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Rottamazione cartelle: le ultime su IMU, Tari, bollo auto e tutti i tributi locali

Le differenze tra rottamazioni cartelle esattoriali e definizione dei tributi locali e perché quest'ultima non è una misura fissa.
15 Aprile 2026

Con la rottamazione delle cartelle esattoriali, le cui domande sono ormai agli sgoccioli visto che ci sarà tempo solo fino a fine aprile per presentare le istanze, il 2026 si è aperto con un vantaggio per i contribuenti indebitati. Tuttavia, si è trattato di un vantaggio limitato alle cartelle relative a debiti statali, ovvero IRPEF, IVA, contributi previdenziali e assicurativi e poco altro.

Nella riforma della riscossione, accanto a questa rottamazione quinquies, è stata prevista anche un’altra forma di definizione dei debiti, che avrebbe dovuto includere anche i tributi locali. Parliamo di IMU, TARI, bollo auto e così via. Tuttavia, sulla rottamazione delle cartelle per gli enti locali non ci sono certezze né regole uniformi: molto dipende da amministrazione ad amministrazione.

Ed è proprio questo elemento a creare una forte disparità tra contribuenti.

La rottamazione delle cartelle esattoriali per i tributi locali, a che punto siamo?

La rottamazione delle cartelle esattoriali, meglio nota come rottamazione quinquies, è una sanatoria introdotta dal governo sulla scia delle versioni precedenti. Dal punto di vista della struttura, infatti, consente di regolarizzare le cartelle esattoriali eliminando dal debito complessivo le somme relative a sanzioni, interessi e diritti di riscossione.

Le rate sono state inoltre allungate, passando da 18 trimestrali a 54 rate bimestrali, rendendo più sostenibile il pagamento.

Ciò che però distingue questa versione dalle precedenti è il perimetro delle cartelle interessate: rientrano nella rottamazione solo quelle relative a tributi delle amministrazioni centrali, affidate alla riscossione entro il 31 dicembre 2023. Per i tributi locali, invece, la rottamazione quinquies non si applica. Tuttavia, questi debiti possono rientrare in un’altra misura specifica.

La libera scelta dei Comuni e degli altri enti locali

Si chiama Definizione dei Tributi Locali la misura che consente ai contribuenti di sanare debiti relativi a TARI, IMU, bollo auto e altri tributi locali.

La norma si è introdotta con la legge n. 199 del 30 dicembre 2025, ma lascia un ampio margine decisionale agli enti locali.

Questo significa che non si tratta di una sanatoria generalizzata come la rottamazione quinquies. Al contrario, sono Comuni, Regioni o altri enti locali a decidere se attivare o meno la misura.

Non solo: anche le agevolazioni e gli sconti applicabili sono stabiliti autonomamente da ciascuna amministrazione, tramite delibere o regolamenti. Ogni ente deve quindi dotarsi di un proprio atto ufficiale che disciplini:

  • le modalità di adesione;
  • le eventuali riduzioni di sanzioni e interessi;
  • i tempi e le modalità di pagamento.

In pratica, ogni territorio può avere regole diverse.

Tutto questo comporta che non tutti i contribuenti potranno beneficiare della rottamazione dei tributi locali. A differenza della rottamazione quinquies, infatti, non esiste una normativa uniforme valida per tutti. Bisogna avere la fortuna di risiedere in un Comune o in una Regione che scelga di attivare la sanatoria e, soprattutto, che lo faccia con condizioni realmente vantaggiose.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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