Sono tornati gli acquisti sui titoli obbligazionari a lunga e lunghissima scadenza. Il BTp 1 marzo 2072 con cedola 2,15% (ISIN: IT0005441883) è salito sopra 60 centesimi e nella mattinata odierna si acquistava a 60,60 centesimi, ai valori massimi dalla chiusura del 30 ottobre scorso. Forte balzo dai minimi recenti toccati ad inizio anno a 58,32 centesimi, segnando una crescita all’incirca del 4%. Agli inizi di settembre, il “Matusalemme” era scivolato fino a 55,60 centesimi sulla questione dazi. Da allora, segna un +9%.
BTp 2072 sensibile ai rendimenti
Il rendimento alla scadenza è sceso in meno di due settimane dal 4,27% al 4,10%. Come potete notare, a fronte di variazioni contenute si è registrato un movimento ben più ampio in termini di prezzo.
E’ la conseguenza dell’elevata duration modificata, che capta la sensibilità del prezzo rispetto ai tassi di mercato e che attualmente è di 23,04 anni per questo bond. I principali indicatori tecnici segnalano un bias rialzista (“strong buy”), con medie mobili a breve e medio termine in trend positivo e oscillatori come RSI e MACD su segnali di acquisto.
Geopolitica impatta sui bond
Cosa sta succedendo attorno al BTp 2072? I rendimenti lunghi stanno scendendo da diverse sedute sul mercato obbligazionario europeo. E quando questo avviene, di solito è il riflesso di aspettative d’inflazione in calo e/o di una riduzione del rischio sovrano. Il 2026 si è aperto con la cattura di Nicolas Maduro ad opera di un contingente militare americano. Sul piano geopolitico l’avvenimento segnala l’intenzione degli Stati Uniti di mozzare le mani a Russia e Cina sul continente sudamericano.
La conseguenza diretta di tale azione, come annunciato dal presidente Donald Trump, risiede nella volontà di aumentare le estrazioni di petrolio nel Venezuela.
L’offerta globale nei prossimi anni salirebbe e per questo i prezzi del Brent sono arrivati a scendere sotto i 60 dollari al barile. Sono risaliti subito dopo sulle tensioni in Iran. Tuttavia, anche le convulsioni del regime dell’ayatollah prospettano una possibile maggiore offerta futura. Per l’inflazione sarebbe una notizia positiva. Le grandi banche centrali potrebbero tenere i tassi di interesse più bassi di quanto non farebbero con uno scenario geopolitico invariato.
Rischi da debito
Non sono solo i BTp 2072 a beneficiare di queste notizie. I bond a 100 anni dell’Austria salgono anch’essi ai massimi da oltre un mezzo e mezzo e si portano tra 30,50 e 31 centesimi. A ridosso di Natale erano scesi a un minimo di 29,30 centesimi. Ma attenzione proprio al contesto geopolitico: l’Europa si riarma e questo presuppone ingenti investimenti militari, cioè nuovi debiti. I rendimenti lunghi erano risaliti in fretta dopo le elezioni federali in Germania del febbraio 2025 proprio su questo dato. Con gli avvenimenti di queste settimane non è venuto meno, anzi si è consolidato. La diplomazia è stata rimpiazzata dalla forza e il Vecchio Continente ha compreso di essere marginale nei tavoli negoziali internazionali proprio per la sua irrilevanza dal punto di vista militare.
In pratica, i rendimenti lunghi stanno beneficiando di un atto di forza di Washington, che crea le condizioni per una discesa dell’inflazione tramite il minore costo futuro dell’energia.
Ovviamente, tutto da verificare. Allo stesso tempo, però, proprio la necessità di tenere testa a questo modus operandi spingerà i governi europei ad emettere più debito per finanziare il loro riarmo. E questo aspetto è nemico di una discesa dei rendimenti a lungo termine. Ecco che il BTp 2072, più che possedere appeal speculativo, si rivela un buon investimento per la buona cedola effettiva netta, che ancora viaggia al 3,10% all’anno e quasi triplica al momento l’inflazione italiana.
giuseppe.timpone@investireoggi.it