Non ha deluso le aspettative degli analisti la trimestrale di Leonardo, che ha visto balzare i ricavi nel 2025 del 9,8% a 19,5 miliardi di euro. La società aveva previsto una crescita più contenuta a 18,6 miliardi. Il reddito operativo o Ebitda è cresciuto anch’esso del 14,9% a 1,75 miliardi, spingendo la marginalità dall’8,6% al 9%. Grazie a questi numeri positivi con annessa generazione di cassa per 1 miliardo di euro (oltre a 446 milioni incassati dalla vendita del business Underwater Armaments & Business), l’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre era sceso a 1,01 miliardi dagli 1,8 miliardi di inizio esercizio. E il titolo prosegue il rally in borsa. Prima della trimestrale, guadagnava il 15,5% da inizio anno, portando il bilancio a 5 anni a +792%.
Rally Leonardo con boom di ordini
Leonardo ha chiuso il 2025 con un portafoglio ordini per 46,62 miliardi di euro, capaci di coprire 2,5 anni di produzione. Solamente nel corso dell’esercizio passato, gli ordini acquisiti sono stati per 23,78 miliardi. Tra questi, uno importante dell’Aeronautica. In forte crescita anche gli investimenti in Ricerca e Sviluppo a 3 miliardi (+20%).
Prima della trimestrale, Leonardo in borsa capitalizzava ieri sera più di 34 miliardi, meno del doppio del fatturato e un P/e di 32,21. Questo risulta il doppio della media del listino FTSE MIB a cui appartiene la società della difesa. Il rapporto tra prezzi e utili capta un segnale importante: la valutazione del mercato circa la capacità futura di una società di generare profitti. Il rally di Leonardo sarebbe spiegato da questa aspettativa. Gli investitori credono alla crescita degli utili. Affinché tale previsione si concretizzi, diventa necessario che gli ordini restino elevati.
Boom ciclico o strutturale?
La domanda che ci poniamo è proprio questa: il rally di Leonardo è ciclico o strutturale? Se guardate al grafico azionario, vi accorgerete che esso sia iniziato proprio in coincidenza con lo scoppio delle tensioni geopolitiche. Quando la Russia invase l’Ucraina proprio 4 anni fa, il titolo valeva ancora meno di 7 euro. Un paio di settimane più tardi già superava i 9 euro. Non è difficile capire perché. Leonardo è una società attiva nel comparto difesa e quando ci sono guerre importanti, gli ordini aumentano direttamente o indirettamente. Da qualche parte nel mondo si “consumano” fucili, proiettili, droni, carri armati, elicotteri, missili, ecc. I magazzini si svuotano e devono essere riempiti.
Questa sarebbe una situazione ciclica, tuttavia. Prima o poi, si spera che la guerra tra Mosca e Kiev finisca. Messa così, può sembrare che il rally di Leonardo e delle sue principali concorrenti europee come Rheinmetall e Thales sia destinato a sfumare con la cessazione delle ostilità. Invece, il boom di ordini di questi anni ha natura strutturale. L’Unione Europea ha annunciato un piano di riarmo per potenziare la propria capacità autonoma di difesa. La Germania investirà 500 miliardi in un decennio, tutti i membri della NATO si sono impegnati nel giugno dello scorso anno a spendere il 5% del Pil per voci militari e annesse.
Più spese militari nel futuro d’Europa
La guerra russo-ucraina ha messo in moto una serie di eventi a lungo termine.
Nessuno immagini che torneremo al 23 febbraio del 2022 quando essa cesserà. Il nostro continente ha preso consapevolezza che dovrà recuperare più in fretta che può il divario con le grandi potenze mondiali in fatto di difesa. E’ una questione di autonomia strategica e di credibilità sul palcoscenico internazionale. E per farlo dovrà spendere centinaia di miliardi. Ecco spiegato il rally di Leonardo e competitor europee. La spesa militare non sarà più una voce del bilancio tanto per. Esagerato parlare di economia di guerra, molto più serio ammettere che stiamo superando la fase eccezionale di dipendenza totale dagli Stati Uniti, iniziata nel 1945 e che è durata fin troppo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it