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Rientro pensionati in Italia, imposta al 4%: il piano per rilanciare i piccoli Comuni

Rientro pensionati in Italia, si propone una maxi agevolazione al 4% per chi torna nei piccoli Comuni.
29 Aprile 2026
rientro pensionati in Italia
Foto © Investireoggi

Il tema del rientro pensionati in Italia torna al centro del dibattito parlamentare attraverso una proposta di Fratelli d’Italia collegata al decreto fiscale (DL n. 38/2026), attualmente all’esame del Senato per la fase di conversione in legge. L’obiettivo politico è chiaro: rendere più conveniente il ritorno nel Paese di chi percepisce una pensione italiana ma ha scelto di vivere fiscalmente all’estero.

La misura punta su un forte incentivo tributario. In base all’emendamento presentato, i pensionati che trasferiscono la residenza fiscale in determinati piccoli Comuni italiani potrebbero beneficiare di un’imposta sostitutiva pari al 4% sui redditi. Si tratta di una tassazione agevolata pensata per favorire il rientro pensionati in Italia, soprattutto in aree meno popolate e considerate strategiche per il rilancio territoriale.

L’agevolazione non riguarda tutti i territori indistintamente. La proposta si concentra sui Comuni che rientrano nelle aree individuate dalla Strategia nazionale per le aree interne, cioè zone che spesso soffrono spopolamento, riduzione dei servizi e progressivo indebolimento economico.

Rientro pensionati in Italia: una proposta collegata al decreto fisco

L’intervento arriva sotto forma di emendamento al decreto fiscale (DL n. 38/2026), provvedimento in discussione a Palazzo Madama. La firma è della senatrice Domenica Matera, esponente di Fratelli d’Italia, già promotrice di un disegno di legge sullo stesso argomento. Il riferimento è il Ddl Matera, depositato il 15 maggio 2025, dedicato agli “Incentivi fiscali per il rientro in Italia dei pensionati che trasferiscono la residenza fiscale da Paesi non appartenenti all’Unione europea a piccoli comuni”.

L’emendamento riprende quella impostazione, ma amplia il perimetro dei possibili beneficiari. La nuova formulazione, infatti, non guarda soltanto ai pensionati residenti in Stati extra-Ue.

Il beneficio sarebbe destinato anche a chi rientra da Paesi dell’Unione europea. Questo passaggio rende più ampia la platea potenziale e rafforza la portata della misura sul rientro pensionati in Italia.

Dal punto di vista fiscale, il cuore della proposta è l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 4%. Tale aliquota sostituirebbe la tassazione ordinaria IRPEF sui redditi interessati, offrendo un vantaggio evidente rispetto al regime Irpef progressivo.

Chi potrebbe ottenere l’aliquota agevolata

La misura riguarda i titolari di redditi da pensione corrisposti da enti previdenziali italiani. Non si parla, quindi, genericamente di ogni pensionato residente all’estero, ma di soggetti che oggi sono all’estero e che ricevono trattamenti pensionistici erogati dal sistema previdenziale italiano.

Per accedere al beneficio sarebbe necessario trasferire la residenza fiscale in Italia. Il cambio di residenza dovrebbe avvenire verso Comuni inseriti nelle aree interne e con una popolazione non superiore a 5.000 abitanti. Questo limite demografico rappresenta una differenza rispetto al Ddl Matera originario, che indicava Comuni fino a 3.000 abitanti.

L’emendamento, quindi, allarga il campo territoriale, includendo un numero maggiore di realtà locali. Anche questo aspetto mostra la volontà di usare il rientro pensionati in Italia come strumento di riequilibrio demografico.

L’opzione agevolata avrebbe una durata significativa: si applicherebbe per i primi 15 periodi d’imposta successivi a quello in cui diventa efficace.

In pratica, il beneficio non sarebbe limitato a pochi anni, ma accompagnerebbe il trasferimento per un arco temporale lungo.

Piccoli Comuni e aree interne al centro del piano

La proposta non ha soltanto un contenuto fiscale. Il taglio dell’imposta viene collegato a una finalità territoriale: sostenere i piccoli Comuni e contrastare il declino di aree considerate fragili.

Molti centri dell’entroterra italiano affrontano da anni una riduzione della popolazione, con conseguenze su commercio, servizi, sanità locale e tenuta sociale. Attrarre pensionati con redditi stabili potrebbe portare nuovi residenti, consumi e maggiore vitalità economica.

In questa prospettiva, il rientro pensionati in Italia viene pensato come una leva doppia: da un lato alleggerire il carico fiscale per chi decide di rientrare, dall’altro favorire la presenza stabile in territori che necessitano di nuovi abitanti.

Il requisito dei Comuni fino a 5.000 residenti conferma la scelta di concentrare l’incentivo su realtà di piccola dimensione. Non si tratta quindi di una misura pensata per grandi città o aree metropolitane, ma per zone dove anche pochi nuovi residenti possono avere un impatto concreto. Il riferimento alla Strategia nazionale per le aree interne serve a delimitare l’ambito di applicazione e a legare l’agevolazione a una programmazione pubblica già esistente.

Rientro pensionati in Italia: cosa cambierebbe con l’imposta al 4%

Se approvato, l’emendamento introdurrebbe una tassazione sostitutiva del 4% per chi soddisfa tutte le condizioni previste. La norma avrebbe quindi un effetto molto rilevante per i pensionati italiani residenti all’estero che valutano il trasferimento della residenza fiscale.

Il rientro pensionati in Italia diventerebbe fiscalmente più conveniente, soprattutto per chi oggi vive fuori dai confini nazionali e percepisce una pensione da enti italiani. La durata di quindici periodi d’imposta renderebbe il regime stabile e programmabile.

La misura, tuttavia, resta legata all’iter parlamentare del decreto fisco. Solo l’approvazione definitiva potrà trasformare la proposta in norma applicabile. Al momento, il testo segnala una direzione precisa: usare la leva tributaria per riportare residenti nei piccoli centri e rendere il rientro pensionati in Italia una scelta più attrattiva.

Riassumendo

  • Rientro pensionati in Italia favorito da un’emendamento al decreto fiscale.
  • Prevista un’imposta sostitutiva agevolata al 4%.
  • Beneficiari: pensionati con redditi erogati da enti previdenziali italiani.
  • Necessario trasferire la residenza fiscale in piccoli Comuni italiani.
  • I Comuni interessati devono avere massimo 5.000 abitanti.
  • Il beneficio fiscale durerebbe per quindici periodi d’imposta.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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