E’ stata una seduta particolarmente movimentata ieri per le borse mondiali, in altalena sulle notizie arrivate dal fronte bellico nel Golfo Persico. E per Poste Italiane e TIM era la prima occasione per confrontarsi con il mercato dopo che la prima aveva lanciato domenica sera un’OPAS (Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio) sul capitale della seconda e a premio di oltre il 9%. I termini sono i seguenti:
- 0,0218 azioni Poste per ogni 1 azione TIM portata in adesione
- ulteriore pagamento cash di 16,70 centesimi per ogni azione TIM portata in adesione
- offerta valida se Poste sale almeno al 66,67% del capitale di TIM
- delisting del titolo TIM da Borsa Italiana al completamento dell’operazione
Premio di Poste per TIM azzerato
Poiché venerdì 20 marzo le azioni Poste Italiane avevano chiuso la seduta a 21,45 euro e le azioni TIM a 0,58 euro, l’OPAS risultava a premio di oltre il 9%, in quanto valorizzava la compagnia telefonica a 63,46 centesimi: (0,0218 x 21,45) + 0,167. Ma le contrattazioni di ieri hanno subito azzerato tale premio, visto che il titolo TIM si è impennato a 61 centesimi, salendo di circa il 6%. Al contrario, il titolo Poste è sceso della stessa percentuale sotto 20,20 euro. A conti fatti, già nel primo pomeriggio di ieri l’OPAS risultava leggermente a sconto dello 0,50%.
Cosa significa? Il mercato chiede un prezzo più alto ed evidentemente crede che sarà pagato. Un andamento che abbiamo appreso negli ultimi tempi con tutte le OPAS e OPA effettuate in Italia, specie nel settore bancario. O gli offerenti partono volutamente “tirati”, in vista di un prevedibile rilancio, oppure gli azionisti tendono a sovrastimare il valore dei titoli in portafoglio.
Fatto sta che nei prossimi mesi, dopo il rilascio delle dovute autorizzazioni, vedremo se Matteo del Fante riuscirà nell’impresa di prendersi il controllo assoluto dell’ex monopolista telefonico.
Controllo statale dopo 30 anni
Per lo stato si tratterebbe di riprendersi la gestione della telefonia dopo quasi tre decenni dalla privatizzazione dell’allora Telecom Italia, ex SIP. Certo, fa specie pensare che la quotazione avvenne a 10.902 lire, pari a 5,63 euro, oltre 9 volte il suo attuale valore di mercato. E va bene che nel frattempo TIM ha perso la rete con lo scorporo nel 2024 con un’operazione che ha richiesto anni e anni di fatiche e non poche polemiche. Lo stato italiano ricontrollerà attraverso Poste l’asset che vendette nell’ottobre del ’97. Già, perché l’operatore postale è controllato al 29,26% dal Tesoro e al 35% da CDP, che è a sua volta un ente del Tesoro stesso.
Questo dato dice molto di quanto sia accaduto sul mercato delle telecomunicazioni italiano in questi decenni. Vendite opache, passaggi di controllo da una compagnia straniera all’altra e carenza di piani aziendali orientati al futuro. Dunque, un ritorno al passato con la speranza di non ripeterne i mali. Anche se va detto che Poste, pur statale, gode della dovuta autonomia e da oltre un decennio è una società privata a tutti gli effetti, pur con un business peculiare.
giuseppe.timpone@investireoggi.it