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Oggi: 03 Giu, 2026

Commercialisti, rischio responsabilità fiscale: cosa cambia con la Cassazione 5638/2026

La Cassazione 5638/2026 amplia la responsabilità del commercialista: quando il professionista risponde per l’illecito tributario.
20 Marzo 2026
cu sanzioni responsabilità commercialista
Foto © Investireoggi

Ogni tanto la giurisprudenza riesce a riaccendere un dibattito che, nel mondo delle professioni economiche, sembrava ormai sopito: la responsabilità del commercialista. È quanto accaduto con l’ordinanza n. 5638 del 12 marzo 2026 della Corte di Cassazione, una decisione destinata a far discutere i commercialisti italiani.

Il principio affermato dalla Suprema Corte è semplice nella formulazione, ma potenzialmente dirompente nelle conseguenze: il professionista può rispondere in concorso con il contribuente per l’illecito tributario quando la sua attività contribuisce alla realizzazione della violazione.

Non è una novità assoluta nel panorama giurisprudenziale, ma la pronuncia rafforza una linea interpretativa che negli ultimi anni sta prendendo sempre più forma: il commercialista non è un semplice intermediario tecnico, ma un soggetto qualificato del sistema tributario, chiamato a svolgere un ruolo attivo nella corretta applicazione delle norme fiscali.

Il cuore della decisione

Secondo la Cassazione, il professionista incaricato della predisposizione delle dichiarazioni fiscali è tenuto a una diligenza professionale qualificata.

Tradotto in termini concreti: il commercialista non può limitarsi a riportare i dati forniti dal cliente, ma deve anche valutarne la coerenza giuridica e fiscale. Quando partecipa alla costruzione dell’operazione o suggerisce soluzioni che si rivelano non conformi alla normativa tributaria, può configurarsi una responsabilità concorrente nell’illecito amministrativo tributario.

Nel caso specifico, una società aveva indicato nella dichiarazione alcuni componenti negativi di reddito ritenuti non deducibili dall’Amministrazione finanziaria. L’accertamento ha coinvolto indirettamente anche il professionista che aveva curato la tenuta delle scritture contabili, ritenendolo non un mero esecutore ma un soggetto che aveva contribuito alla configurazione dell’operazione fiscale anche se formalmente dichiarata effettuata dal contribuente.

Un equilibrio delicato

È evidente che una pronuncia di questo tipo riapre un tema delicato: fino a che punto il professionista può essere chiamato a rispondere delle scelte fiscali del cliente?

Chi opera quotidianamente nella consulenza sa bene che il lavoro del commercialista si basa spesso su informazioni fornite dall’impresa.

Informazioni che non sempre possono essere verificate in modo pieno e immediato.

Il rischio, segnalato da molti operatori del settore, è quello di trasformare il consulente in una sorta di garante della correttezza fiscale del contribuente, con un ampliamento della responsabilità professionale che potrebbe andare oltre il perimetro della consulenza tecnica.

La vera lezione per i professionisti

Al di là delle polemiche, la decisione della Cassazione contiene un messaggio chiaro: la consulenza fiscale non può più essere considerata una mera attività di compilazione o trasmissione di dati.

Sempre più spesso il professionista è chiamato a svolgere una vera e propria attività di valutazione preventiva del rischio fiscale.

Questo significa, in concreto:

  • verificare con attenzione la documentazione fornita dal cliente;
  • formalizzare eventuali segnalazioni di rischio;
  • documentare le valutazioni professionali svolte;
  • adottare procedure di controllo interno nello studio.

In altre parole, la tutela del professionista passa sempre più dalla tracciabilità dell’attività svolta.

Il segnale della giurisprudenza sulla responsabilità del commercialista

La pronuncia n. 5638/2026 rappresenta l’ennesimo segnale di un cambiamento più ampio. La giurisprudenza sembra voler attribuire al commercialista un ruolo sempre più centrale nella compliance tributaria anche in termini di responsabilità.

Un ruolo che aumenta il valore della professione, ma che inevitabilmente confrontarsi con il legislatore affinché ne sia definito il perimetro esatto.

E forse è proprio questo il vero punto della questione: nel sistema fiscale contemporaneo il commercialista non è più soltanto un interprete delle norme, ma diventa sempre più un gestore del rischio fiscale.

Ed è una trasformazione con cui la professione dovrà inevitabilmente confrontarsi.

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