L’attesa, dopo una lunga ed estenuante fatica fatta di anni e anni di contributi versati e del raggiungimento dei requisiti anagrafici previsti, culmina con l’arrivo della pensione. Dal momento del primo rateo, per molti pensionati nasce una vera e propria abitudine: recarsi ogni mese in banca o alle Poste per incassare quanto spettante.
Un rito, quasi una scansione del tempo, a cui tanti non vogliono rinunciare. Eppure, in alcuni casi, la pensione non viene pagata mensilmente, ma in un’unica soluzione annuale oppure in due rate semestrali.
Può sembrare sorprendente, ma è possibile: tuttavia, non è una scelta del pensionato.
Non esiste infatti alcuna opzione per decidere di ricevere la pensione tutta insieme. È l’INPS a stabilire modalità e tempi di pagamento, sulla base di regole precise legate soprattutto all’importo della pensione.
Trattamenti troppo bassi, e allora niente pagamento mensile ma si passa a semestri o annualità
Il criterio decisivo è proprio l’ammontare della prestazione. Quando la pensione è troppo bassa, l’INPS non procede con il pagamento mensile.
Esistono infatti soglie ben definite:
- per pensioni fino a 10 euro al mese, il pagamento avviene in un’unica soluzione annuale;
- per importi superiori a 10 euro ma inferiori a 100 euro al mese, il pagamento è semestrale.
In pratica:
- chi percepisce fino a 120 euro annui riceve tutto in una sola volta, generalmente a gennaio;
- chi rientra tra 10 e 100 euro mensili riceve due rate: una a gennaio e una a luglio.
Si tratta di una scelta organizzativa dell’INPS, volta a evitare la gestione di pagamenti mensili per importi estremamente ridotti.
A 71 anni difficile arrivare a un trattamento mensile, ecco perché semestrale o annuale è la soluzione
Può sembrare strano che esistano pensioni così basse, ma il fenomeno è reale.
Ad esempio, i cosiddetti “contributivi puri” possono accedere alla pensione di vecchiaia a 71 anni anche con soli 5 anni di contributi. In questi casi, l’importo della pensione può risultare molto contenuto.
Facciamo un esempio concreto:
- con uno stipendio annuo di 10.000 euro, i contributi versati (circa il 33%) ammontano a 3.333 euro l’anno;
- applicando il coefficiente di trasformazione a 71 anni (6,510%), la pensione risultante difficilmente raggiunge i 100 euro mensili.
Ecco perché, in questi casi, la pensione – pur essendo tecnicamente una rendita – non viene erogata mensilmente, ma in forma semestrale o annuale.
In altre parole, la pensione nasce come rendita mensile, ma quando gli importi sono troppo bassi, si trasforma – per esigenze pratiche – in un pagamento dilazionato nel tempo.