell’Estonia.

Le categorie colpite

In Italia, in particolare, si è visto un calo degli stipendi del personale della scuola ma anche nella carriera diplomatica, regioni e nelle autonomie locali. Per i dipendenti pubblici la retribuzione media annua lorda è di 34.491 euro, 28.440 euro per i dipendenti della scuola, 137.294  euro di media della magistratura, i dipendenti di regioni e autonomie locali invece guadagnano 28.632. Gli stipendi più alti considerati arrivano dai dipendenti in ambito prefettizio e quelli delle autorità indipendenti, fino a 90mila euro.

In genere la crescita si è vista per i dipendenti delle agenzie fiscali, militari delle forze armate, lavoratori degli pubblici non economici.

Secondo Luca Visentini, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, «Questa è la prova che la crisi non è finita in tutti i Paesi, e che anche quando c’è la ripresa economica i lavoratori non ne hanno benefici» Bisognerebbe, quindi, chiedere all’Ue di aumentare i salari.

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