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Riforma delle pensioni 2027: uscite a 64 anni, Ape sociale potenziata e opzione donna

Riforma delle pensioni, ecco le misure da cui si può partire e cosa accadrà presto nel sistema previdenziale.
18 Febbraio 2026
riforma pensioni
Foto © Investireoggi

Il tradimento delle promesse elettorali, la riforma Fornero più viva che mai, le pensioni sempre più lontane con lo spauracchio di nuovi incrementi anno dopo anno. È questo ciò che le opposizioni rinfacciano oggi al governo, arrivando persino a proporre correttivi e cambiamenti strutturali.

Le posizioni, di fatto, si sono ribaltate. Il centrosinistra, che per anni ha governato difendendo la manovra salva-conti pubblici del governo Monti e la relativa riforma Fornero, oggi cambia registro. E finisce per assumere toni e proposte che ricordano la Lega di Matteo Salvini, la stessa che, durante l’ultima campagna elettorale, prometteva il superamento della legge Fornero.

Alla luce di quanto fatto dall’attuale esecutivo nell’ultima legge di Bilancio e di ciò che viene prospettato per le pensioni a partire dal 2027, una riforma del sistema pensionistico appare più che auspicabile. Con almeno tre misure chiave da introdurre o stabilizzare, per disinnescare gli aumenti dei requisiti già ampiamente previsti nei prossimi anni.

Pensioni 2027, si sale, e poi ogni due anni sempre di più

Stride il fatto che chi aveva promesso di cancellare la legge Fornero, una volta arrivato al governo, si sia invece dovuto piegare alle esigenze di cassa e alla salvaguardia dei conti pubblici, non modificando l’impianto della riforma, ma anzi peggiorandone gli effetti.

Stride però anche il fatto che chi, in passato, criticava duramente misure come Quota 100 e difendeva apertamente la riforma Fornero, oggi sembri aver cambiato completamente posizione.

La realtà, al netto delle dichiarazioni politiche, è chiara: dal 2027 i requisiti pensionistici aumenteranno. Un mese in più nel 2027, altri due mesi nel 2028. E, secondo recenti studi della Ragioneria Generale dello Stato, dal 2029 potrebbe arrivare un ulteriore aumento di tre mesi.

Da qui la necessità di misure alternative, partendo — come proposto da più parti — da strumenti già esistenti ma ancora sperimentali, oppure recuperando misure recentemente cancellate.

Riforma delle pensioni 2027: uscite a 64 anni, Ape sociale più forte e opzione donna

Cosa si può fare, concretamente, per evitare che ogni lavoratore sia costretto a restare più a lungo al lavoro o, peggio, senza reddito e senza pensione? La domanda è inevitabile guardando allo scenario che si profila dal 2027 in avanti.

Nel 2027 la pensione di vecchiaia scatterà solo a 67 anni e un mese. Mentre la pensione anticipata ordinaria richiederà 42 anni e 11 mesi di contributi. Nel 2028 si salirà a 67 anni e 3 mesi per la vecchiaia e a 43 anni e un mese per l’anticipata. Dal 2029, le soglie diventerebbero rispettivamente 67 anni e 6 mesi e 43 anni e 4 mesi. E il trend, se l’aspettativa di vita continuerà a crescere, non sembra destinato a fermarsi. Con il rischio di pensioni di vecchiaia vicine ai 70 anni entro il 2050.

Per questo motivo diventa essenziale rafforzare le tutele per le categorie più fragili. Chi ha problemi di salute (invalidi), chi assiste familiari (caregiver), chi ha perso il lavoro (disoccupati) e chi svolge lavori gravosi o usuranti. In questo contesto, misure come Quota 41 e soprattutto l’Ape sociale dovrebbero essere potenziate.

Quest’ultima, in particolare, rappresenta un nodo cruciale: è una misura non strutturale, in scadenza il 31 dicembre 2026. Eppure da anni costituisce uno degli strumenti principali per differenziare l’uscita dal lavoro in base alle condizioni personali e lavorative.

Rendere strutturale l’Ape sociale a 63 anni e 5 mesi, ampliando magari l’elenco delle attività gravose, potrebbe essere il primo vero passo verso un sistema più equo e flessibile.

La riforma delle pensioni con una serie di misure già note

L’Ape sociale, però, richiede requisiti contributivi elevati: 30 anni per invalidi, caregiver e disoccupati, 36 anni per i lavoratori gravosi. Non sempre sufficienti a tutelare chi ha avuto carriere intermittenti, frammentate o discontinue, con pochi anni di versamenti effettivi.

Per questo si torna a parlare di un’estensione della pensione anticipata contributiva a 64 anni. Con soglie contributive più accessibili, tra i 20 e i 25 anni. Magari consentendo l’utilizzo della previdenza complementare per raggiungere un importo pensionistico dignitoso.

Infine, resta centrale il tema delle lavoratrici. La chiusura di Opzione Donna nel 2026 ha riaperto una ferita mai rimarginata. Ripristinare uno scivolo pensionistico per tutte le donne, con 35 anni di contributi e 58 o 59 anni di età, rappresenterebbe una risposta concreta a una disparità strutturale. Pensioni più basse, carriere discontinue e maggiori difficoltà nel maturare i requisiti rispetto agli uomini.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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