Tysza, il Partito del Rispetto e della Libertà, ha conquistato oltre i due terzi dei seggi al Parlamento di Ungheria, dove le elezioni di ieri hanno decretato la schiacciante vittoria di Peter Magyar e l’altrettanto netta sconfitta del premier uscente Viktor Orban, al potere ininterrottamente da 16 anni. L’Unione Europea (UE) esulta con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, a parlare di “cuore dell’Europa” che “batte più forte”. La realtà sarà meno idilliaca per Bruxelles. Il futuro capo del governo a Budapest è stato per 21 anni uno dei più stretti collaboratori proprio di Orban, da cui prese le distanze solo nel 2023 dopo che si era separato con la moglie e ministro della Giustizia.
UE senza Orban stessa inerzia
Magyar è dal 2024 eurodeputato per il Partito Popolare Europea, principale formazione di centro-destra. Ha sì svoltato verso posizioni all’apparenza europeiste, ma in campagna elettorale è rimasto vago sulla politica estera. Non ha spiegato se avallerà il prestito all’Ucraina o quali saranno le relazioni con la Russia di Vladimir Putin. L’UE aveva finora trovato in Orban l’alibi per la sua inesistente politica estera. Il magiaro aveva sempre fatto opposizione ad ogni pacchetto di sanzioni contro Mosca e di finanziamento a Kiev. Tuttavia, alla fine aveva sempre ceduto dopo un lungo mercanteggiamento sui fondi comunitari.
A voler essere schietti, l’UE sull’Ucraina ha fatto o non fatto tutto quello che voleva. Semplicemente, con Orban ci ha impiegato qualche settimana in più per giungere al risultato. E Budapest ha fatto comodo a Commissione e governi per celare la loro assenza di strategia.
Se anche da oggi Magyar avallasse il maxi-prestito di 90 miliardi all’Ucraina di Volodymyr Zelensky, quale sarebbe il cambio di prospettiva rispetto a ieri? Il destino della guerra russo-ucraina non è nelle mani di Bruxelles, bensì di Stati Uniti e Russia. I giganti trattano tra loro, mentre i nani assistono impotenti allo spettacolo.
Urge ripensamento tattico
La sconfitta di Orban per l’UE può essere colto come un segnale positivo solo nella parte che svela le armi spuntate di Washington e Mosca nel fare presa sull’opinione pubblica europea. Ma trarre conclusioni affrettate anche su questo punto sarebbe ingenuo. Perdere le elezioni dopo 4 vittorie consecutive è qualcosa di assolutamente normale. Semmai, la sconfitta svela che la “democratura” di cui abbiamo tanto discusso in questi anni non c’era stata. A meno di pensare che un semi-dittatore accetti di essere umiliato alle urne da un risultato catastrofico senza muovere un dito per effettuare brogli.
Cosa farà l’UE di diverso ora che Orban si è tolto dai piedi? Continuerà a sanzionare la Russia e a finanziare l’Ucraina. Tutto come prima. Non è neppure detto che lo farà più celermente. La guerra in Iran impone un ripensamento tattico a Bruxelles. Nel fine settimane, Claudio Descalzi, AD di Eni, ha proposto di allentare l’embargo sul petrolio russo per evitare carenza della materia prima.
Sarebbe un fatto paradossale se, in un impeto di pragmatismo, Commissione e governi sospendessero le sanzioni per importare temporaneamente greggio da Mosca.
Politica estera sempre stata in mano a Bruxelles
Certo, è importante che le altre grandi potenze mondiali percepiscano che l’UE sia una realtà monolitica (non lo è, in realtà) con cui dover trattare in blocco e senza possibili cavalli di Troia. Ma Orban non era stato alla prova dei fatti che un fanfarone, incapace da solo o con gli alleati di Visegrad di stravolgere la politica estera comunitaria. Essa è e resta decisa in buona sostanza da élite burocratica, Francia e Germania con qualche capatina dell’Italia. Le grandi manovre non si erano mai spostate ad Est. Budapest era l’alibi perfetto per giustificare alle opinioni pubbliche l’assenza di prospettiva e strategia nelle relazioni internazionali. E ora che è caduto, il re è rimasto nudo. Dovrà mostrare di cosa sia capace. Scommettiamo che tra qualche mese riparleremo della stessa inerzia di Bruxelles dinnanzi agli eventi internazionali?
giuseppe.timpone@investireoggi.it