Trionfo per Nigel Farage e pesante sconfitta per Keir Starmer. Alle elezioni locali il Reform UK emerge nitidamente come vincitore conquistando più voti di tutti gli altri partiti e registrando un’avanzata spettacolare in termini di seggi. Quando ancora risultano proclamati i risultati di soli 42 consigli su 136, il partito che si batté per la Brexit e che punta a scalzare i Tories come rappresentanti della destra conservatrice ha ottenuto 338 seggi (+311 sulla tornata precedente), mentre il Labour del primo ministro collassa di 210 a 232 seggi. In terza posizione troviamo i LibDem con 217 seggi (+29) e solo quarti i Tories a 159 (-64). I Verdi guadagnano anch’essi 23 seggi e arrivano complessivamente a 49.

Elezioni UK disfatta laburista e trionfo per Farage
Commentando i primi risultati, Starmer ha dichiarato che il governo va avanti, assumendosi al contempo la responsabilità della sconfitta “senza cercare capri espiatori”. L’ala sinistra del Labour ne chiede le dimissioni. Ha il triste primato di essere il capo del governo più impopolare nella storia britannica. E sono passati meno di due anni dal suo ingresso a Downing Street. Ma queste elezioni stanno annunciando la fine dello storico bipartitismo UK. Se Starmer piange, la leader dell’opposizione conservatrice Kimi Badenoch non ride. Può consolarsi con la riconquista di Westminster, perso dal partito nel 2022. Tuttavia, perde a sua volta la guida di Newcastle in favore proprio del Reform UK.
Ed entro stasera si avranno i risultati dello spoglio per il rinnovo del Parlamento in Scozia (Holyrood) e in Galles (Senedd).
Stando ai sondaggi della vigilia, il partito di Farage avanzerebbe in entrambi e contenderebbe la vittoria agli autonomisti gallesi. Occhi puntati sui laburisti, che temono la disfatta. Un voto molto negativo in queste due regioni porterebbe cattive notizie a sinistra in vista delle prossime elezioni generali in programma nel 2029.
Crisi Starmer dal primo giorno di governo
A cosa si deve questo malcontento diffuso? La crisi di Starmer è iniziata nel giorno stesso in cui è nato il suo governo. Dalla sicurezza all’economia, passando per gli scandali legati agli Epstein files, i laburisti sembrano avere tradito tutte le promesse elettorali. Il Pil cresce poco, i conti pubblici vanno male e non c’è unità nel partito su come rilanciare l’azione dell’esecutivo. I mercati già avevano scontato il tracollo del Labour alle elezioni UK e la stessa avanzata di Farage. Oggi, la sterlina avanza contro il dollaro sopra 1,36 e la Borsa di Londra cede sulle incertezze geopolitiche più che per questioni interne. Gli stessi rendimenti sovrani sono scesi dai massimi degli ultimi 30 anni a cui erano saliti in settimana, pur confermandosi ai livelli più alti tra le economie del G7.
Rischio di instabilità politica duratura a Londra
Paradossalmente, la crisi dei laburisti è così grave da poter “rafforzare” Starmer. Chi vorrebbe prenderne il posto con il rischio di andare a sbattere alle successive elezioni generali? Il partito ha perso il controllo del council in cui era stata eletta la sua principale avversaria interna, l’ex vice Angela Rayner. Segnale devastante per quest’ultima e per chiunque volesse insidiare la leadership del primo ministro.
Tra tensioni internazionali e inflazione in rialzo, il compito sarà arduo per un eventuale successore. Ma se questo dato può salvare Starmer dalla richiesta di primarie, rischia di trascinare il Regno Unito negli abissi di un’instabilità politica destinata a durare fino a fine legislatura. A meno che qualcuno nel partito non trovi il coraggio di staccare la spina per riportare i britannici al voto.
giuseppe.timpone@investireoggi.it