La situazione geopolitica, quella economica, la crisi energetica e molto altro ancora rendono il contesto attuale particolarmente complesso. Non è un momento facile, né per i cittadini né per chi governa. Anche per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni si tratta di una fase delicata, in cui diventa difficile immaginare una legge di Bilancio espansiva, ricca di risorse e interventi a favore dei contribuenti in vista della scadenza naturale della legislatura nel 2027.
Dopo una manovra 2026 improntata alla prudenza e al contenimento dei conti pubblici, molte aspettative erano riposte nella prossima legge di Bilancio, anche sul fronte di una possibile riforma delle pensioni.
Ma lo scenario sembra essersi complicato.
Riforma pensioni addio, restano solo gli aumenti dei requisiti: il deficit non perdona
A pesare è soprattutto il quadro macroeconomico. L’ISTAT ha recentemente rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL, portandole dallo 0,7% allo 0,5%. Ancora più rilevante è il dato sul deficit, salito al 3,1% del PIL, oltre la soglia del 3% che rappresenta un limite cruciale in ambito europeo.
Questo scostamento rende molto più difficile per il governo evitare o uscire da una procedura di infrazione da parte dell’UE. Di conseguenza, si restringono gli spazi per politiche espansive.
In un contesto simile, diventa complicato immaginare interventi strutturali sulle pensioni: la riforma appare sempre più lontana, così come qualsiasi misura che comporti un aumento della spesa pubblica.
Dal 2027 salgono i requisiti, poche speranze di un cambio di rotta
Sul piano previdenziale, la legge di Bilancio 2026 ha già segnato un cambio di direzione: sono state superate misure come quota 103 e opzione donna, mentre è stato confermato il meccanismo di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.
Dal 2027 è previsto:
- un aumento di 1 mese dell’età pensionabile (che passerà a 67 anni e 1 mese);
- un incremento dei requisiti per la pensione anticipata. Ovvero, fino a 43 anni e 11 mesi per gli uomini e 42 anni e 11 mesi per le donne;
- ulteriori 2 mesi di aumento nel 2028.
Questi adeguamenti erano stati confermati con l’impegno politico di valutarne un possibile superamento, qualora le condizioni economiche lo avessero consentito.
Tuttavia, con un deficit al 3,1%, le prospettive cambiano radicalmente. Le risorse disponibili sono limitate e la priorità resta il contenimento della spesa.
In questo scenario, ipotesi come quota 41 per tutti o una pensione flessibile a partire dai 62 anni – spesso indicate come possibili alternative alla legge Fornero – appaiono oggi difficilmente realizzabili.
Il risultato è un quadro in cui, almeno nel breve periodo, il sistema pensionistico sembra destinato a proseguire lungo il percorso già tracciato. Ovvero: più requisiti, meno margini di flessibilità e nessuna riforma strutturale all’orizzonte.