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Pensioni dopo i 67 anni: quanto si prende con 20 anni di contributi?

La pensione a 67 anni e le problematiche del metodo di calcolo che nel caso dei contributivi puri peggiora sempre più.
28 Marzo 2026
pensione di vecchiaia
Foto © Pixabay

Dal 2027 salgono i requisiti per le pensioni. Sale l’età pensionabile e le pensioni di vecchiaia si allontanano nel tempo. Ma a conti fatti non tutti i mali vengono per nuocere, così almeno la pensa qualcuno che crede che una permanenza più a lungo nel sistema lavoro serve a prendere una pensione maggiore. In effetti questo è vero, ma tra 67 anni e 67 anni ed un mese cambia relativamente poco. E non è che cambi tanto nel 2028 quando al posto di 67 anni e un mese ci vorranno 67 anni e 3 mesi. Oltretutto, nel sistema contributivo le regole sono fisse e poco cambia un mese in più o in meno di contributi versati.

Pensioni dopo i 67 anni: quanto si prende con 20 anni di contributi?

Il sistema contributivo è noto perché a differenza del sistema retributivo, liquida le pensioni sul montante dei contributi e non sulle ultime retribuzioni. Un calcolo penalizzante per chi rispetto a prima, negli ultimi anni di carriera riesce a prendere stipendi o redditi più elevati. Ma non lo è al contrario per chi nell’ultima parte di carriera ha visto un abbassamento delle retribuzioni. Tutto ciò che un contribuente versa, finisce in un grande contenitore che si chiama montante contributivo. Una sorta di grande salvadanaio dove mese dopo mese un contribuente versa contributi. Al momento del pensionamento il montante con tutto quello che c’è dentro, viene rivalutato al tasso di inflazione. E poi viene passato per i coefficienti di trasformazione, cioè percentuali di trasformazione che sono più favorevoli man mano che sale l’età di uscita e che sono collegati ai dati sulle aspettative di vita dell’Istat.

In pratica, man mano che sale l’età del pensionamento, migliora il calcolo della pensione contributiva.

Il calcolo contributivo e i coefficienti sempre peggiori

Una pensione calcolata interamente con il sistema contributivo è basata esclusivamente sul metodo di calcolo prima esposto. Il collegamento alle retribuzioni non c’è anche se è altrettanto vero che più alto è il reddito, più alto è lo stipendio, maggiori sono i contributi che si versano. Nel metodo contributivo la pensione non può essere integrata al minimo o aumentata con maggiorazioni sociali. Oltretutto se la stima di vita della popolazione aumenta, i coefficienti di trasformazione si abbassano. Così è stato per esempio nel 2025 e così sarà nel 2027. Chi va in pensione con contributi versati esclusivamente a partire dal primo gennaio 1996 o dopo, con 20 anni di contributi e 67 anni di età non può non arrivare ad una pensione quantomeno pari all’assegno sociale altrimenti il diritto alla prestazione viene meno. Una pensione di circa 546 euro è ciò che serve quest’anno come soglia minima da centrare. E non sempre è facile arrivarci.

Oggi, per esempio, a 67 anni il coefficiente di trasformazione adottato è 5,608%. In calo nel biennio 2025-2026 rispetto al biennio 2023-2024 quando era al 5,723%. Per come sta andando l’aspettativa di vita, nel 2027 e nel 2028 il coefficiente sarà ancora inferiore.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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