Buoni postali fruttiferi, che pasticcio: timbri sovrapposti ed il risparmiatore ottiene il tasso migliore

Il caso dei bfp di Poste Italiane pasticciati: ecco cosa è successo e perché l'ABF ha dato ragione al risparmiatore.

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Il caso dei bfp di Poste Italiane pasticciati: ecco cosa è successo e perché l'ABF ha dato ragione al risparmiatore.

Continuano le vicende legate ai buoni fruttiferi postali di Poste Italiane. Ricordiamo che questi ultimi sono un prodotto di investimento emesso dalla Cassa Depositi e Prestiti e garantito dallo Stato Italiano. Non hanno poi alcuna spesa né di gestione né per la sottoscrizione e godono di una tassazione separata sugli interessi.

La storia che vogliamo raccontarvi oggi riguarda un risparmiatore che possedeva 1 buono fruttifero postale con due timbri sovrapposti per cui era davvero difficile capire quali dei due si dovesse calcolare per ottenere il tasso più conveniente. Il nipote del titolare di tale bfp ha quindi deciso di rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario.

Il caso dei buoni fruttiferi postali pasticciati

Un risparmiatore aveva tra le mani un titolo risalente a prima del 9 novembre 1989 ovvero prima della caduta del muro di Berlino. Fin qui nulla di strano. Il problema è che il nipote del risparmiatore per riscuotere la cifra esatta ha dovuto fare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario mediante l’ausilio di Altroconsumo, associazione a difesa dei consumatori.

Questa storia è molto simile ad altre che si sono verificate e si stanno verificando a causa dei buoni fruttiferi postali della serie “O”, “P” e “Q” emessi nella seconda metà degli anni ottanta. Nel caso in questione, il titolo originariamente era della serie “O” ma su di esso era stata stampata dopo la tabella con i tassi di interessi ovviamente più bassi della serie “P”. Il buono, però, è rimasto per molto tempo nel cassetto dello sportello di Poste Italiane per cui quando è stato emesso la serie vigente era diventata la “Q”.

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Il pasticcio sul pasticcio dei buoni fruttiferi postali

Come detto il buono in questione era della serie “O” ma su di esso erano stati stampati i tassi della serie “P”.

Trascorso del tempo, poi, il titolo era diventato della serie “Q”. L’addetto dello sportello di Poste Italiane ha quindi sovrapposto sul primo un secondo timbro con tassi di interessi ancora diversi.

Come accaduto ad altri risparmiatori, poi, i timbri in questione indicavano soltanto i tassi dal primo al ventesimo anno senza specificare nulla di quali fossero quelli dal ventunesimo al trentesimo anno. Rispetto a questi ultimi casi che oramai sono tanti, la storia in questione è un po’ diversa perché i timbri apposti erano due.

Vista tale situazione l’Arbitro Bancario Finanziario, quindi, ha deciso di riconoscere al cliente il tasso più conveniente per tutti e trenta gli anni perché il titolo risultava incomprensibile. Nel dettaglio l’ABF ha stabilito come tasso quello originario della serie “O” che prevedeva dei rendimenti tra il 9 ed il 16% mentre la “Q” dall’8 al 12% a seconda di quanto veniva tenuto il buono.

. Cioè quelli del buono originario della serie O, che prevede rendimenti tra il 9 e il 16% a seconda di quanto lo si tiene, mentre la Q va dall’8 al 12%. Il risparmiatore è riuscito quindi a riscuotere interessi per oltre 80 mila euro.

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