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Per andare in pensione in anticipo, ecco cosa fare entro il 31 dicembre 2026

In pensione in anticipo nel 2026, ecco come funziona il completamento dei requisiti dell'Ape sociale soprattutto per i disoccupati.
4 Marzo 2026
pensione 2027
Foto © Investireoggi

Ci sono misure previdenziali che, al di là di scadenze e adempimenti formali, possono generare criticità concrete per chi programma l’uscita dal lavoro. Tra queste, una delle più particolari è senza dubbio l’Ape sociale, uno strumento di accompagnamento alla pensione che, in alcuni casi, rischia di trasformarsi in una vera e propria illusione.

Il caso di un nostro lettore aiuta a comprendere bene le insidie della misura.

“Gentili esperti, volevo chiedervi un parere riguardo alla mia situazione lavorativa. Probabilmente dovrò lasciare il lavoro perché l’azienda per cui lavoro sta per chiudere i battenti. Dal momento che ho compiuto 64 anni di età a febbraio mi chiedevo se posso andare in pensione con l’Ape sociale.

Ho più di 30 anni di contributi e credo di avere diritto a 18 mesi circa di Naspi. Se sfrutto la Naspi poi potrò andare in pensione con l’Ape sociale, vero? Ho il timore che qualcosa non torni e che poi, dopo la Naspi, resto all’asciutto.”

Per andare in pensione in anticipo, ecco cosa fare entro il 31 dicembre 2026

Non si tratta di allarmismo. L’Ape sociale non è una misura strutturale, ma una misura sperimentale prorogata di anno in anno. L’ultima legge di Bilancio ne ha fissato la scadenza al 31 dicembre 2026.

Questo significa che, allo stato attuale, chi non matura tutti i requisiti entro il 31 dicembre 2026 non può programmare l’uscita con questa misura.

E quando si parla di requisiti non si fa riferimento soltanto all’età e ai contributi, ma anche ai requisiti specifici della categoria di appartenenza. Sono proprio questi sotto-requisiti a creare i maggiori problemi.

Ape sociale, i requisiti per andare in pensione in anticipo vanno completati entro il 31 dicembre 2026

I requisiti 2026 per andare in pensione anticipata restano invariati rispetto al 2025.

Servono:

  • 63 anni e 5 mesi di età
  • 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver e invalidi
  • 36 anni di contributi per gli addetti ai lavori gravosi

Ma non basta.

  • Il caregiver deve aver maturato almeno 6 mesi di convivenza con il familiare disabile entro il 31 dicembre 2026.
  • L’invalido civile deve avere il verbale definitivo di riconoscimento entro la fine dell’anno.
  • Gli addetti ai lavori gravosi devono aver svolto l’attività per 7 anni negli ultimi 10 oppure 6 anni negli ultimi 7, sempre entro la scadenza.

Per i disoccupati la questione è ancora più delicata.

I disoccupati devono prestare attenzione a diverse cose

La regola generale applicata dall’INPS è chiara: per accedere all’Ape sociale il disoccupato deve aver terminato integralmente la Naspi.

Ma qui si inserisce un problema concreto nel caso del lettore.

Se, come ipotizza, ha diritto a 18 mesi di Naspi, e la fruizione lo porta oltre il 31 dicembre 2026, potrebbe ritrovarsi in una situazione rischiosa: terminare la Naspi nel 2027 e scoprire che l’Ape sociale non è stata prorogata.

In quel caso resterebbe senza ammortizzatore e senza pensione.

Inoltre, non tutti i disoccupati hanno diritto all’Ape sociale: chi si dimette volontariamente (salvo giusta causa) non può accedere né alla Naspi né all’Ape.

La Cassazione viene in aiuto dei disoccupati, ecco come

La giurisprudenza della Cassazione ha aperto uno spiraglio importante.

Secondo alcune sentenze, la Naspi non è un requisito “costitutivo” dell’Ape sociale. In altre parole, ciò che conta è il diritto alla Naspi, non necessariamente la sua fruizione.

La ratio è semplice: Naspi e Ape sociale non possono essere percepite contemporaneamente. Ma non è scritto in modo esplicito che la Naspi debba essere prima interamente fruita se il lavoratore decide di non richiederla.

In teoria, quindi, un disoccupato che possiede i requisiti per l’Ape sociale potrebbe rinunciare alla Naspi e chiedere direttamente l’Ape.

Nel caso del lettore, questa potrebbe essere la soluzione più prudente, perché:

  • chiedendo la Naspi rischia di arrivare al 2027;
  • chiedendo subito l’Ape sociale, se ha già maturato i requisiti, potrebbe accedere alla misura entro la scadenza del 31 dicembre 2026.

Va però detto con realismo che l’INPS potrebbe respingere la domanda, applicando l’orientamento amministrativo tradizionale (prima la Naspi, poi l’Ape). In quel caso, sarebbe necessario presentare ricorso, facendo leva sulle sentenze della Cassazione come precedenti.

In conclusione, il 31 dicembre 2026 è una data da cerchiare in rosso. Per chi è disoccupato e guarda all’Ape sociale, la gestione dei tempi tra Naspi e pensione diventa una scelta strategica, da valutare con attenzione per non rischiare di restare senza alcuna tutela.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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