Il Consiglio dei Ministri ha approvato una nuova bozza del decreto Lavoro, quello che molti definiscono decreto del Primo Maggio perché in uscita in concomitanza con la Festa dei Lavoratori. Il testo, composto da 21 articoli – tra cui una norma salva precari e una salva under 35 – introduce anche una novità rilevante sul fronte delle pensioni.
Una misura che dal 31 dicembre 2026 avrebbe perso gran parte dei suoi vantaggi. Si è infatti ritoccata ed estesa fino al 2029. In sostanza, anche nel triennio 2027-2029 resterebbe valido l’anticipo massimo di 7 anni con l’Isopensione, anziché tornare ai 4 anni previsti. Questo significa, ancora una volta, via libera alle pensioni a 60 anni oppure con 35 anni e 10 mesi di contributi.
Pensioni a 60 anni fino al 2029 oppure con 36 anni di contributi
Il decreto Lavoro porta quindi una notizia positiva per chi punta a lasciare il lavoro il prima possibile. Una possibilità che sembrava destinata a ridursi sensibilmente torna invece concreta – almeno in attesa del testo definitivo, visto che al momento si tratta ancora di una bozza.
L’Isopensione è uno strumento che nasce da un accordo tra aziende e sindacati, finalizzato a favorire l’uscita anticipata dei lavoratori prossimi alla pensione. In origine, fino al 2017, consentiva un anticipo massimo di 4 anni rispetto alla pensione di vecchiaia o anticipata.
Con la manovra finanziaria del 2017, però, il limite fu esteso a 7 anni a partire dal 1° gennaio 2018. Questo ha reso possibile il pensionamento già a 60 anni di età oppure con 35 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (un anno in meno per le donne).
Tale vantaggio, tuttavia, era previsto solo fino al 31 dicembre 2026.
Dal 1° gennaio 2027 si sarebbe tornati al limite originario dei 4 anni, con uscita a 63 anni oppure con 38 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (37 anni e 10 mesi per le donne).
Cos’è nello specifico l’Isopensione e cosa cambia per le pensioni nel decreto Lavoro
L’Isopensione riguarda soprattutto aziende che intendono riorganizzare i propri processi produttivi, riducendo l’organico o favorendo un ricambio generazionale.
Si tratta infatti di una misura che comporta un impegno economico diretto per il datore di lavoro. È l’azienda, infatti, a finanziare l’anticipo pensionistico dei lavoratori coinvolti: l’INPS eroga materialmente la prestazione, ma il costo resta a carico dell’impresa.
Non solo. Per i lavoratori più vicini alla pensione anticipata, l’azienda deve coprire anche la contribuzione figurativa per tutto il periodo di anticipo, fino a un massimo di 7 anni.
Con il decreto Lavoro, dunque, arriva la proroga di questo meccanismo fino al 2029, estendendo di fatto il periodo di applicazione del beneficio. Ne trarrebbero vantaggio, ad esempio, i lavoratori nati nel 1967, 1968 e 1969. Oppure coloro che nei prossimi anni matureranno i 35 anni e 10 mesi di contributi (sempre con un anno in meno per le donne).
Si tratta di soggetti che, senza questa proroga, non avrebbero potuto accedere all’Isopensione. Ciò proprio perché non rientravano più nella finestra dei 7 anni rispetto alla pensione.
In base alla bozza attuale, quindi, fino al 2029 resterebbe invariata la possibilità di andare in pensione anticipata con questo strumento. Riservato, come sempre, alle aziende con almeno 15 dipendenti – estendendo il periodo di validità dell’agevolazione dal precedente arco temporale 2018-2026 al nuovo 2018-2029.