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Oggi: 04 Giu, 2026

Si può prendere la pensione tutta insieme e non mese per mese? A volte succede, ecco perché

Ecco quando la pensione non viene incassate in formula mensile ma si prende ogni sei mesi o in formula una tantum una volta l'anno.
24 Aprile 2026
pensione invalidi al 74%
Foto © Investireoggi

L’attesa, dopo una lunga ed estenuante fatica fatta di anni e anni di contributi versati e del raggiungimento dei requisiti anagrafici previsti, culmina con l’arrivo della pensione. Dal momento del primo rateo, per molti pensionati nasce una vera e propria abitudine: recarsi ogni mese in banca o alle Poste per incassare quanto spettante.

Un rito, quasi una scansione del tempo, a cui tanti non vogliono rinunciare. Eppure, in alcuni casi, la pensione non viene pagata mensilmente, ma in un’unica soluzione annuale oppure in due rate semestrali.

Può sembrare sorprendente, ma è possibile: tuttavia, non è una scelta del pensionato.

Non esiste infatti alcuna opzione per decidere di ricevere la pensione tutta insieme. È l’INPS a stabilire modalità e tempi di pagamento, sulla base di regole precise legate soprattutto all’importo della pensione.

Trattamenti troppo bassi, e allora niente pagamento mensile ma si passa a semestri o annualità

Il criterio decisivo è proprio l’ammontare della prestazione. Quando la pensione è troppo bassa, l’INPS non procede con il pagamento mensile.

Esistono infatti soglie ben definite:

  • per pensioni fino a 10 euro al mese, il pagamento avviene in un’unica soluzione annuale;
  • per importi superiori a 10 euro ma inferiori a 100 euro al mese, il pagamento è semestrale.

In pratica:

  • chi percepisce fino a 120 euro annui riceve tutto in una sola volta, generalmente a gennaio;
  • chi rientra tra 10 e 100 euro mensili riceve due rate: una a gennaio e una a luglio.

Si tratta di una scelta organizzativa dell’INPS, volta a evitare la gestione di pagamenti mensili per importi estremamente ridotti.

A 71 anni difficile arrivare a un trattamento mensile, ecco perché semestrale o annuale è la soluzione

Può sembrare strano che esistano pensioni così basse, ma il fenomeno è reale.

Ad esempio, i cosiddetti “contributivi puri” possono accedere alla pensione di vecchiaia a 71 anni anche con soli 5 anni di contributi. In questi casi, l’importo della pensione può risultare molto contenuto.

Facciamo un esempio concreto:

  • con uno stipendio annuo di 10.000 euro, i contributi versati (circa il 33%) ammontano a 3.333 euro l’anno;
  • applicando il coefficiente di trasformazione a 71 anni (6,510%), la pensione risultante difficilmente raggiunge i 100 euro mensili.

Ecco perché, in questi casi, la pensione – pur essendo tecnicamente una rendita – non viene erogata mensilmente, ma in forma semestrale o annuale.

In altre parole, la pensione nasce come rendita mensile, ma quando gli importi sono troppo bassi, si trasforma – per esigenze pratiche – in un pagamento dilazionato nel tempo.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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