Obbligazioni in valuta estera, oltre al rendimento guardate al rischio cambio

Obbligazioni in valuta straniera, attenzione al rischio cambio. Il rendimento in sé non deve essere l'unico driver per il nostro investimento.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Obbligazioni in valuta straniera, attenzione al rischio cambio. Il rendimento in sé non deve essere l'unico driver per il nostro investimento.

Acquistare obbligazioni emesse nell’Eurozona è diventata da tempo un’operazione quasi al limite dell’insostenibilità, se si considera che Unilever ha emesso all’inizio di questa settimana un bond con scadenza nel 2020 e con cedola 0%, il cui rendimento è di appena lo 0,66%. Anche solo ipotizzando un’inflazione prossima allo zero, il titolo mostra una convenienza sostanzialmente nulla. Certo, non tutti i bond denominati in euro offrono rendimenti così scarni, ma di generosità in giro non se ne vede nemmeno l’ombra. Chi volesse ottenere qualcosa di più dovrebbe buttarsi sui titoli più rischiosi, oppure spostarsi fuori dall’Eurozona. Si pensi ai bond governativi turchi, che lungo l’intera curva delle scadenze rendono intorno al 9%; o a quelli del Brasile, poco inferiori al 14%. I rendimenti relativamente elevati per i nostri parametri sono dettati dagli elevati tassi d’inflazione in questi due paesi, ma che non intaccano l’investitore straniero, che vivendo altrove non subisce l’aumento dei prezzi. Ma non tutto è oro ciò che luccica. Oltre a un rischio emittente (pubblico o privato), le obbligazioni in valuta straniera, anche quelle emesse in paesi solidissimi finanziariamente come gli USA o la Svizzera, presentano un rischio cambio, che deve essere tenuto in considerazione all’atto del loro acquisto.

Guardare a previsioni su cambio

Ipotizziamo di acquistare un bond emesso alla pari da una società americana, dal taglio di 100.000 dollari e con rendimento del 5% e con scadenza 2020. Immaginiamo che l’acquisto sia avvenuto a un cambio euro-dollaro di 1,12 e che, pertanto, abbiamo speso meno di 89.300 euro. Se alla scadenza o anche prima, nel caso volessimo rivendere il titolo sul mercato secondario, il cambio tra le due valute si è portato a 1,20, ciò implica che la moneta unica si è rafforzata contro il biglietto verde e, quindi, anche a parità di corso del titolo, il suo rimborso o la sua rivendita ci farebbe incassare alla scadenza 83.333 euro, quasi 6.000 euro in meno di quanto lo abbiamo pagato. Ecco, perciò, che se vogliamo acquistare un bond in valuta straniera, dovremmo avere accortezza dell’andamento del cambio tra l’euro e la divisa nella quale realizziamo l’operazione. Non è certamente possibile prevedere con esattezza quale sarà il trend futuro, ma in soccorso ci potrebbe venire l’aiuto di un analista, che per il breve e medio termine potrebbe fornirci qualche dritta. Una cosa a cui potremmo guardare è l’andamento del cambio tra le due valute negli ultimi X mesi: se l’euro si è rafforzato molto contro la lira turca, poniamo, nell’ultimo anno, sarà probabile che nei prossimi mesi o entro qualche anno, il cambio sia destinato a un’inversione di tendenza, che per noi sarebbe positiva. Ma le variabili di cui tenere conto sarebbero tante, complesse e non sempre facilmente monitorabili persino dagli addetti ai lavori. Servono prudenza e il consiglio di un esperto.  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Investimento, News Risparmio, Investimenti