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Riforma delle pensioni: uscite prima e nuove pensioni per l’addio alla Fornero

Si va verso una riforma delle pensioni che non dovrebbe nemmeno essere chiamata così perché non cancella la Fornero.
19 Maggio 2026
pensioni riforma
Foto © Licenza Creative Commons

Dire addio alla legge Fornero è un obiettivo che praticamente tutti i governi si sono posti nel corso delle rispettive legislature. E anche il governo Meloni non fa eccezione.

Ma è altrettanto vero che superare davvero la riforma Fornero si è sempre rivelato molto più difficile del previsto. Altrimenti qualcuno lo avrebbe già fatto.

Oggi, poi, la situazione economica rende tutto ancora più complicato. Eppure si continua a parlare di riforma delle pensioni, con nuove misure e uscite anticipate dal lavoro. Anche se, come vedremo, gli interventi allo studio difficilmente potranno rappresentare un vero superamento della Fornero.

Riforma delle pensioni: uscite anticipate e nuove misure allo studio

Il quadro ormai appare abbastanza chiaro.

Se verrà davvero varata una nuova riforma previdenziale, dovrà necessariamente essere una riforma low cost, cioè capace di non aggravare ulteriormente i conti pubblici e la già elevata spesa pensionistica italiana.

Ed è proprio questo il punto più difficile.

Misure che consentano pensionamenti anticipati veri e propri, senza costi elevati per lo Stato, sono estremamente complicate da realizzare.

La dimostrazione più evidente è arrivata con Quota 100, introdotta nel 2019. Una misura che molti considerano ancora oggi una delle migliori soluzioni previdenziali degli ultimi anni, perché consentiva di uscire dal lavoro con:

  • 62 anni di età;
  • e 38 anni di contributi.

Tuttavia, quella misura ebbe un costo enorme per le casse pubbliche. Ed è proprio per questo che oggi il governo sembra orientato verso soluzioni differenti.

Le misure attualmente sul tavolo

Le ipotesi allo studio favorirebbero alcune categorie di lavoratori, ma si tratterebbe comunque di strumenti molto circoscritti e con platee limitate.

Tra le novità più discusse c’è la possibile proroga dell’Isopensione con anticipo massimo di 7 anni, evitando così il ritorno al vecchio limite di 4 anni previsto dal 2027.

Parliamo dello scivolo pensionistico destinato ai dipendenti di aziende con almeno 15 lavoratori, nel quale:

  • il datore di lavoro finanzia interamente l’anticipo pensionistico;
  • versa anche la contribuzione figurativa;
  • mentre l’INPS eroga materialmente l’assegno mensile al lavoratore.

La misura nasce sempre da accordi tra azienda e sindacati.

Con le regole attuali, dal 2027 il vantaggio sarebbe dovuto tornare a 4 anni. Il governo, invece, starebbe valutando di mantenere l’anticipo fino a 7 anni anche per il prossimo triennio.

Si tratta di una misura che ha concrete possibilità di essere confermata proprio perché:

  • non pesa sulle casse pubbliche;
  • ed è sostanzialmente finanziata dalle imprese.

Perché non basta per parlare di “superamento della Fornero”

Naturalmente, definire tutto questo una vera riforma delle pensioni appare eccessivo.

Così come appare esagerato parlare di addio alla legge Fornero solo per una proroga dell’Isopensione.

E lo stesso discorso vale per un’altra ipotesi attualmente allo studio: l’estensione della pensione di vecchiaia contributiva anche ai lavoratori “misti”, cioè a chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996.

Oggi, infatti, la pensione contributiva con:

  • 71 anni di età;
  • e almeno 5 anni di contributi

è riservata esclusivamente ai contributivi puri.

L’idea del governo sarebbe quella di estenderla anche ai lavoratori misti, ma soltanto accettando il ricalcolo interamente contributivo della pensione.

Una soluzione che potrebbe aiutare chi rischia di non andare mai in pensione per mancanza dei 20 anni di contributi richiesti dalla vecchiaia ordinaria.

Pensioni sempre più lontane: il nodo resta irrisolto

Anche in questo caso, però, parlare di rivoluzione previdenziale sembra fuori luogo.

La misura consentirebbe sì di andare in pensione con soli 5 anni di contributi, ma:

  • soltanto a 71 anni;
  • che dal 2027 diventeranno 71 anni e un mese per effetto dell’aspettativa di vita.

Insomma, più che un superamento della Fornero, si tratterebbe di piccoli correttivi destinati a specifiche categorie di lavoratori.

Il problema centrale del sistema previdenziale italiano resterebbe infatti immutato:

  • età pensionabile elevata;
  • requisiti contributivi sempre più pesanti;
  • e pensioni anticipate ormai sempre meno “anticipate”.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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